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Addio a Tony Allen.
Il batterista, compositore e cantautore, a lungo a fianco del musicista e attivista considerato il fondatore dell’afrobeat, Fela Anikulapo Kuti, è scomparso ieri a Parigi all’età di 79 anni.

Con Tony Allen se ne va un gigante della musica tutta e, probabilmente, uno dei più grandi batteristi di sempre, la cui influenza, dalla nascita dell’afrobeat nella seconda metà degli anni ‘60 fino alla contaminazione della sua essenza poliritmica con la world music e l’elettronica, resterà impressa nella storia.

Non a caso Brian Eno l’ha definito come “forse il più grande batterista mai vissuto“.

Tony Oladipo Allen era nato a Lagos, in Nigeria, nel 1940, ma da molti anni risiedeva in Francia, ed è considerato uno dei padri del genere afrobeat per aver saputo imprimere a questo stile una personalità tale da farlo diventare un genere musicale a sè stante, anche grazie alle collaborazioni con il polistrumentista nigeriano Fela Kuti che di quel genere rivoluzionario, non soltanto in senso musicale, è stato il principale esponente.

Lo stesso Fela una volta ha detto che “senza Tony Allen, non ci sarebbe stato l’Afrobeat“.

Percussionista autodidatta dotato di una tecnica formidabile, Tony Allen ha iniziato a studiare le polirtimie africane giovanissimo: influenzato dal jùjú, una musica popolare nigeriana della tradizione yoruba, dapprima si è appassionato all’highlife, un genere di origine ghanese ma molto popolare in Nigeria all’inizio degli anni’6o, per aprirsi successivamente alle contaminazioni con il jazz afroamericano, con una predilezione per lo stile ritmico di altri due maestri quali Max Roach e Art Blakey.

Tony Allen Fela Kuti

La carriera da professionista inizia nella band del trombettista nigeriano Dr. Victor Olaiya, conosciuto come The Evil Genius of Highlife, prima di iniziare, nel 1964, la lunga militanza al fianco di Fela Kuti, prima come batterista della band jazz-highlife Koola Lobitos e poi come direttore musicale e compositore dell’ensemble Africa 70 con il quale ha registrato più di 30 album.

Nel corso della sua carriera Tony Allen non ha mai smesso di sperimentare, affinando la propria tecnica e contribuendo ad arricchire le poliritmie africane con l’energica ed innata propensione al groove di cui era capace, portando al successo internazionale il collettivo guidato da Fela.

Lasciata l’Africa alla fine degli anni ‘70, dopo 14 anni di sodalizio con Fela, ha registrato alcuni album da solista prima di dedicarsi a numerosi progetti e collaborazioni e ad abbracciare verso la fine degli anni ‘90 un nuovo stile ibrido nato grazie alla sua eclettica curiosità specie verso l’elettronica che egli stesso ha definito afrofunk.

Damon Albarn Tony Allen

Dopo aver trovato casa presso l’etichetta Comet Records per la quale ha pubblicato diversi lavori, tra i quali l’acclamato “Black Voices” (1999), Tony Allen ha lavorato, tra gli altri, con Archie Shepp e Damon Albarn, incidendo anche un album per la sua label Honest Jon’s Records e dando così ulteriore impulso rinnovato interesse per la world music a metà degli anni duemila; in quegli anni, inoltre, dopo esseresi trasferito a Parigi, Allen ha lavorato anche con alcuni artisti francesi quali Air, Charlotte Gainsbourg e Sébastien Tellier oltre a realizzare il quarto volume della serie “Inspiration Information” per la Strut Records insieme al polistrumentista finlandese Jimi Tenor.

In ambito dance elettronico Tony Allen ha realizzato nel 2015 l’album “Sounding Lines” del Moritz Von Oswald Trio mentre, tre anni più tardi, ha collaborato con Jeff Mills alla realizzazione dell’EP “Tomorrow Comes The Harvest” accompagnando anche in tour, in duo, il leggendario produttore di Detroit.

Il suo ultimo album edito per la Blue Note si intitola “The Source” e segue di poco l’uscita di un tributo ad Art Blakey & The Jazz Messenger edito per la stessa label.Tony Allen Hugh MasekelaLa release che chiude la  straordinaria discografia di Tony Allen è “Rejoice”, un’inedita registrazione di una studio session realizzata con il celebre trombettista sudafricano Hugh Masekela avvenuta nel 2010 e pubblicata per la prima volta quest’anno per l’etichetta World Circuit.