+ sixty seven = seventy

Il locale scozzese Sub Club ha aperto una campagna crowdfounding per evitare la chiusura dopo decenni di feste sotterranee

Non se la sta passando bene il Sub Club, nota discoteca sotterranea di Glasgow che, come tutti i locali notturni del resto del mondo, sta trovando enormi difficoltà dopo l’esplosione della pandemia COVID-19. I primi a chiudere, e gli ultimi ad aprire, andrà probabilmente così vista la natura del “piccolo sottomarino” scozzese che da più di 3 decenni ha regalato agli appassionati di musica elettronica serate indimenticabili.

Nessuno si sarebbe aspettato che da quella chiusura di Marzo, i mesi passassero così in fretta e che nessuno avrebbe trovato la luce in fondo al tunnel. Già, perchè oltre al “faremo tutto il necessario”  – dichiarato dal primo ministro del Regno Unito Boris Johnson per tentare di salvare l’economia e l’arte in tutto il regno – questo piccolo spiraglio di luce non è stato ancora visto da innumerevoli locali e soprattutto il Sub Club.

La natura sotterranea del locale rende tutto più complicato, impossibile dunque cercare di mantenere distanze sociali e linee guida di sicurezza, in un club in cui è imprescindibile la connessione tra persone, che lo rende così particolare, con quella sala da ballo che ti porta a sfiorare il soffitto con le dita, un luogo dove il culto underground è difficilmente imitabile.

Sono 33 anni che il Sub Club lotta a denti stretti le proprie battaglie, dai coprifuochi degli anni ‘90, per non parlare dell’incendio che nel 1999 ha obbligato il piccolo sottomarino scozzese a vivere le sue serate lontane dalla propria base operativa. Ancora oggi il club non smette di lottare, un piccolo esempio ne è la battaglia legale per problemi di acustica, dopo che è stata autorizzata la concessione per la costruzione di un albergo proprio nelle vicinanze del club.

Niente di tutto questo è riuscito a fermare la voglia degli addetti ai lavori, per tenere viva l’anima del club, fino ad oggi. La situazione è alquanto disperata, tanto da aver obbligato lo staff ad attuare una campagna crowdfunding. L’obiettivo di 90.000 sterline è stato abbattuto e addirittura raddoppiato ad oggi, ma non senza alcuna problematica a riguardo, anzi…

Finito nell’occhio del ciclone è il direttore del club Usman Khushi, che un paio di giorni prima dal lancio della campagna, ha postato sul suo profilo Instagram una  foto con la celebre dj Peggy Gou. Tutto nella norma, se non fosse che quella foto li ritraeva su un Jet privato, da lì, l’ira dei tanti sostenitori del club che non si sono lasciati scappare l’opportunità di chiedersi come mai tanta ricchezza non fosse riposta nel club. 

Alcuni donatori addirittura avrebbero espresso la possibilità di ritirare la propria donazione (azione possibile con Crowdfunder), con esternazioni del tipo “salvalo tu stesso”, ma non solo, anche politici del paese e altri personaggi famosi avrebbero storto il naso davanti a certi post.

Lauren Martin di DJ MAG avrebbe twittato: 

Che senso ha avere delle persone straordinarie ricche come direttori e azionisti di un club se quella ricchezza non aiuterà il club e il suo staff durante una crisi?

Non si è fatta attendere la risposta da parte del noto imprenditore che respinge le accuse

“Sono stato ospite in un viaggio a Berlino lo scorso fine settimana dove abbiamo viaggiato su un aereo privato e l’ho condiviso sul mio Instagram. Non possiedo un aereo e non ne ho noleggiato uno personalmente, ma con il senno di poi capisco perché questi post presi insieme, fuori dal contesto, hanno creato un po’ di confusione e sono insensibili, di cui mi pento. Viviamo e impariamo.”