fbpx

In occasione dell’edizione 2018 del DGTL Festival di Barcellona, abbiamo avuto il piacere e l’onore di sentire cosa ne pensi una delle leggende viventi della Detroit music dello stato di salute attuale della techno e dell’elettronica in generale; ecco la nostra chiacchierata con mister Carl Craig.

Proveniente dalla seconda generazione di artisti della città simbolo della nascita del movimento, cronologicamente appena successivo ad icone della musica elettronica come i tre di Belleville e a dj del calibro di Jeff Mills, Mike Banks e Robert Hood, Carl Craig è (ed è stato) uno dei producer che più ha contribuito al diffondersi della musica techno nel mondo.

Il suo sperimentare e la sua continua ricerca sono qualità che lo hanno portato ad unire musica techno e musica classica, caratteristiche che lo hanno reso celebre anche al di fuori del circuito legato al mondo dell’electronic music. Dalle performance che lo hanno visto protagonista al fianco dell’orchestra sinfonica Des Siècles a Parigi, fino ad arrivare allo sviluppo totale del progetto Versus Synthesizer Ensemble insieme a musicisti del calibro di Francesco Tristano,  Carl Craig rappresenta una delle massime istituzioni in tutti gli ambiti della musica elettronica.

Carl è un artista che ha fatto dell’esplorazione del suono e delle possibilità che la musica offre il suo credo principale, è un producer che non ha mai smesso di dare alla musica degli elementi in più su cui svilupparsi ed evolversi senza ridursi ad una forma di espressione che funziona solamente all’interno dei club.
Carl Craig sarà uno dei prossimi protagonisti del DGTL di Barcellona, festival di cui vi abbiamo già parlato QUI e che ogni anno sta crescendo fino a diventare una manifestazione che, insieme a istituzioni del genere come Sónar e Primavera Sound, incoronano la capitale catalana come una delle città più interessanti per la musica elettronica del nostro continente.

In quest’occasione lo vedremo esibirsi al fianco di Cassy, in un inedito back-to-back che li vedrà protagonisti assoluto dell’AMP Stage sabato 11 agosto dalle 21.00 alle 23.00. Con loro, oltre ai già citati KiNK, Ben UFO, Dax J, Dixon, Oscar Mulero, Rødhåd, Peggie Gou, Solomun, Jamie Jones e Maceo Plex, vedremo esibirsi anche gli ultimi nomi annunciati, Ben Klock, Black Coffee, MCDE e Dj Koze.

Ecco cosa ci ha raccontato Carl Craig.

Ciao Carl e benvenuto su Parkett.
Iniziamo parlando del DGTL festival: sabato 11 agosto tornerai a Barcellona per esibirti al DGTL. Il festival, nonostante sia giovane, è cresciuto in modo esponenziale, coinvolgendo anche città come San Paolo e Tel Aviv. Barcellona è una città molto importante perché negli anni, grazie anche al DGTL, si sta affermando come una delle mete europee preferite dai clubbers. Sappiamo che conosci la città molto bene: condividi questa idea su Barcellona? sei felice di ritornare in un’occasione cosí importante?

Barcellona è la mia città, ci vado da molto tempo e posso affermare liberamente di amarla! Uno dei motivi per cui la amo sono proprio i festival, perché la città ha ricevuto davvero molti benefici dai festival e dal concetto di diversità musicale che questi hanno portato.  Prendiamo come esempio il Sónar: venti anni di questo evento hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo della città e allo sviluppo degli altri festival, come ad esempio il DGTL. La città ora è conosciuta proprio perché la gente che veniva a Barcellona per il Sónar ha poi scoperto tante altre proposte realizzate da festival di questo tipo.

Al DGTL vedremo esibirti insieme ad un’artista del calibro di Cassy. Cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro dj set? Quali saranno le sonorità che proporrete al pubblico del DGTL?

Questa è una buona domanda ed è una domanda a cui non saprei rispondere…(Ride) Credo che personalmente farò quello che faccio sempre e lo farò al meglio. Lei sono sicuro che farà altrettanto e sia pronta per una performance di questo tipo e che ci divertiremo davvero.

