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Abbiamo avuto il piacere di intervistare Steve Bicknell, un artista attivo sulla scena techno da circa tre decenni, essenzialmente da tanto quanto il genere stesso esiste.

Difficile parlare di techno, soprattutto nel Regno Unito, senza nominare Steve Bicknell. Il produttore e DJ inglese, ora di casa a Berlino, è infatti noto sulla scena internazionale per essere stato uno degli organizzatori dei famosi party LOST, che a partire dal 1991, per circa 25 anni, contribuirono a creare la scena underground della capitale inglese. Quando, durante l’intervista, gli abbiamo chiesto di descrivere questi eventi, l’artista ha risposto in maniera alquanto evasiva, lasciando volutamente le cose in un aurea di mistero. Forse anche noi preferiamo così, in modo che ogni lettore immagini a modo proprio l’atmosfera che si respirava in queste iconiche feste, dove suonarono nomi del calibro di Jeff Mills, Robert Hood o Richie Hawtin.

Essere evasivo è una caratteristica di Bicknell, secondo quanto ci ha detto: così si spiega l’alias “The Evader”, con cui ha firmato anche il suo ultimo “Awakening The Past-2″, che uscirà il 2 di novembre. La release si compone di quattro rilavorazioni della sua “No Hats Required” del 1994 e di due tracce inedite: passato e futuro si incontrano dunque in continuazione per Bicknell ed è proprio questo, a suo parere, ciò che determina l’evoluzione della techno e le sue infinite possibilità.

Abbiamo chiacchierato con Bicknell della scena di Londra e di Berlino, della sua etichetta 6dimensions, ma anche del progetto che condivide con Function e Luke Slater e di molto altro ancora.

Godetevi l’intervista!

Il tuo nome è da sempre associato a quello di LOST, famosa serie di party che, insieme a Sheree Rashit, hai organizzato a Londra per oltre 25 anni e che hanno contribuito a creare la scena techno della capitale e del Regno Unito. Sei attivo da circa lo stesso tempo come DJ e produttore, come hai visto cambiare la scena e come ti sembra adesso?

LOST fu qualcosa di molto naturale: sapevamo quello che volevamo proporre e fortunatamente trovammo persone interessate a ciò che facevamo. Nel Regno Unito le cose cambiano costantemente: Londra è una città in perenne evoluzione, con un flusso costante di gente da tutto il mondo. Quando iniziammo LOST nel 1991, non esisteva una scena, facevamo semplicemente quello che ci piaceva fare. Credo che una scena, così come tu la definisci, emerse in seguito, ma LOST non fu mai parte di essa: noi eravamo molto focalizzati sullo specifico concept che volevamo offrire. C’erano diverse serate qua e là, una durante la settimana chiamata Knowledge, organizzata da Jane Howard, Colin Faver e Colin Dale. Questi ultimi due avevano un programma su Kiss FM ai tempi, in cui trasmettevano techno. Cosa penso della scena odierna del Regno Unito? Mi sembra la stessa, c’è sempre qualcosa per tutti i gusti.

Come descriveresti quelle feste alle persone che non poterono parteciparvi? Mi piace molto la descrizione che hai dato in una precedente intervista che dice “oscura e profonda scatola in cui perdersi nel suono”. Puoi spiegare meglio?

Beh, questa non è una domanda facile, perchè il concetto stesso di LOST era legato alle esperienze personali di ciascuno. Non venimmo mai a compromessi, avevamo una visione chiara di cosa volevamo fare e la gente voleva venire a quelle feste, che bello no? Avevamo in mente un concetto molto preciso per LOST: dark, certo, e molto evanescente. Ogni festa doveva essere adatta alla location che sceglievamo, ma per prima cosa la location doveva essere quella giusta. Come posso descriverteli? Rilassati, intensi: un posto dove la gente potesse sentirsi a proprio agio ed esplorare.

Queste feste si tenevano solitamente in studi, sottopassi di gallerie, magazzini, anzichè nel più classico ambiente dei club: una scelta abbastanza specifica, con l’obiettivo, forse, di creare un determinato tipo di ambiente. Si può dire che Londra stia vivendo un ritorno a questa tipologia di party, parallelamente al successo e declino di molti club. Sei d’accordo o pensi che quello a cui stiamo assistendo sia qualcosa di completamente diverso? Perchè non ci sono stati altri party LOST dopo il 2014?

