+ two = 8

Alexander Robotnick e Ludus Pinsky ci preparano all’uscita del loro quinto album, inciso come “The Analog Session” e ci fanno ascoltare un brano in anteprima.

Quando gettiamo uno sguardo un po’ nostalgico agli anni d’oro, quelli in cui nei club dettavano legge l’house music e la disco, non possiamo non pensare ad Alexander Robotnick.

Pioniere della cosiddetta italo disco non ha mai smesso di far ballare il pubblico e di sorprenderlo con la propria musica. La sua poliedricità è dimostrata nei progetti che esso stesso promuove, che si rivelano sempre di una raffinatezza incredibile.

Proprio qualche mese fa l’avevamo incontrato in occasione dell’uscita di “Radio Versions”, progetto di cui abbiamo presentato qui una piccola anteprima.

Mentre oggi vogliamo parlarvi di un nuovo lavoro discografico in arrivo; stavolta però l’album porta una doppia firma in copertina ovvero: The Analog Session”.

The Analog Session

The “Analog Session” è il progetto synthwave che vede Robotnick e Ludus Pinsky scatenarsi insieme in una battaglia a colpi di sintetizzatori.

Alla scoperta di “Seven Textures of Sound”

Alexander Robotnick

Track Listing:

  1. Extended Chord
  2. Analog Heroes
  3. Two Arpeggios
  4. RU-more 130
  5. Liquid Reflections
  6. Tech Obsession
  7. Broken Song

L’attesa è quasi finita, il quinto album dei due produttori italiani è in uscita il 12 novembre ed è intitolato “Seven Textures of Sound”. 

Pur essendo cinque lavori discografici a cura dei due, quest’ultimo si discosta nettamente da quelli precedenti. Dal primo ascolto sembra essere tornati indietro nel tempo, a quel minimal elettronico che tanto ci è piaciuto ballare a cavallo tra gli anni ’90 e 2000.

Tuttavia, il duo sembra esser tornato con un approccio diverso alla produzione: si nota già dal tentativo di ridurre l’editing dei brani, evitando così tempi lunghi di lavorazione come accaduto per le precedenti collaborazioni.

La realizzazione dell’album è avvenuta senza partire da una struttura ben precisa, con il risultato di 7 tracce uniche e frutto di una quasi improvvisazione.

La loro musica viene definita synthwave, ovvero elettronica analogica tradizionale, caratterizzata dalla presenza di arpeggi, brevi sequenze di note, echi, modulazione su filtri e improvvisazione melodica.

Una vera esperienza da vivere più che un album da ascoltare. Un altro elemento su cui vale la pena fare attenzione è che ogni traccia è caratterizzata da una diversa scala modale, spesso frigia o dorica ma anche misolidica.

Inoltre, i due strumenti utilizzati per produrre questo album sono un SH101 pesantemente modificato da Ludus e un Poly 800 dove del synth originale non è rimasto quasi nulla tranne il suo involucro.

La scelta di lavorare solo con due strumenti (uno monofonico e uno polifonico) ha permesso al duo di produrre un suono compatto e coerente che continua a fluire per tutto l’album ricordando la caratteristica principale del loro primo lavoro, “N5 from Outer Space”.

Ora vi lasciamo all’ascolto di “Tech Obession”, il brano che disponibile in anteprima assoluta sul nostro canale SoundCloud.