Negli anni ti abbiamo visto collaborare con numerosi dj e musicisti provenienti dagli ambiti più differenti della musica:da Luciano a Derrick May, da Francesco Tristano ad Amp Fiddler, per citarne alcuni. Come nascono le tue collaborazioni? Come scegli o vieni scelto dagli artisti con cui vuoi collaborare? Quali sono le figure che ti hanno influenzato di più durante la tua carriera?

Quando ho iniziato a fare musica ho iniziato suonando nelle band insieme ad altri musicisti e pertanto ho sempre avuto una tipologia di approccio più collettiva verso la musica. La maggior parte delle mie collaborazioni sono oggi fatte in studio: in questo modo è possibile modulare e indirizzare il talento dei vari artisti nella direzione in cui va il mio progetto e la mia musica. Al di là di questo, sicuramente i migliori artisti con cui ho lavorato sono Amp Fiddler e Marcus Belgrave. The Detroit Experiment è stato un altro dei progetti molto importanti per me, realizzato insieme alle leggende del jazz. Anche per le collaborazioni con alcuni dj il discorso è simile in alcuni aspetti: è come se ascoltassimo due cantanti, entrambi protagonisti nello stesso palcoscenico.

Tu sei una figura che ha avuto la fortuna di crescere durante uno dei periodi più significativi della musica elettronica, la Detroit degli anni ’90. Quali erano le tue aspettative come artista all’epoca? Avevi un’idea chiara di dove volevi andare con il tuo sound? Ti saresti mai aspettato un successo simile per la musica di quegli anni?

Quando ho iniziato ho sempre pensato che avrei voluto avere un certo tipo di carriera: ho preso Quincy Jones come esempio. Volevo mettermi alla prova in ogni genere musicale, come ha fatto lui nel passato, ed avere il successo che ha avuto lui con artisti del calibro di Michael Jackson o producendo personalità come quella di George Benson. Questa è stata l’idea iniziale di cosa sarei voluto diventare all’interno dell’industria musicale e il mio concetto di produzione è bastato interamente su questo modello.

Cosa ne pensi dell’industria musicale di oggi? Pensi che stiamo andando nella giusta direzione? Qual è, secondo te, lo stato di salute della musica elettronica? Cosa cambieresti dell’attuale situazione? In passato hai sottolineato spesso l’importanza dell’educazione nell’ambito di questo settore, puoi dirci qualcosa di più questo riguardo?

Nell’industria musicale di oggi ci sono un sacco di personaggi che arrivano e pretendono di rifiutare a priori tutto quello che è avvenuto prima di loro perché pensano che ciò che faranno loro sarà sicuramente migliore di ciò che è stato fatto da qualsiasi altro artista del passato. Ma tu devi conoscere la storia: il rispetto per la storia è ancora più importante, soprattutto quando qualcosa nella tua carriera sta andando storto. Devi sempre guardare indietro ai grandi esempi del passato per capire se le persone che sono venute prima di te hanno avuto gli stesso problemi nel loro cammino. Miles Davis per ben 10 anni non ha prodotto musica; quindi sarebbe lecito avere un approccio del tipo: “Guarda Miles Davis ha avuto lo stesso problema. Come è riuscito a tornare a produrre”?
Devi sempre fare attenzione a quello che è successo prima di te e mai rifiutare le grandi cose che ci vengono dal passato. Questo ti aiuterà in ogni progetto futuro.

Parliamo un po’ dell’Italia. Ad agosto, suonerai al Polifonic festival in Puglia, oltre che in alcuni club italiani. Lo scorso ottobre, in occasione del live all’auditorium con il Synthesizer Ensemble, hai detto al pubblico di essere molto legato a Roma, in particolare al Brancaleone. Cosa ricordi con piacere di quelle serate? Cosa pensi della scena clubbing italiana?

