fifty four − forty six =

z.i.p.p.o. giuseppe maffei parkettINTERVIEW di Pier Paolo Iafrate

Nel declino che imperversa nella società moderna c’è un bagliore di luce che si intravede all’orizzonte.
Lì vi si rifugiano le menti che vogliono vedere le stelle ed i tramonti ed ammirano queste cose come le più belle che si possano mai vedere.


E’ la musica che crea questa luce in fondo al tunnel del qualunquismo e della superficialità umana, ed è grazie a passioni come queste che siamo orgogliosi di avere qui su Parkett una giovane promessa italiana che ha fatto e sta facendo della musica la sua vita, la sua stella, il suo tramonto.
Ecco a voi Giuseppe Maffei, in arte Z.I.P.P.O.

1- Parlaci un po’ di te in generale, le tappe della tua vita, il tuo avvicinamento alla musica.

Incontentabile, a volte troppo perfezionista, affamato di sapere e pieno di risorse. Non abbandono mai quello che faccio fino a che non lo porto a termine, forse è questo uno dei miei punti fermi: essere un giovane con tanta energia e costanza non solo nel lavoro ma nella vita stessa.
Mi sono avvicinato alla musica già da bambino poiché mi faceva stare bene, riuscivo a comunicare tramite essa e mi rendeva libero.
Da piccolo ero affascinato dai Braker che ballavo tra un beat ed uno scratch e non smettevo di fissare quell’uomo all’”angolo” con le cuffie.
Ho iniziato a “giocare” con le prime piattaforme digitali quando avevo 14 anni, a 15 collezionavo dischi e iniziai a cimentarmi con i primi software per creare musica.
Ho dovuto mettere musica di “merda” (scusate il francesismo) in feste private ed altre situazioni per poter mettere su un piccolo “home studio”. Non rinnegherò mai tutto quello che ho fatto poiché era la mia unica chance, sapevo che avrei finito con quella “roba” dopo aver acquistato ciò di cui avevo bisogno.
La mia tappa più importante nonché esordio al Sunbay sarà un momento indimenticabile. Ritrovarsi a fare un set di 2h circondato da 4.000 persone per lo più sedicenne per me è stato pazzesco.
Da lì ho iniziato a rinchiudermi intensamente in studio notte e giorno iniziando a far girare i primi lavori, anche se mediocri. Ma ero così felice che volevo condividere qualsiasi cosa con chi mi stava attorno. Qualche mese fa però uno dei miei sogni si è avverato: vedere arrivare a casa il tuo primo vinile è un giorno memorabile. Da collezionista la prima domanda che mi sono posto è stata: “chissà quando potrò farne uno io”, dopo di che FIGURE SPC, INVOLVE e adesso aspetto l’uscita del primo SUBURBAN AVENUE.

2- Ci spieghi  il significato del tuo nome d’arte z.i.p.p.o?

Allora, Z.I.P.P.O è stato un soprannome datomi all’età di 6 anni da parte di mio cugino Mariano che saluto. Deriva da un termine dialettale pugliese che stava ad identificare la mia statura da bambino, dopo quel giorno non solo gli amici ma i familiari stessi hanno quasi dimenticato il mio vero nome.

3- Quando non sei con le cuffie alle orecchie, cosa preferisci ascoltare?

La mia è stata una scuola Funk e Rap sin da piccolo poiché abituato a giocare le mie partitelle di basket con uno stereo sotto canestro che ci esaltava, spaziando dai beat di grandmasterflash a James Brown.
Tutt’ora continuerei ad ascoltare ininterrottamente la scena east e west coast della vecchia scuola e l’inconfondibile voce di James Brown però devo anche ammettere che appena qualcuno mi avesse chiesto di citare alcuni dei miei idoli non avrei pensato più di due volte a rispondere: Miles Davis e Lucio Battisti.

4- Quali sono state le tue sensazioni nella serata di Rodhad al Warehouse? Hai eseguito una grande performance, sei felice? Eri teso?

Quel sabato come tutte le volte che mi esibisco a Roma è stata una grande emozione. Tutti i ragazzi della crew Resistance is Techno mi fanno sentire a casa. Il dancefloor era attento e ricevere feedback positivi appena sceso dallo stage per me è stato molto appagante. In realtà non ero molto teso, avevo paura di bruciare per via delle potentissime macchine del fuoco all’interno del club ahahah

5- Quali sono i tuoi progetti, i tuoi sogni, le tue ambizioni?

Credo che nella musica il sogno non lo si raggiunga ma lo si viva, quelle che sono le ambizioni diventano “nuovi inizi” una volta raggiunte.
Fondare una label sarà il mio prossimo step anche se avverrà tra un bel po’ di tempo poiché non ho intenzione di dare vita ad un semplice progetto, chiaramente al primo posto ci dovrà essere la musica che sarà affiancata da tante idee delle quali non posso svelare nulla adesso.
Inoltre porterò sempre avanti, anche fuori sede, “Viciousstore”nonché un contenitore avviato con mio fratello lo scorso Ottobre in cui ci occupiamo della vendita di dischi e abbigliamento.

Grazie della piacevole chiacchierata Z.I.P.P.O e siamo sicuri, noi di Parkett, che continueremo a parlare di te e della tua grande e massiccia musica perché sei veramente un bel talento e noi premiamo affinché giovani Dj e produttori come te escano allo scoperto e si facciano valere.

 Pier Paolo Iafrate