+ eighty = ninety

Spotify e Ancestry costruiscono playlist personali tramite il DNA delle persone che utilizzano il nuovo servizio. Dei veri DNA musicali che aiutano a capire l’origine dei propri gusti musicali. E il tuo DNA che suono ha?

A questa domanda, per quanto surreale sia, c’è una risposta: Spotify + Ancestry.

No, non è uno scherzo. A quanto pare, Spotify, la più grande piattaforma dello streaming musicale, collaborerà con Ancestry, la più grande compagnia “for-profit” di genealogia al mondo.

L’impatto potrebbe essere devastante. Facendo due conti, l’azienda svedese (Spotify) conta 140 milioni di utenti al giugno 2017 con 70 milioni di abbonati al gennaio 2018; l’azienda americana (Ancestry) conta nel febbraio di quest’anno più di sette milioni di clienti, che per un’azienda che si occupa di fornire informazioni genealogiche online (più di 16 miliardi) non sono pochi.

Questo il progetto:

“Unire le forze per offrire ai propri clienti la nuova opportunità di esplorare il proprio albero genealogico attraverso la musica. Dopo l’iscrizione sulla piattaforma genealogica s’invia un campione di saliva per conoscere l’intero report del proprio passato genetico; a quel punto Ancestry immetterà l’informazione nel generatore musicale avanzato di Spotify e woilà!!! Si creerà una playlist personalizzata chiamata DNA musicale. Le tracce selezionate rifletteranno la cultura dei propri antenati in base alle abitudini di ascolto registrate. (Il servizio costa 99$).”

Recentemente, Vincent Mehra, vicepresidente esecutivo e capo marketing di Ancestry ha ammesso:

“Come potevamo aiutare l’esperienza culturale della gente non limitandola alla lettura? La musica sembrava la strada più ovvia per farlo”.

Ovvia si, scontata no.

Un altro aggiornamento che riguarda Spotify narra di una novità lanciata dall’applicazione svedese: Spotify for artists, un servizio gratuito che permette agli artisti indipendenti di caricare direttamente la loro musica al massiccio servizio, senza restrizioni.

Questo permetterà agli artisti di aggirare i distributori digitali e ricavare il 100 % dalle loro royalties direttamente dalla rete Spotify. Lo strumento aiuterà i membri di Spotify for artists a tracciare lo storico dei pagamenti, i depositi bancari e garantire una protezione per i pagamenti.

Il CEO di Spotify, Daniel Ek, ha detto che il contenuto di queste licenze non rende Spotify un’etichetta:

“Non possediamo alcun diritto su alcuna musica e non ci comportiamo come una label. L’obiettivo principale è quello di raccogliere dati ed informazioni sulla nostra piattaforma e di creare strumenti che consentano agli artisti e alle etichette di commercializzare meglio se stessi sul mercato. Penso che questa sia un’enorme opportunità per tutte le etichette discografiche di diventare più efficaci”.

Le principali etichette, intanto, ricevuto il monito o il consiglio (polemizziamo), stanno cercando il modo di contrattaccare a quest’iniziativa, ma Spotify rimane risoluta nell’impegno e nella diffusione della funzionalità, insistendo che non c’è alcun interesse nel mondo discografico.

“If you could listen to your DNA, what would it sound like?”
(trad. “Se volessi ascoltare il tuo DNA, quale suono avrebbe?”)
Ancestry.com

Si prospetta una battaglia interessante, nel frattempo il motto di Spotify “Music for everyone” si allarga sempre di più.

Mattia Gargiulo