Non posso dire di essere un buon giudice della Londra di oggi, perchè non ci vivo più lì dal 2016. Mi hanno parlato recentemente di diversi eventi interessanti nella zona di Tottenham. Per quanto riguarda le location in cui si tenevano quelli di LOST, eravamo alla ricerca di posti speciali, ma questo non significa che i club venissero scartati. Dipendeva molto dai tempi e dalla disponibilità di posti per il tipo di festa che volevamo fare. Perchè nessun altro LOST dopo il 2014? Decisi che era giunto per me il momento di tornare a produrre. Fu la fine di LOST? Mai dire mai!

Hai smesso di produrre per parecchi anni, dal 2005 al 2013. Questo fu dovuto ad una generale assenza di ispirazione da ciò che ti circondava e dalla scena, più in generale?

Sì, direi un insieme di cose: l’assenza di ispirazione fu sicuramente un fattore, ma la definirei più una mia personale mancanza. Ho sempre pensato che se non si ha nulla da dire, sia meglio non farlo. Ovviamente, non mi sono svegliato un giorno ed ho smesso di produrre, ma è successo abbastanza bruscamente. Avevo un disco 12’’ già masterizzato e pronto per la promozione, ma ad un certo punto iniziai ad avere dubbi su quella uscita: non ne ero convinto. Quando si insinua il dubbio, significa che c’è qualcosa che non va. Il disco, infatti, non uscì: posso dire che, in quel momento, non mi trovavo nelle circostanze adatte ad ispirarmi. Tutto questo cambiò nel dicembre del 2013: misi in piedi uno studio temporaneo ed iniziai a produrre. In un mese creai 30 tracce e, dal 2014 al 2015, feci uscire 3 EP su Cosmic records/Lost recordings.

In una precedente intervista, hai detto che “il cambiamento è necessario, altrimenti non è possibile alcun avanzamento”. Pensi tuttavia che qualcosa nella scena techno sia andato perso per sempre?

Perso per sempre, sono certo di no. La mia opinione è che lo stiamo ancora cercando!

Parliamo di LSD, progetto che condividi con altri due techno titani, Luke Slater e Function. Come è nata l’idea? Sembra che siate sempre più orientati verso performance live, è corretto?

Dave (Sumner, aka Function, ndr) chiese a Luke (Slater) e a me di produrre alcune tracce per il suo mix Berghain 07 e per alcuni 12’’ su Ostgut Ton. Era previsto anche un tour ed una data si tenne a Parigi, dove noi tre suonammo. Ci conoscevamo ed avevamo collaborato in passato, ma fu durante una cena lì che ci ritrovammo a chiacchierare e il progetto LSD prese forma. E’ corretto: al momento siamo più orientati verso performance live, ma il progetto è molto versatile ed in costante evoluzione.

Il progetto sembra molto ancorato a Berlino: Ostgut Ton è la label scelta per il vostro primo EP e il primo show si è tenuto al Berghain. Tu vivi anche a Berlino, qual è il tuo rapporto con la città? Secondo te la si può considerare ancora una Mecca della techno? Quali sono le differenze con la scena di Londra?

Il Berghain e Ostgut Ton furono scelte naturali per il progetto ed entrambe le realtà furono felici di presentarlo: questo per me fu ed è un onore. La gentrificazione è anche un fattore da considerare. Berlino è una Mecca techno? O una Mecca dei party? Ci sono show di musica elettronica praticamente ogni giorno, da lunedì a domenica, dal mattino alla sera: Berlino come città è sicuramente più umana e meno controllata, possiamo dire. Se guardiamo a Londra, dagli anni ’80 ad oggi, la città si è creata una reputazione per tantissime cosa ed ora la nazione è divisa per colpa della Brexit… ma non voglio parlare di questo. Un paragone tra le due scene? Non credo si possa fare: la scena non appartiene più ad una città ma al tuo VPN, al router del tuo viaggio eterno nel mondo della musica. C’è una bella differenza tra la Disneyland dei party e la Disneyland per un artista di musica elettronica!

Parliamo di 6dimensions, etichetta nata con l’obiettivo di riflettere il tuo “percorso personale”. Come scegli gli artisti per questa etichetta? Jing, Metro Skim e Heartless (artisti che hanno prodotto su 6dimensions, ndr) hanno qualcosa in comune?