Mi piace molto andare a Roma e, in generale, sentirmi parte della cultura italiana. Ovviamente, potete immaginare che mi piace anche il cibo italiano. Comunque sì, la verità è che amo andare al Brancaleone e suonare lì, mi diverto ogni volta in cui ritorno. C’è anche una lezione importante che ho imparato suonando in Italia, poiché le persone rispondono diversamente rispetto a quando suono in altre parti d’Europa. In un certo senso potrei dire che il pubblico italiano risponde con un approccio più “africano” che europeo. Per esempio, io sono sicuro di poter suonare hard techno ad Amsterdam, ma in Italia so che questo non lo potrei fare. Questo lo rispetto e ogni volta che mi allontano un po’ troppo dal filo conduttore mi ripeto: “Ricordati che sei in Italia”. Non importa per quanto tempo lo stia facendo, ma ogni volta che mi succede devo pensare che mi sto allontanando troppo e devo ritornare a suonare seguendo uno stile ben preciso. È come avere una conversazione ed iniziare a dire troppe cose, devi riprendere in mano la situazione e pensare “Ok, adesso devo tornare indietro e riprendere il filo del discorso”.

Quali sono i dischi, produzioni o artisti che hanno condizionato di più gli inizi della tua carriera? Esistono delle produzioni che porti sempre con te?

Generalmente porto sempre con me alcuni remix o produzioni create da me con cui ho un legame particolare. Per esempio i Kraftwerk hanno avuto una grande influenza su di me e ho sempre qualche loro produzione con me.

A proposito della tua label, Planet-E: hai sempre detto di aver voluto creare un’etichetta che durasse per sempre. Alla luce di questa dichiarazione, come scegli le produzioni che rappresentino lo spirito e l’anima di Planet-E?

Uno dei problemi che secondo me ha avuto la musica disco negli anni ’70 è dipeso dal fatto che molte delle etichette che producevano disco stampassero tutte le stesse cose; volevano avere sonorità che replicassero esattamente le hit che stavano stampando. Insomma sono state fatte centinaia di copie di una hit e queste copie hanno annullato la bellezza e l’effetto della traccia stessa. Ho visto che questo è successo anche con alcune etichette di musica elettronica: ci sono label che pubblicano sempre gli stessi dischi, uno dietro l’altro, cambiando appena qualche minima parte. Io non ho mai pensato di fare una cosa del genere, io volevo un’etichetta vera dove si potesse trovare musica vera, per cui potesse magari uscire una hit ed avere un grande successo, ma poi fosse seguita da un altro disco magari più jazz, od un altro più classico. L’intenzione è quella di pubblicare musica e non solo quella di stampare dischi, soprattutto se suonano tutti allo stesso modo.

Parlaci del progetto Detroit Love. Come nasce? Ci spieghi un po’ come scegli la direzione del progetto? I luoghi e città dove organizzi uno showcase influenzano la scelta degli artisti con cui suonerai e, in ultimo, la performance stessa?

Certo, le città influenzano tantissimo il progetto: Detroit Love non riguarda solamente gli artisti che provengono da Detroit ma anche persone che dimostrano rispetto e ammirazione verso Detroit e quello che rappresenta. Per esempio nello show di Parigi potresti trovare nella line up Dj Deep, anche perché da molto tempo non è più potuto venire a Detroit ed ha perfettamente senso che suoni a Parigi per Detroit Love. A Ibiza puoi trovare Luciano, o se facessimo qualcosa a Düsseldorf potresti trovare Martin Buttrich o Loco Dice, ad esempio. C’ è dunque questa necessità di mostrare alle persone che vivono nelle città in cui suoniamo che i loro artisti hanno un amore per Detroit ed è per questo, dunque, che sono parte del progetto Detroit Love. Inoltre, i fan di questi artisti possono ascoltare la loro musica suonata in una maniera un po’ diversa per l’occasione, un modo differente rispetto a quello che si aspetterebbero da una persona non proveniente dalla mia città. Io penso che questo contribuisca a creare un nuovo concetto della musica di Detroit, portando nuove persone ad apprezzare quello che stiamo facendo a Detroit. Inoltre possiamo portare quest’idea direttamente nella loro città, e questo è veramente importante.

Ci sono delle scelte di cui ti sei pentito durante la tua carriera o qualcosa che cambieresti del tuo passato?

Se ho fatto degli errori, ho provato subito a correggerli. Penso che non sia mai troppo tardi per correggersi.

Quali sono i progetti di Carl Craig per il futuro? Ci dobbiamo aspettare qualche sorpresa?

