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Senza il Tresor club di Berlino la musica techno oggi non sarebbe quella che conosciamo. Senza il suo contributo attivo forse oggi non saremmo neanche a conoscenza della sua esistenza.

Il Tresor Club non è solamente un luogo dove poter ballare la musica techno. La musica techno ai nostri giorni rappresenta un movimento collettivo che comprende centinaia di migliaia di persone, artisti, amanti della musica e addetti ai lavori. In numerose città italiane ed europee, ogni weekend, centinaia di appassionati si uniscono per partecipare ad eventi che sempre di più la vedono protagonista.

Ai nostri giorni tutto questo può sembrare ordinario, normale, tanto da non portare ormai nessuna novità rilevante nella nostra vita quotidiana. Molte volte però non si considera che, alla sua nascita, il movimento techno andava molto al di là della semplice musica. La musica techno per come la conosciamo oggi deve tutto al lavoro di poche persone, che hanno intuito quanto, in determinati luoghi e in altrettanto determinati periodi storici, fosse di vitale importanza l’energia che si veniva a creare durante queste manifestazioni artistico-culturali.

Detroit in primo luogo è la città in cui, sul finire degli anni ’80, è scoppiata la scintilla che ha dato il via a tutto. Ma un ruolo fondamentale nella diffusione del genere e di tutto quello che porta con sé, lo ha avuto la città di Berlino e, in particolare, una personalità che ha contribuito in un modo determinante a creare gli spazi dove tutto questo potesse crescere e prendere forma. Stiamo parlando di Dimitri Hegemann, che fondando il Tresor Club di Berlino ha dato via ad una rivoluzione di cui ancora oggi possiamo vedere le dirette conseguenze sulla nostra società.

tresor club

La storia della musica techno europea inizialmente (ma non solo), è direttamente collegata all’evoluzione del movimento madre americano. Inoltre, non possiamo capire a pieno il fenomeno senza analizzare la storia del personaggio, e del luogo, dove la rivoluzione ha avuto inizio. Senza il Tresor club di Berlino la musica techno oggi non sarebbe quella che conosciamo. Senza il suo contributo attivo forse oggi non saremmo neanche a conoscenza della sua esistenza.

Quello che ha creato Hegemann con il Tresor non è solamente un luogo dove poter ballare la musica techno. Il Tresor Club rappresenta la storia di una città che si è riscattata dopo gli anni difficili della guerra fredda, che ha saputo valorizzare al meglio la voglia di riscatto di una generazione oppressa dalle istituzioni e dalla politica. In questo senso le analogie con il percorso evolutivo del genere a Detroit sono evidenti, come forse è evidente che se Berlino non si fosse trovata in questa situazione, la techno e quello che all’epoca rappresentava non avrebbe preso piede così prepotentemente.

È quindi di primaria importanza cercare di capire come tutto questo sia nato, per poter comprendere meglio quello che è stato lo spirito che ne ha permesso l’affermazione e l’evoluzione. Uno degli aspetti più importanti della storia del movimento berlinese, e del club che lo ha fatto conoscere al mondo, si può individuare nella conservazione del marchio di fabbrica americano, ovvero la voglia di riscatto sociale; la grande azione di Hegemann ha permesso che la techno non arrivasse in Europa solamente come genere musicale, ma come stile di vita, come marchio di fabbrica di un’ideologia, come la rivoluzione di una generazione urbana post-industriale.

Come le più grandi correnti musicali del ‘900, dal jazz al movimento psychedelic rock hippie, dal blues delle minoranze nere americane al rock ‘n’ roll, fino ad arrivare al punk e al funky, anche la musica techno si è diffusa preservando inizialmente l’idea e l’energia che l’ha creata. E allora Berlino con le sue difficoltà politiche, la voglia di ripartire, il grandissimo background artistico e culturale degli anni ’90 non poteva che essere il punto di partenza perfetto per il suo sviluppo europeo.

Premesso ciò, l’attitudine berlinese al cambiamento e la sua forte voglia di novità hanno iniziato a trovare una forma concreta, fatta di spazi ed esponenti chiave, che si possono identificare e ritrovare tutti nelle prime edizioni di Atonal Berlin. Dimitri Hegemann all’epoca studente di musicologia alla Berlin Free University, lavorava per dare spazio all’avanguardia artistica del momento. L’utilizzo delle macchine, dei sintetizzatori, la continua ricerca e sperimentazione nell’ambito strumentale è stata l’ordine del giorno di tutte le nuove schiere di musicisti negli anni ’70 ed ’80.