Sì, che ce l’hanno: tutti e tre fanno qualcosa che amo. Per quanto riguarda la scelta degli artisti per la mia etichetta, sono sempre alla ricerca di qualcosa che io non abbia già sentito: ecco perchè iniziai a frequentare i negozi di dischi fin da ragazzino, cercando, appunto, cose che non avessi mai ascoltato. La mia filosofia non è cambiata di molto. Mi piace anche pensare che ci sia un elemento di casualità nelle cose, o meglio che questo si possa considerare il risultato di una paziente attesa. Non mi interessa correre dietro alle cose tanto per farle.   

Clubtracks era la sub-label di Cosmic Records dedicata alla house di Chicago, in che modo il genere ha influenzato le tue produzioni?

Spero che ci siano varie influenze nelle mie produzioni, poichè colleziono musica da anni, inizialmente funk e dub degli anni ’80, rari pezzi di groove e hip hop e poi l’esplosione dell’acid house nel Regno Unito, che ebbi la fortuna di vivere in prima persona. L’energia che la musica House sapeva creare era di un altro livello ed inoltre tutto questo accadde in un momento di recessione. Dunque, cosa fa la gente in un periodo di crisi? Fa festa! Sono felice di aver potuto vivere la cosidetta “Summer of Love” e suonare nei rave all’aperto, di fronte a folle di migliaia di persone: fu divertente ed ho un sacco di bei ricordi. Quindi, per tornare alla tua domanda, l’house di Chicago ha certamente influenzato le mie produzioni del progetto S.B., con alcune release su Clubtracks. Il progetto S.B. è sempre stato orientato al suono di Chicago, con un richiamo al quello di New York: essenzialmente tutta musica che producevo e suonavo.

6dimensions viene lanciato come una piattaforma multidisciplinare che possa vivere su mezzi diversi come “musica, installazioni, eventi, audio, arti visuali e performance”. E’ questa anche una definizione della tua evoluzione come artista?

Beh che cos’è un artista? Definirlo non è semplice come puntare il dito verso un essere umano e dire “tu sei un essere umano”. E’ più o meno come definire cos’è l’amore e dove trovarlo. Ma posso dirti senza dubbio che 6dimensions si basa su quelli che sono i miei interessi personali.

Nel 2012 hai suonato al Barbican, uno spazio relativamente diverso dai magazzini dove tutto iniziò e dai club ed eventi in cui la scena si evolse e tuttora suoni. Ti è piaciuta come esperienza? Immagini la techno anche in altri spazi nel futuro, magari con un approccio diverso al suono e all’audience?

Sì, mi è piaciuto molto. Il futuro della techno è pieno di possibilità. Credo che il futuro ed il presente si incontreranno di continuo, in ogni tipo di forma. Negli anni Ottanta la rivoluzione MIDI, rese possibile l’elettronica e questo grazie a Erik Satie. Tutto si basa sulla relazione tra mente e tecnologia: zero tecnica può tradursi in 100% di creatività, ma 100% di tecnica e zero creatività creano l’ennesima pietra che affonda nell’oceano. Il futuro si crea quando le diverse tecnologie hanno uguali opportunità di emergere: io non  immagino il futuro, attendo e lo realizzo.

Perchè hai scelto il nome “The Evader” per le tue ultime release?

Perchè è parte della mia personalità, devo ammettere che un mio difetto è quello di evadere le cose (ride).

Prossimi progetti come Steve Bicknell e come LSD?

Uscirà il 2 novembre la mia prossima release con l’alias “The Evader”, su 6dimensions, che si chiama ”Awakening The Past-2” e si compone di quattro rilavorazioni dalla mia “No Hats Required” del 1994, insieme ad altre due nuove tracce. Nel 2019 su 6dimensions uscirà una release di vari artisti, ovvero io, Metro Skim, Heartless e Jing; prevediamo anche un tour. Per quanto riguarda il futuro prossimo di LSD, ci sarà nuovo materiale in uscita e vari show.  

ENGLISH

We had the pleasure of interviewing Steve Bicknell, whose career as musician spans over nearly three decades, essentially as long techno has been around.

