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Studio 54 è un nome che forse non è mai stato incontrato dalle nuove generazioni e tutti coloro che stanno conoscendo adesso il mondo della musica elettronica. Ma è storia: è la New York di fine anni ’70, quando la follia per la disco Disco era arrivata alle stelle e si sguazzava in una varietà di eccessi.

Lo Studio 54 per alcuni potrebbe essere descritto come un luogo di perdizione, da altri come un luogo dove poteva tranquillamente e liberamente essere manifestata tutta la propria stravaganza senza freni inibitori. Quelli intorno al 1977, anno di fondazione dello Studio 54 a Manhattan, erano per la musica (tutta) un momento particolare. Tra la psichedelia mentale e intellettuale del Progressive Rock e il provocatorio piglio di rivolta del Punk, a New York dilagava la Disco fino al punto di ubriacare le persone con il suo spirito liberatorio.

Da un lato questo era qualcosa di molto positivo, nel senso che in quegli anni si veniva dalle battaglie sociali per i diritti gay e finalmente c’erano questi spazi in cui l’emancipazione pareva aver portato i suoi frutti. Ed era il periodo successivo alla rivoluzione sessuale, in cui si controbatté al puritanesimo e a tutta una serie di preconcetti morali da dopoguerra sdoganando il piacere del sesso senza permearlo di colpa e pudore. Da un altro lato, in quegli anni e in particolare all’interno dello Studio 54, prendeva vita anche l’altra faccia della medaglia, poichè libertà assoluta può anche significare eccesso e derive di vario genere.

Per l’appunto, la situazione può essere descritta citando un passo dal fondamentale libro (che consigliamo) “Last night a DJ saved my life” di Brewster e Broughton:

Un crudele scenario di vita o di morte alla porta, dove l’ignominia di vedersi negato l’ingresso è peggio che essere pugnalati […] Grace Jones che arriva completamente nuda così tante volte da risultare noiosa; Margaret Trudeau, moglie del primo ministro canadese, ripresa dalle telecamere con i peli pubici al vento; un famoso stilista che fa sesso a pagamento con un aiuto cameriere; Bianca Jagger a cavallo di uno stallone bianco guidato da un uomo che non indossava altro che una mano di vernice; Liz Taylor fotografata mentre le appoggivano qualcosa sulla lingua; Liza Minelli che spettegola seduta in poltrona. Gente che ci lascia le penne cercando di entrare attraverso il condotto di areazione; Sly Stallone che ordina da bere a fianco a John Travolta, mentre un innocente Michael Jackson è seduto su un divano in mezzo a Woody Allen e Truman Capote, con Andy Wahol poco distante, e accanto a lui Jerry Hall intenta a scolarsi una bottoglia di Moet & Chandon. E ogni volta che l’uomo sulla luna si gira a guardare, un cucchiaio colmo di coca gli riempie il naso.

Avrete trovato in questo estratto una quantità di nomi di star del cinema e della musica. Ed effettivamente lo Studio 54 era frequentato dai vip, dalle stelle più in voga in quel periodo, letteralmente costellato di celebrità ogni sera. Era appena nata l’usanza della selezione all’ingresso, vista come una pratica “fascista”, ma che per certi versi valeva come un esame da superare. E una volta dentro, ci si sentiva liberi e tutti uguali.

Troverete conferma di tutti questi nomi di attori, registi, artisti e musicisti in una galleria di foto scattate da Richard P. Manning, venduta di recente all’asta e che potete vedere QUI e QUI.

In questo delirio di edonismo e opulenza portato fino a manifestazioni parossistiche, purtroppo andava anche a finire che le stravaganze fossero talmente vistose da far passare la musica in secondo piano e finendo per far parlare solo di persone e di tutto ciò che di assurdo facevano lì dentro. Addirittura un brano come la celeberrima “I will survive”, oggi conosciuto come il classico più iconico e quintessenziale della musica Disco, inizialmente è passato inosservato.

Non si sa bene quanto questo lato decadente, che è divenuto presto il lato dominante in pochi anni sul finire dell’era Disco, fosse consapevole. Questa festa permanente dell’era Disco si è chiusa con molte ombre proprio riguardanti lo Studio 54: proprietari arrestati per evasione fiscale (forse per potersi permettere quello che al tempo era l’impianto di luci e di amplificazione migliore al mondo), sesso, cocaina, e di nuovo soldi, sesso e cocaina.

studio 54

Photo credit: Richard P. Manning

Con l’AIDS, le conquiste della rivoluzione sessuale si sono arrestate, letteralmente dissolte, ed è tornata un’ombra conservatrice sulla vita quotidiana del mondo occidentale dell’epoca. In questo contesto, la Disco è morta male, creando spazio per il ritorno di un’omofobia diffusa e di un mentalità chiusa. Ma la situazione, più che spegnersi, si è evoluta in altre forme di musica e cultura. L’eredità della Disco per certi versi è stata raccolta dalla House, con alcuni plot twist ma conservando anche diversi stilemi. Nel frattempo, all’inizio degli anni ’80 ha preso sempre più terreno il mondo parallelo dell’Hip Hop, e alla fine del decennio si è sviluppata la Techno – che rispetto alla Disco è agli antipodi come argomenti, estetica ed immaginario, ma che con essa condivide anche alcune cose fondamentali condivise trasversalmente in tutta la dance music, come la solidarietà e la tolleranza.

Paolo Castelluccio