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Tropical Animals è da anni una delle realtà italiane più affermate e rispettate anche a livello internazionale.

Nata 12 anni fa nella splendida Firenze, Tropical Animals ha sempre organizzato eventi con alcuni degli artisti più importanti a livello internazionale.

Per festeggiare nel miglior modo possibile i 12 anni dalla nascita di Tropical Animals, la crew fiorentina ha organizzato per il 4 Aprile prossimo un evento digitale con un ospite davvero incredibile: Carl Craig. Considerato una delle personalità artistiche più rispettate ed influenti del mondo, Craig è una vera e propria icona della musica elettronica Made in Detroit.

Per l’occasione, il direttore artistico e dj resident di Tropical Animals, Ricardo Baez, ha intervistato Carl Craig per noi di Parkett, prima della sua esibizione di domenica.

Domenica, a partire dalle ore 17.00 potrete seguire l’evento direttamente sulla nostra pagina Facebook cliccando qui.

R: Ciao Carl è un piacere conoscerti! Oltre ad esserti grato di questa collaborazione per i 12 anni del Tropical Animals, sono felice di fare due chiacchiere con te, in questi tempi cosi strani. Come stai vivendo questo momento così complicato ?

C: La pandemia è stata terribile per molte persone. Sono stato abbastanza fortunato che io e la mia famiglia siamo in salute. Ho scoperto che il tempo di cui avevo bisogno per riprendermi dai 30 anni di tour e stato un qualcosa di inaspettato e gradito per la mia vita. 

R: Credi che il nostro settore si rialzerà meglio o peggio di prima? Cosa cambierà principalmente?

C: Ahimè non ho la sfera di cristallo, ma sto assistendo piacevolmente ad un aumento dell’attenzione verso persone di grande talento e verso alcune leggende dimenticate al posto di un afflusso di nuovi artisti di talento marginale. La pandemia ha costretto molti di questi “artisti” a ottenere lavori “reali”. 

R: Ho letto molte interviste dove affermi che essere etichettato tra gli artisti commerciali è una cosa che non sopporti. Qual è la differenza tra underground e commerciale secondo te, dato che le cose si vanno mischiando sempre di più?

C: L’immaginario commerciale è quello di progettare e creare musica specificamente per venderla. Trovo che le persone che fanno dischi come se stessero facendo musica per uno spot di Coca-Cola non fanno parte della mio mondo. C’è così tanta musica senza anima, che è realizzata solo per rifornire il mercato. Sento che la musica underground è fatta con l’intento di essere spontanea e piena di sentimento.

R: Noi da 12 anni nel nostro piccolo club sotto Piazza della Signoria, portiamo un sacco di artisti nazionali e internazionali, molto conosciuti e altri totalmente sconosciuti. Faccio personalmente un sacco di ricerca per trovare nuovi talenti e questo mi motiva tanto. Oltre a coltivare i dj resident che sono la vera anima musicale del party. Credo che la passione e il prendersi qualche rischio premino sempre. Tu come ti sei avvicinato a questo mondo? Ricordi il momento in cui ha deciso di voler fare questo mestiere?

C: Quando avevo 12 anni ricordo di aver detto a mia madre che volevo diventare una dj. Ovviamente a quel tempo fare il DJ significava stare alla radio, ma avevo ancora l’idea e la voglia di fare musica in un modo o nell’altro per tutta la mia vita.

R: A proposito, Raccontaci l’atmosfera che si respirava nei primi club a Detroit che hai frequentato.

C: La prima volta che sono andato in un club è stato quando avevo 14/15 anni, e sono rimasto sbalordito nel vedere Direct Drive e Jeff Mills suonare la musica che amavo e fare i giocolieri scratchando con due giradischi e un mixer. Al tempo questa era una novità, erano ancora gli inizi dell’hip hop, ma è stato molto rivoluzionario per me da adolescente.

R: Le tue produzioni sono pilastri della cultura techno. La maggior parte le hai realizzate sempre con nomi diversi.. quanto è stato importante per te nel tuo percorso musicale avere molteplici alias?

C: Sono un gemelli, quindi più alias sono sempre stati intriganti e importanti per me. L’uso di più pseudonimi deriva dall’influenza diretta di Prince e di George Clinton.

R: Anche io sono del segno dei Gemelli e ti capisco molto bene! Presto presenterò un nuovo progetto con il mio aka “Lonely Dancer”, con importanti collaborazioni e una visione della musica completamente differente. Come so, sei un amante della moda, come sinceramente lo sono anche io e il nostro party è incredibilmente avanguardistico in questo senso, dato che la maggior parte dei partecipanti sono studenti di scuole di moda e design, quindi c’è molta voglia di osare “dress to impress” per venire al club. Ieri proprio leggevo di Gucci che vende a 12 dollari, una maschera per Instagram, dove riprendendosi i piedi le persone possono farsi selfie e foto con delle sneakers digitali che gli appaiono ai piedi. Che direzione sta prendendo la moda e a questo punto anche la società ?