Berlin Atonal nasce proprio come manifestazione di questo, come palcoscenico che permettesse la libera espressione dei movimenti sperimentali berlinesi. Dal 1982 al 1990 il festival ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo della corrente elettronica d’avanguardia europea. Non un genere canonico, ma un mix di subculture. Con la caduta del muro l’evento smette di avere luogo. Hegemann indica come una delle cause la mancanza di interesse del pubblico verso un tipo di arte ancora troppo legata ad una manifestazione di tipo frontale.

La novità rappresentata dalla musica techno era il totale anonimato artistico. L’artista divenne parte del pubblico, la scena perse completamente uno dei protagonisti, ed il suo luogo di espressione principale. Niente più palcoscenici, niente più esibizioni. Solo musica. Quello che però aveva creato l’Atonal Festival era un punto di aggregazione dove non era importante la provenienza e l’appartenenza ad un determinato ceto sociale.

Quello che contava davvero era partecipare ad un fenomeno collettivo. Ed è questo il presupposto fondamentale che ha permesso ad Hegemann di aprire il Tresor Club. L’identità sociale delle persone rimaneva fuori dal club. Durante i primi party, nei club e nelle zone abbandonate della città dove iniziò a diffondersi il movimento, non esistevano giudizi ne status. L’unico soggetto era la musica, e tutto quello che essa riusciva a scaturire nelle persone. Un movimento di universale unità, dove rabbia e frustrazione si convertono in celebrazioni gioiose. L’euforia che contraddistinse Atonal nei primi anni ritornò esponenzialmente amplificata durante gli eventi techno.

Berlino era la città perfetta per sfruttare al massimo questa nuova energia. Le contraddizioni che racchiudeva, la volontà di controllo delle autorità su tutte le subculture che si stavano formando negli anni ’80, vennero cancellate con l’abbattimento del muro. La reazione positiva della società berlinese si diffuse in tutti gli ambiti e in tutti i livelli della popolazione, permettendo la libera crescita delle nuove realtà culturali. Naturalmente, luoghi come edifici abbandonati o fabbriche in disuso erano il terreno perfetto per far sviluppare velocemente le nuove correnti artistico-musicali.

L’ultima edizione di Atonal è il momento preciso in cui la techno arriva a Berlino. Nel 1990 Hegemann si trova a Chicago, al Wax Trax! Records, alla ricerca di nuova musica per la band britannica Clock DVA. Ad un certo punto della ricerca, Hegemann si imbatte in un disco senza nome, una white release che porta scritto solamente un numero di telefono. Poco dopo aver chiamato quel numero dal prefisso 313 (di Detroit), si ritrova a parlare con Jeff Mills in persona.

Decide così di invitare Mills e gli altri autori del disco a suonare all’edizione di Atonal del 1990, l’ultima. In questa sede intuisce il potere della nuova musica e la grandezza della sua forza espressiva. La naturale conseguenza fu la chiusura del festival per dar vita ad un altro progetto, interamente concentrato su quest’aspetto.

Nel marzo del 1991 nasce Tresor Club, in uno spazio abbandonato di Potsdamer Platz. Con il club nasce anche la label Tresor, che ha permesso agli artisti di Detroit appartenenti al collettivo Underground Resistance di stampare la loro musica, diffondendola così anche in Europa. Il particolare momento storico-culturale e l’effervescenza che si respirava nell’aria in quegli anni hanno fatto il resto.

Fino al 2005 il club di Potsdamer Platz fu uno dei due cuori pulsanti del movimento techno, il principale per quanto riguarda il suo versante europeo. Inoltre, la contaminazione artistica tra Detroit e Berlino era continua e costante. Al Tresor Club hanno suonato Jeff Mills nella sua prima performance con tre cdj, Robert Hood, Mad Mike Banks assieme ad altri artisti dal calibro di Blake Baxter, Eddie Fowlkes, Juan Atkins, Dj Rolando, Kenny Larkin, Kevin Saunderson e Daniel Bell. Nonostante uno degli obiettivi di Underground Resistance fosse quello di rimanere strettamente sul territorio, gli esponenti della label hanno sempre manifestato la loro totale disponibilità nei confronti del Tresor Club e di Hegemann.

Le prime releases su Tresor Records, a partire dal 1991, portano le firme di Mike Banks, Jeff Mills, Robert Hood, Blake Baxter e Juan Atkins. Inoltre, la presenza di queste personalità sin dai primi giorni di vita del club, ha permesso la totale conservazione di quello che era lo spirito politico e sociale che sta alla base della musica techno.