Hard to talk about techno without mentioning Steve Bicknell, particularly in the UK. The English DJ and producer, now Berlin-based, is in fact one of the organisers of the notorious LOST parties, whose pure underground vibes and dedicated crowds paved the way for the evolution of the electronic music scene in the capital. When we asked him to describe LOST during this interview, his answer was as evasive as expected: despite the great stories about these parties, held in London from 1991 for almost 25 years, that saw artists of the likes of Jeff Mills, Robert Hood or Richie Hawtin playing, there’s a need of leaving some things to the reader’s imagination, as in any perfect book. We couldn’t agree more.

Being evasive is a trait of Bicknell’s personality, as he told us when explaining the choice of “The Evader” as one of his aliases. As “The Evader” he just released ‘Awakening The Past-2’, out on his own label 6Dimensions on the 2nd November. His latest release is made of four reworks of his “No Hats required” from 1994, and two new tracks: past and future are always very interconnected for the artist, as their relationship defines the evolution of techno and its endless possibilities, as he told us.

We had a chat with Bicknell about the scene in London and Berlin, his label 6Dimensions, but we also talked LSD, the project that he shares with Function and Luke Slater and a lot more… enjoy the interview!

Your name is synonym with LOST, the infamous parties that you and Sheree Rashit ran in London for more than 25 years, shaping the techno scene in the capital and in the UK. You have been around for almost the same time as DJ and producer, how did you see the scene changing in the UK and how does it look to you now?

LOST was a very natural thing, we knew what we wanted to present and luckily people were interested in what we were doing. In the UK things are always changing: London is a very diverse city with a constant influx of ideas from around the world. When we first started LOST in 1991, there wasn’t a scene: we were just doing our thing. I guess a scene, as you put it, emerged, but LOST was not really part of that: we were very focused and cared about what we were presenting. There were a few nights, here and there, one being a mid-week night called Knowledge, run by Jane Howard, Colin Faver and Colin Dale. Both Faver and Dale had shows on Kiss FM at the time, pushing variants of Techno. How does the UK look to me now? Much the same as ever, there is usually something for everyone.

How would you describe those parties to the people who couldn’t be there? I really liked the description that you gave in some other interview saying “deep, dark box in which you can get lost in the sound”. Can you explain?

Well, that’s a tough one, as LOST was about people’s own experience, we never compromised, had a clear vision of what we were presenting and people wanted to come, how nice! We were very precise with how we wanted to present LOST, yes it was dark and very subtle, each party was tailored to the location but the location needed to be right in the first place. How could I describe LOST? Relaxed, intense: a place for people to explore and feel comfortable.

LOST parties seemed to choose studios, railway arches, warehouses over clubs, setting the mood for a specific type of events. In London, there seems to be a come back to this kind of parties, alongside the rise and decline of some clubs. Do you agree with this or is what we are seeing something very different? Why we haven’t seen any LOST after 2014?

I can’t say I would be a good judge on London’s present happenings, as I moved from London in 2016. I have had reports of some good parties popping up in Tottenham. As for the LOST parties, we were always looking for interesting locations, but that is not to say that we didn’t hold nights in clubs, it really depended on the time, what night we wanted to present and what suitable location we could hold the party in. Why no LOST after 2014? I decided it was time for me to concentrate on producing again. Was that the end? Never say never!

You stopped producing for a few years, from 2005 to 2013. Is this because of a general lack of inspiration from your surroundings and the scene, more in general?

Well, yes a mixture of things, lack of inspiration was one factor but that was a personal lack of inspiration from the inside. My view is: when you have nothing to say, it’s better not to say anything. It wasn’t like I made up my mind one day to stop producing, but I did stop quite abruptly. I had a Lost recordings 12″ mastered and at
promo stage, I then started questioning the release as I was not feeling comfortable with it. So if there is doubt, then it points a finger that something is not right. The 12’’ was not released. At the time I was not in the right space or feeling inspired to produce. This changed for me in December 2013, I wired up a pretty makeshift studio and started producing: within a month I produced around 30 tracks. I then released 3 EPs, on Cosmic records/Lost recordings between 2014 and2015.

You said in a previous interview that you appreciate change as “otherwise there is no progression on any level”. That said, do you think that something in the techno scene has been lost forever?

Lost forever, definitely not, I see it as we are still searching!

Let’s talk about LSD, project that you share with two other techno titans, Luke Slater and Function. How was the idea of LSD born? You seem moving more towards live performances over DJ sets now, is this correct?

