38 + = forty seven

Sabato scorso abbiamo trascorso una notte al Basic Club di Napoli in occasione dell’inizio della nuova stagione invernale. Il club come nelle precedenti occasioni è stato subito accogliente ma nell’aria si avvertiva un atmosfera diversa, come se a ognuno dei presenti mancasse qualcosa di importante.

Purtroppo non erano semplici percezioni visto che alcuni giorni prima della riapertura del Basic Club una disgrazia ha colpito la scena club partenopea. Giuseppe Di Chiara o meglio conosciuto come Peppone, è rimasto coinvolto in un incidente stradale, perdendo la vita a soli 25 anni.

Peppone era un ragazzone grande e grosso che da anni frequentava la scena club portando sempre con sé in una mano un pacco di flyer e un enorme sorriso sempre stampato sul volto.Inutile dire che una notizia di questo peso ha letteralmente scosso anche il web. Il sorriso gentile di Peppone è riuscito ad arrivare anche fuori dal territorio campano.

Dall’apertura del Basic avvenuta lo scorso anno a oggi Giuseppe era diventato uno dei principali volti connessi al club. Grazie anche al suo format di eventi intitolato “Hurricane” che colorava di emozioni la il Basic. È stata proprio in occasione di un party Hurricane che abbiamo incontrato Giuseppe l’ultima volta. Innamoratissimo del club e della musica, lui era un vero vulcano di idee.

Aveva in mente tantissimi progetti per rendere il Basic un po’ la casa di tutti e dalle emozioni trapelate sabato all’interno del locale abbiamo capito che è riuscito in gran parte della sua impresa.

C’era gente che ballava divertita proprio come avrebbe voluto lui. Perché Peppone era uno dei pochissimi che credeva realmente nella magia del clubbing e della musica. Nonostante la grande perdita il Basic Club ha ballato, tra gli sguardi a volte lucidi e gli abbracci tra gli amici perché per nessun motivo al mondo Peppone avrebbe permesso a qualcuno di interrompere quel magnifico incantesimo che avvolge ogni weekend il Basic Club.

La città di Napoli ha pianto e continuerà a piangere una persona speciale, per cui non basterebbero i fiumi di parole nemmeno scritti dalla penna più importante del mondo. Ma ci proviamo qui. Ci proviamo a ricordare le notti passate nella dancefloor impugnando un bicchiere in mano e cercando di arrivare meno stanchi al mattino dopo.

Ci proviamo a sottolineare che ogni qualvolta un uomo lascia questo mondo, tutti ma proprio tutti tenderanno a dipingerlo come una persona migliore, a volte diversa da quella che era in vita. Questa volta non è così. Questa volta si è staccato un pezzo di cuore veramente grande dall’animo di ognuno di noi. Questa volta a perdere la vita è stato veramente uno di noi.

Una persona che avrebbe investito tutto se stesso per creare qualcosa di bello da offrire al proprio pubblico. Perché per lui il “pubblico” non era solo una marea di gente a cui offrire un servizio. Per lui il pubblico era un grandissimo gruppo di amici con il quale condividere la gioia e la passione per la musica. Essere un promoter non è una cosa facile e soprattutto non riesce proprio a tutti. Ma per Peppone era semplicissimo, forse perché per lui la parole chiavi non erano “denaro” e “prevendite” ma bensì amicizia e aggregazione.

Se avessimo la possibilità di associare un volto, un profilo alla parola “aggregazione”, siamo sicuri che quello sarebbe proprio il suo.

Giuseppe non aveva mai una parola di troppo nei confronti del prossimo ed era bellissimo passeggiare tra le strade del centro storico o della periferia partenopea in attesa di incontrarlo e sentirlo intonare il suo motto “For info Peppone”. Ti abbracciava così forte da aver guadagnato il nome di “Orso Abbracciatutti” e ricordiamo anche tempi indietro, la sua bontà era capace di unire tutti, anche coloro che per stupidi motivi si ritrovavano a fare inutili guerre di pensiero connesse a club ed eventi.

Una persona così bella lascia un vuoto immenso, ma sabato scorso abbiamo capito che l’unico modo per rendergli giustizia è continuare a combattere ogni giorno per i nostri sogni, per i nostri obiettivi. L’unico modo per rendergli onore è continuare a ballare fino allo stremo, l’unica cosa che forse potrà rendere questo dolore meno asfissiante è lottare per realizzare tutti i grandi sogni che lui stesso aveva promosso.

Il sogno è l’idea di un club così perfetto da chiamare “casa”, una situazione in cui ognuno è libero di amare e di essere sé stesso in tutte le sue forme.

Per questo ogni qualvolta balleremo nei luoghi in cui nel corso degli anni abbiamo incontrato anche lui, cercheremo di trattenere la tristezza e di sorridere pensando a tutte le volte in cui lui c’è stato.

Pensando a tutte le volte che lo abbiamo visto stringere i suoi amici,  che lo abbiamo visto sorridere alla porta, avere premura del fatto che tu non rimanga mai senza drink in mano e a scriverti nelle ore più improbabili della notte o del giorno per proporti tantissime idee da realizzare insieme per rendere tutto incredibilmente indimenticabile, proprio come lui.