Di conseguenza, anche la generazione di dj europei che inizia a frequentare il Tresor Club in quegli anni non ha potuto non essere influenzata dai grandi maestri americani. Artisti come Chris Liebing, Josh Wink, Monika Kruse, SurgeonCristian Vogel, Dave Tarrida, Neil Landstrumm, Jonzon, Roland 138 BPM, MaurizioTanith, Wolle XDP, Tobias Schmidt lo stesso Sven Väth, che hanno permesso l’evoluzione del genere nella sua variante europea, partono dall’esperienza del Tresor e della Detroit techno. In questo modo la Berlino dei primi anni ’90 divenne il luogo ideale per sperimentare ed iniziare a produrre il nuovo suono proveniente da oltreoceano.

Dal 2005 il Tresor Club cambia sede, spostandosi nell’edificio della ex centrale elettrica di Kraftwerk dove risiede tutt’ora. Uno degli aspetti che più ci tiene a sottolineare Hegemann, riguarda l’autenticità che ha contraddistinto il club fino ai giorni nostri. Hegemann infatti ha più volte dichiarato che il Tresor Club punta a mantenere intatto quello che è l’aspetto che lo caratterizzò nei suoi primi anni di esistenza: la libertà di espressione. Proprio per salvaguardare questa peculiarità bisogna rimanere ai margini della notorietà.

Cosa impossibile per un club come il Tresor. Ma analizzandone bene la storia possiamo intuire come la sua particolare situazione riesca a trovare equilibrio tra una dimensione underground di avanguardia e una distribuzione dei propri prodotti su scala mondiale. Tresor rimane un marchio di fabbrica, anche se a volte tendiamo a pensare che vista l’accessibilità di musica e contenuti lo spirito di un tempo abbia ceduto il passo a calibratissime strategie di marketing.

Proprio per questa ragione, nel 2013, uno dei grandi protagonisti della rivoluzione berlinese ritorna sulla scena da protagonista: stiamo parlando di Berlin Atonal, che dopo 23 anni riparte proprio dal Kraftwerk, la sede che ospita il “nuovo” Tresor Club. Atonal quindi è di nuovo il principe della scena, proprio nel momento in cui la techno si trova nel suo punto massimo di diffusione, momento in cui si stava andando perdendo quell’essenza underground che la contraddistinse nelle scorse decadi. Il cerchio si chiude così, attraverso un forte segnale di rinnovamento di quello che è stato il festival che ha portato la techno in Europa.

Molto significative a proposito di commercializzazione e di manifestazioni di perdita della propria identità sono le parole di Hegemann riguardo la Love Parade di Berlino e il Sónar di Barcellona. Le sue dichiarazioni possono essere un esempio di cosa egli intenda con l’espressione “preservare l’autenticità della musica”.

A proposito di Love Parade, Hegemann dichiarò: “La Love Parade iniziò come una manifestazione che permettesse ai club di Berlino di farsi conoscere alla città. Si arrivò però presto al momento in cui l’organizzazione smise di darci ascolto, programmando musica che non aveva niente a che vedere con quello che si suonava nei club. Si vendettero alle televisioni, alle quali interessava solo trasmettere ragazze che ballano seminude”.

Quello che Hegemann dice a proposito del Sónar è ancora più significativo per capire il suo punto di vista:

Sono stato alla sua seconda edizione, quella del 1995. Il festival è venuto dopo di noi. L’organizzazione mi invitava spesso e ci sono andato nei primi anni. Ricordo il 1995 perché suonavano Ken Ishii e Orbital. Molto presto il Sónar si convertì in qualcosa di troppo grande, che rasentava quasi il mainstream. So che quando sei grande sei anche influente, però io non ho mai preteso di piacere a tutti. Se pensi di poter vendere a tutto il mondo finisci col fare delle cose che non vorresti fare davvero”.

Sul ritorno di Atonal invece, Hegemann afferma:

“Le nuove generazioni non sono a conoscenza dell’importanza della tradizione. Io appartengo ad una generazione che ha provato a cancellare la tradizione. Ma abbiamo realizzato che questo concetto totalitario era sbagliato, come tutti gli altri concetti totalitari”.

Vi lasciamo con la visione di “Sub Berlin – The Story of Tresor”, documentario del 2009 realizzato da Tilman Künzel, che racconta la nascita e lo sviluppo del Tresor, uno dei club più importanti del pianeta.

Alessandro Carniel