Il 31 ottobre il Consiglio comunale di New York ha approvato un provvedimento di portata storica: l’abolizione della Cabaret Law, la norma che dal 1926 limitava ai soli club titolari di un’apposita e costosa licenza la facoltà di proporre musica dal vivo con band formate da non più di tre elementi e di ballare nei locali.

Finalmente la Cabaret Law è storia, la ridicola – e razzista- legge che regolava la musica nei locali newyorkesi è stata definitivamente abolita.

Ve ne avevamo parlato anche alcuni mesi fa, quando la crew di Boiler Room si era impegnata in prima persona per la revisione della norma, impegno che oggi mostra i suoi frutti.

Da oggi in tutti i locali della Grande Mela si potrà ballare ed assistere ad eventi live, fermo restando il rispetto dei requisiti in materia di sicurezza che saranno mantenuti e potenziati; fino a ieri i club autorizzati erano infatti soltanto un centinaio su 25.000.

La Cabaret Law, meglio conosciuta come Anti Dancing Law, è stata a lungo al centro del dibattito politico e culturale, spesso criticata per la sua malcelata natura razzista, in quanto volta, secondo un’opinione diffusa, a scongiurare il meltin’ pot tra i bianchi e gli afro-americani nell’era dell’Harlem Renaissance, limitando le feste jazz nelle quali si ballava tutta la notte a ritmo di charleston e rag-time.

Entrata in vigore all’interno del pacchetto di misure che inaugurarono l’era del proibizionismo negli anni ’20, consentiva ai soli artisti possessori di una speciale Cabaret Card, con tanto di fedina penale annotata e impronte digitali, la possibilità di esibirsi nei pochi spazi in grado di sostenere gli investimenti necessari per essere in regola con gli standard tecnici richiesti e ottenere le necessarie autorizzazioni.

A causa di questo divieto, protrattosi per quasi un secolo, in una città come New York, storicamente legata alla musica è stata resa difficoltosa, se non addirittura clandestina, la presenza di numerosi artisti e show nel corso degli anni.

Leggendaria la protesta di Frank Sinatra che si è  sempre rifiutato di richiedere la discussa Cabaret Card in segno di protesta e che stato solo il primo di una lunghissima serie di contrari.

All’inizio degli anni ’90 la legge venne addirittura inasprita per contrastare le feste della comunità gay e arginare le istanze di protesta e rivendicazione che la musica, il ballo e gli eventi di aggregazione potevano rappresentare.

Insieme all’abolizione della Cabaret Law, fortemente voluta dal consigliere di Brooklyn Rafael Espinal, l’amministrazione guidata da De Blasio ha istituito anche la figura del Sindaco della Notte, a capo di un ufficio incaricato di promuovere e sostenere la nightlife cittadina.

Tra le attività del nuovo “Night Mayor” rientrerà quella di istituire un vero e proprio network di artisti e professionisti del clubbing, inteso secondo la sua accezione più ampia.

Il provvedimento appena varato consentirà, secondo i suoi sostenitori, la progressiva uscita dall’illegalità di numerosi locali e club oggi non autorizzati e la possibilità per i newyorkesi e i visitatori di fruire di un’offerta culturale e musicale molto più ampia rispetto al passato.

Fabrizio Montini Trotti