C: Non ho visto ancora il filtro Instagram, anche se ha molto senso! Dà a molte persone che non possono permettersi Gucci di avere in qualche modo Gucci. Non posso davvero dire se sarà un successo o meno, ma sembra abbastanza logico. Il futuro della moda forse è lo stesso di quello che stanno facendo Virgil Abloh e Marcelo Burlon essendo fashion designer e dj. Ora abbiamo Honey Dijon che è diventata una stilista, questo non è lontano da quello che volevamo fare tutti a Detroit in passato, quando stampavamo tutti magliette.

R: Fammi i nomi di 3 nuovi talenti da tenere sottocchio che secondo te sono il futuro della scena techno.

C: Jon Dixon, DJ Holographic, Mi piace tantissimo la “Celebrity BBQ Sauce Band” uscita su Mahogani.

Grazie dell’intervista Carl e ti aspettiamo a Firenze, il prima possibile nella nostra Caverna!


ENGLISH VERSION

R: Hi Carl it’s a pleasure to meet you! In addition to being grateful for this 12 years of Tropical Animals collaboration, I am happy to have a chat with you during this particular period of our lives. First of all, how are you experiencing this crazy pandemic?

C: The Pandemic has been a lot of bad news for a lot of people. I have been fortunate enough that my family and I are healthy. I found that the time I needed to recover from the 30 years of touring has been a welcome gift.

R: How do you think the electronic music world will be after all of this? What will change in a better way, and also what will not be as good as before? 

C: I’m not a fortune teller, but I welcome that I’m seeing an increase in attention to people of great talent and to some forgotten legends instead of an influx of new marginally talented artists. The pandemic has forced a lot of these “artists” get “real” jobs.

R: I’ve read many interviews where you say that being labeled as a commercial artist is something you can’t stand. In your opinion, what is the difference between underground and commercial, given that things are mixing more and more everyday?

C: The idea of commercial is designing music specifically to sell music. I find that people who make records like if they were making music for a Coke commercial is not my cup of tea, there’s so much music without soul, that is made to supply a market. I feel underground music is made with the intent of being spontaneous and soulful.

R: For 12 long years we have brought a lot of well-known and new national and international artists to our small club under Piazza della Signoria. I personally do a lot of research to find new talents that motivates me a lot, in addition to embracing the resident DJs who are the real musical soul of the party. I believe that passion and taking some risks always pay off. How did you approach to this world? Do you remember the moment you decided you wanted to be in this business?

C: When I was 12 I remember telling my mother I wanted to be a dj. Of course djing at the time was about being on the radio, but I still had the idea and drive to make music in some way or another my whole life.

R: Tell us about the atmosphere in the first clubs in Detroit you attended.

C: The first time I went to a club was when I was 14/15 years old, and I was amazed to watch Direct Drive and Jeff Mills playing music that I loved and be juggling and scratching with two turntables and a mixer. This was still very new, it was still early days of hip hop but it was very revolutionary to me as a teenager.

R: Your productions are amongst the pillars of original techno culture. You have always made most of them with different names… How important was for you to have multiple “alias”?

C: I’m a gemini, so multiple aliases have been intriguing and are important to me. The use of multiple aliases comes from direct influence from Prince and from George Clinton.

R: I’m a Gemini too and I understand you very well. I will soon launch my project aka “Lonely Dancer” with beautiful collaborations and a completely different vision of music. As I know you are a fashion lover, as honestly I am too and our party is incredibly avant-garde in this sense, since most of the participants are students of fashion and design schools, so there is a great desire to ” dress to impress ” inside the club. Yesterday I was reading about Gucci selling an Instagram filter for 12$ where you can virtually try on their sneakers and make Instagram stories. What is the new direction of fashion and of pop culture in general? 

C: I haven’t seen the Instagram filter, though it does make a lot of sense. It gives a lot of people who can’t afford Gucci to floss like they have Gucci. I can’t really say if that is going to be a hit or not, but it seems pretty logical. The future of fashion maybe the same as what Virgil Abloh and Marcelo Burlon are doing by being fashion designers and djs. Now we have Honey Dijon who has become a fashion designer, this isn’t far from what we all wanted to do in Detroit in the past, when we all were printing t-shirts.

R: Give me the names of 3 new talents to watch out for.

C: Jon Dixon, DJ Holographic, I really like the “Celebrity BBQ Sauce” released on Mahogani.