Beh, semplicemente tenete gli occhi aperti…

ENGLISH

Carl Craig

As the 2018 edition of DGTL is approaching, we had the opportunity and pleasure of chatting with one of the most influential figures of Detroit techno: Carl Craig. Here’s what he shared with us about his views on techno and electronic music today.

Belonging to the second generation of Detroit-based musicians who invented a genre and historically coming right after the three of Belleville and artists of the likes of Jeff Mills, Mike Banks and Robert Hood, Carl Craig is one of the figures who mostly influenced the global techno scene as we know it today.

Experimentalist and all-genres’ connoisseur, he made possible the difficult encounter between techno and classical music, a challenge for which he is known also outside the realms of electronics. Carl Craig is a real music legend, an icon whose talent has been globally acclaimed whether it was for his performance in Paris with the philharmonic orchestra Des Siècles or for his project Versus Synthesizer Ensemble with musician Francesco Tristano. An artist who focused his career on exploring the endless possibilities of his sound, he studied and exploited, as a producer, all types of music, to shape it in a form that could work not just inside the clubs.

Carl Craig will play in Barcelona for DGTL, a festival whose importance has been growing fast in the last few years. Thanks to DGTL and other festivals like Sonar or Primavera Sound, the Catalan capital has become one of the most interesting cities for electronic music in Europe. At DGTL, Carl Craig will play with Cassy, for a B2B at AMP Stage, on Saturday 11th August (from 9pm to 11pm). Playing at the festival, also KiNK, Ben UFO, Dax J, Dixon, Oscar Mulero, Rødhåd, Peggie Gou, Solomun, Jamie Jones and Maceo Plex, as well as the more recently announced Ben Klock, Black Coffee, MCDE and Dj Koze.

Enjoy our interview with Carl Craig.

Hello Carl and welcome on Parkett. On Saturday 11th August, you will be back to Barcelona for DGTL. The festival is newish for the city, but as a project it’s been growing fast in the last few years, involving the participation of other cities like Saõ Paolo and Tel Aviv. Thanks to DGTL and many more initiatives, Barcelona is imposing itself as one of the best clubbing destinations in Europe. You know Barcelona very well, do you feel the same about its scene? Are you happy to go back for such an important occasion?

Barcelona is my city and I have been going there for a long time. I definitely love it and that’s also because of festivals, as the city has been benefiting a lot from its relationship with events that brought diversity into the music scene. For example Sonar and twenty years that the festival has been around, has also helped other festivals to grow because people from all over the world would know about Barcelona because of it and started discovering other festivals thanks to that.

At DGTL you will play with Cassy. What shall we expect from this collaboration? What kind of set are you going to play?

That’s a good question! It’s a question that I really can’t answer (laughs). I am just going to do what I do and I will do it at the best of my abilities. As long as she will be open for it, I am sure that we are going to have a good time.

You are surely not new to collaborations with DJs and musicians belonging to the most different backgrounds and genres: Derrick May, Luciano, Francesco Tristano or Amp Fiddler, to name a few. Can you tell us how do these collaborations originate? How do you choose or get chosen from artists you want to play with? Is there any collaboration that influenced your career in a different or more evident way?

When I first started making music, I played in bands so I was used to that sense of camaraderie that could come from being in a band. The majority of collaborations that I do are studio-based, so it’s like getting someone’s talent and mould it into a way that fits with the music that I do. Among these, some of the best were surely the ones with Amp Fiddler or Marcus Belgrave.The Detroit Experiment, with jazz legends, is another great project for me. As for DJ collaborations, it is similar in some way: it is like having two lead singers singing on stage together.

You had the luck of experiencing one of the most interesting phases of electronic music, the Nineties in Detroit. Which were your aspirations as a musician at that time? Did you have a clear idea of where you were going with your sound? Did you expect the success you had and still have and the path that electronics and techno took in the following years?

When I started I knew that I wanted to have a certain type of career, having Quincy Jones as role model. I wanted to be involved in all types of music like Quincy had been in the past, whether it was him having a great success with Michael Jackson or producing someone like George Benson. That was from the beginning my idea about the way that I wanted to be in this industry and my concept of production was based on this model.

