forty six − = forty one

Club Festival Commission è il nuovo progetto, nato dalle principali realtà italiane del mondo del clubbin’ per tutelare i professionisti del mondo della notte.

Il periodo di lockdown, misura restrittiva adottata per affrontare l’emergenza Coronavirus, ha causato in Italia ed in tutto il globo un grave impatto economico. La perdita finanziaria di tante aziende e la conseguente crisi che molti settori si apprestano ad affrontare, sarà una delle peggiori vissute a livello mondiale, dopo quella del 2008.

Con i dati che attualmente mostrano una graduale diminuzione dei numeri dei contagi, oggi quasi tutte le attività hanno potuto riaprire. Tutte o quasi. Perché il mondo della notte avrà il via libera soltanto dal prossimo 14 luglio.

Un via libera un po’ “fatiscente”, visto che in realtà le misure da adottare ,che impongono il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine, risultano alquanto difficili da concretizzare nel mondo dei club, che poggia le sue basi sulla pista piena e concetti come l’aggregazione e la socialità.

Inoltre, la chiusura imposta dallo Stato, ha lasciato un’ampia fetta di lavoratori a casa, dai tecnici del suono ai djs, dai buttafuori agli stessi amministratori dei locali. Che in questi mesi si sono ritrovati senza lavoro, ma soprattutto senza alcun tipo di tutela.

Il progetto Club Festival Commission, CFC, nasce proprio per chiedere un riconoscimento ufficiale di questa fetta di lavoratori. Per avere una presa di coscienza di quanto questo settore sia importante per l’economia del nostro paese, e per dare delle risposte a tutti quei lavoratori che oggi stanno a casa senza alcun tipo di garanzia.

A presentarci l’iniziativa, uno dei membri fondatori di questa iniziativa: Claudio Coccoluto.

Una figura fondamentale per il clubbin’ italiano, che rappresenta al meglio quanto la ricerca musicale e la missione del dj siano un valore culturale importante. Da tutelare e incentivare. Soprattutto da non dimenticare e tralasciare.

Ciao Claudio. Grazie per il tempo e la disponibilità. Partiamo dal principio del progetto. Come nasce Club Festival Commission e quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a creare un’associazione culturale?

Nasce in maniera molto semplice, come una chat spontanea di professionisti di vario genere come dj, imprenditori di locali e di festival, dei migliori nomi della scena in Italia, che si sono confrontati su tutti i problemi relativi al lockdown e alla parte economica. Il Collante dell’associazione è stato trovato nella preoccupazione sulla riapertura e sul come si riaprirà, non potendo effettivamente programmare considerata l’assenza di notizie certe. Sino ad oggi è mancata la parte istituzionale, perché fino ad oggi esisteva solo il FIPE con una politica che spesso non condivide la visione degli addetti ai lavori.

L’intento è qualificarsi come professionisti di settore, e quindi la ricerca di una codifica etica, che ci riconosca come persone autorevoli e credibili che svolgono il loro lavoro con correttezza e scrupolo. I tempi hanno martoriato largamente questo settore e hanno creato una situazione di economia instabile con varie problematiche, lasciando a casa una serie di persone con vari ruoli tra manutenzione, dj, tecnici lasciando decine e centinaia di persone senza una garanzia lavorativa per mesi, con un impatto economico negativo.

Quali sono i principali obiettivi di questa iniziativa su cui vi siete confrontati tra professionisti di settore?

Distinguo tra un obiettivo prettamente finanziario ed uno di matrice culturale. Si deve arrivare vivi, ed è lo stato che ci ha chiuso e che per questo deve sostenere anche questa categoria riconoscendo l’importanza della socialità. Per esemplificare meglio con un dato di fatto. Settimana scorsa a Jesolo, si sono verificati degli episodi di violenza tra bande di ragazzini, che non hanno alcun controllo in questo momento. I locali funzionano come dei deterrenti dove il controllo c’è, hanno una funzione sociale e lo stato deve prendersi l’onere di farli riaprire per evitare anche l’avanzata della malavita e degli usurai che in questa situazione di profonda crisi stanno avanzando.