Dave (Sumner, aka Function) invited Luke and myself to produce tracks for his Berghain 07 mix and 12’’s to be released on Ostgut Ton. There were also tour dates around the release, one being in Paris, where Dave, Luke and I played. We have known and collaborated each other for quite some time, a conversation began that night between us over dinner and hey presto!, LSD was formed. At present LSD is leaning towards a more of a live thing but it’s constantly developing as it’s a very versatile project and will continue to evolve.

The project seems quite anchored to Berlin: Ostgut Ton is the label chosen for your first EP, plus your first performance took place at Berghain. You are also Berlin-based, what’s your relationship with the city? Is it still a techno Mecca in your opinion? How would you compare the scene with the one you helped creating an experienced in London?

Berghain and Ostgut Ton were a natural choice for the project and they were happy to present it, which was and is a great honour. Gentrification is also a factor. Is Berlin a Techno Mecca? Or a party Mecca? There are electronic music performances happening almost every day and night, Monday to Sunday. Berlin as a city is certainly more human friendly and less controlled, let’s say. If we look at London,
from the 80s, in less than 2 decades, the city created a reputation for many things and now the country is being divided over Brexit: I won’t comment on this. How do we compare with these two scenes? You can’t compare, the scene is no longer in a city but your VPN, your router to the eternal music journey. There is a difference between party Disneyland and electronic musician wonderland!

How did Chicago house influence your music productions? Clubtracks was the sub-label of Cosmic Records dedicated to this type of sound. Did the genre have an influence on your works?

I would hope that there is a multitude of influences in my productions, as I have been collecting music for years, initially 80’s funk and dub, rare groove and hip hop and then the acid house explosion hit the UK, of which I was lucky to be a part of. The energy that House music evoked was on another level and this was all happening around the time of a recession. So what do people do in a recession? They party! I am happy to have experienced the so-called “Summer of Love” and playing outdoor raves with crowds of thousands was fun, I have lots of good memories. So getting back to it, Chicago did influence my S.B. Project productions, with a few releases on Clubtracks. The S.B. Project was always leaning towards Chicago with a hint of New York: basically music I was playing and making.

Let’s talk about 6dimensions, a label born with the aim of reflecting your “personal journey”. How do you choose the artists you want to release on this label? Do Jing, Metro Skim and Heartless have anything in common?

Yes, they all make something I love. How do I choose the artists I want to release on the label? I am always in search of something I have not heard before. That’s why I started going to record shops in my teens, searching for something I had not heard before, so my philosophy has not really changed. I like to think that there is an element of chance to things or this could be considered as being patient, I’m not just grabbing
at things.
 

6dimensions was launched as a multidisciplinary platform that could involve different mediums such as “music, installations, events, audio stories, soundscapes, visual art or performance”. Is this also an explanation of how you have evolved as an artist?

Well, what is an artist? It is not as simple as to point your finger toward a human and say “you are a human”. It is more likely the same question of what is love or when should love be. But yes, 6dimensions is based around my personal interests for sure.

In 2012, you performed at Barbican, a relatively different space from the warehouses where everything started, from clubs and events where it all evolved and where you still play. Did you enjoy that? Can you picture techno -with a different approach to sound and audience- in different spaces in the future?

Yes, I enjoyed that a lot. The future of Techno music is full of possibilities. I believe the
past and the present will meet each other over and over again, loop by loop, in all kinds of different shapes. In the 80s, we had MIDI revolution to play electronic, thanks to Erik Satie. It is all about the relationship between mind and technology. Zero technics can be 100% creativity, 0 creativity with 100% technics creates just another rock sinking in the bottom of the ocean. The future is the equal chance for any possibility in media. I don’t imagine the future of it, I wait and execute.

 Why did you choose the Evader as alias?

The Evader, is part of my personality. I do have to say, I am sometimes guilty of evading things (laughs).

Upcoming projects as Steve Bicknell and LSD?

My next release will be out on the 2nd November on 6dimensions, The Evader ‘Awakening The Past -2’, which comprises four remastered tracks from my release “No Hats Required”, originally released on Cosmic Records in 1994, plus two new tracks. In 2019, there will be a various artist release on 6dimensions with myself, Metro Skim, Heartless and Jing to be accompanied by tour dates. As for LSD, more material to be released and shows.