What do you think about the music industry nowadays? Are we going in the right direction? What would you change? You have stressed many times the importance of education within the music industry, can you tell us a bit more about your views on this?

In the music industry there are a lot of new people that come in and want to reject whatever happened in the past, because they think that what they are doing is going to be better than what anybody has done in the past. But you have to know your history and the respect for the history is ultra-important especially when something doesn’t happen so right in your career. You should always look back at the great examples from the past, to understand if other people faced the same problems in their path before you. Miles Davis for almost ten years wasn’t making any music so you can go back and say “Oh Miles Davis had the same problem, how did he get back into making music?” You have to always pay attention to what was done before you and never reject the great things that come from the past. This will help you in any of your projects for the future.

Let’s talk a bit about Italy. You will play at Polifonic Festival in Puglia in August, as well as in other clubs in Italy. Last October, during your show at the Auditorium with the Synthetizer Ensemble you said you have a deep connection with Rome and its venues, Brancaleone specifically. What’s in general your opinion about the Italian clubbing scene?

I love going to Rome and, in general, to be a part of the culture. You know, I love the food too. And then yes, going to Brancaleone and playing gigs there, I really had a great time doing that. There’s also some important lessons that I have learnt, playing in Italy, because people respond differently to the way that I have played compared to other places in Europe. I would say that Italians respond more as if they were Africans than Europeans in some ways! For example, I know I can play hard techno in Amsterdam, but you can’t get away with that in Italy. And I respect that and whenever I go a little too far, I say to myself: “Remember, you are in Italy”. No matter how long I have been doing this, I always have to think that way and realize that when I go too far, I have to come back. It’s like having a conversation: when you tell too much, then you say: “OK, let me stop telling too much stuff, let me take it back in and bring it into perspective.”

Is there any track, production or artist more in general that most influenced the beginning of you career? Is there any production that you always bring with you?

I always have with me remixes or productions I have been involved with. Kraftwerk had a big influence on me, so I always have some of their productions on my drive.

Let’s talk a bit about your label, Planet-E: you have always said that you wanted a label that could “last forever”. What’s the soul of the label? How do you choose the productions you want on your label, considering this statement?

One of the failures of disco in the Seventies was that many of the labels were releasing exactly the same things, they tried to have music that replicates the biggest hit they had. So you would get hundreds of records from whatever the hit was and that watered down the whole concept. I find that this happens with labels of electronic music too: you have labels that put out pretty much the same records over and over again or just changing it slightly. I never planned to do that, I wanted a real label where you would get real music, so something that was a hit and that was great and then that would be followed by something that would sound more like jazz record, then something more classical and so on … The intention was putting out music instead of just putting out records, especially if they all sounded the same.

You are scheduled to tour with Detroit Love too. Can you tell us a bit more about the project? How do you choose where you want to play for example? Do the cities influence the choice of the artists you play with and eventually the performance itself?

The cities are influential indeed. The concept of Detroit Love is not only about people from Detroit playing music, but it also focuses on people respecting and showing love to Detroit. So for example in Paris you’ll find DJ Deep playing, also because it was a long time he couldn’t come to Detroit so it perfectly made sense to have him playing for Detroit Love. Or you will have Luciano playing in Ibiza, or if we do something in Düsseldorf you’ll have Martin Buttrich or Loco Dice for example. There is definitely that necessity to show people that are from that place where we play that their artists have a love for Detroit, so that’s the reason why they are part of Detroit Love. People can hear the music that these artists play there and maybe in a different way from what they would expect usually from somebody that they know is not from Detroit. I believe that this gives a new concept to what Detroit music is all about and brings other people in loving what we are doing in Detroit, as well as bringing these ideas in their hometown which I think its very important for a lot of people.

When you look at the past and what you have done, is there anything you would change about it? Errors you have made and you wouldn’t want to repeat?

If I made any error, I tried to correct it and that’s just the way it is. I think it’s never too late to correct your errors.

 What’s next in Carl Craig’s future? Can you tell us something about your projects for the future?

Well, just keep your eyes peeled…

 

Alessandro Carniel

Stefania Trinchero