L’interlocuzione con alcuni politici ci ha convinto a creare una costituita. Questi imprenditori,di cui mi faccio portavoce, sono uniti per rappresentare la migliore espressione del clubbin’ italiano. La Club Festival Commission costituisce il primo atto come associazione per tutelare tutti coloro che operano nel campo dell’intrattenimento notturno. In principio i dj. Abbiamo aperto dei canali e proposto degli emendamenti adesso in discussione tra camera e senato, e questo farà in modo di aprirsi , successivamente, ad una rosa più ampia di associati dando un segno tangibile di ciò che si è svolto.

Il secondo obiettivo, dopo quello finanziario è l’upgrading culturale. L’esperienza ventennale ci dona professionalità e autorevolezza. È assurdo che le regole del gioco vengano fatte in un tavolo senza i principali giocatori. A mio parere dobbiamo dare maggiore valenza culturale al progetto musicale, all’organizzazione, al ruolo di questi luoghi come centri di dibattito, di incontri. Diverso dal concetto di discoteca, che ancora è quello che viene sponsorizzato ed è presente nell’opinione comune. Risulta necessaria la creazione di un concetto d’intrattenimento maturo, accettato dal ministero della Cultura come un’attività socialmente utile.

Mi vorrei soffermare maggiormente su quest’ultimo punto. I retaggi culturali e spesso la visione superficiale di questo settore hanno creato una profonda discriminazione. Quali sono secondo te gli ostacoli a questo riconoscimento culturale e come mai questa situazione è tipicamente italiana, mentre nella stragrande maggioranza dei Paesi Europei, i club sono considerati come una risorsa culturale di tutto rispetto?

È un po’ colpa nostra perché nessuno si è preoccupato di creare “una struttura di copertura” prima dell’arrivo del temporale. Questa dovrebbe essere un’occasione per metterci alla pari dell’Europa, e riconoscere la validità di questo ambito culturale, cosa che in tutte le nazioni è un fatto acquisito. In primis, per un pragmatismo politico completamente differente, in quanto la cultura In Italia è spesso ritenuta accessibile solo a dei “professoroni” con dei retaggi culturali tipicamente italiani.

Inoltre, vi è un approccio con l’opinione pubblica errato, dato dalla presenza di esempi negativi tra alcune realtà italiane, prendendo come esempio l’episodio di Corinaldo, che ha portato una pubblicità negativa all’intero ambito. Queste situazioni sono la spada di Damocle da eliminare, acquisendo autorevolezza nell’opinione pubblica con delle campagne che mostrano realmente ciò che facciamo. Gli emendamenti oggi sono in discussione, e lavorando a stretto contatto con il ministero delle finanze, parlando col sottosegretario del ministro e con il vicecapo di Gabinetto stiamo facendo dei passi da giganti in due mesi. Vorrei ringraziare vivamente Alessio Villarosa, molto sensibile a questa questione anche grazie alla sua passione alle nostre tematiche.

Il video di presentazione del progetto, supportato da artisti del calibro di Luciano, Carl Craig ed Ellen Allien è basato sullo slogan “Se i dischi fossero libri”. Come mai si è scelto proprio questo titolo e quanto, secondo te, è ancora distante la percezione dell’arricchimento culturale che l’ambito musicale da?

Lo slogan introduce alla battaglia del riconoscimento culturale. La riflessione culturale parte da un fatto che riguarda il costo IVA al 22 % per i dischi e al 4 % dei libri, oltre che dal provincialismo e la superficialità nel giudicare e discutere il mondo elettronico. Non è riconosciuto l’arricchimento culturale e il valore per la
cultura musicale. Si ha più attenzione per lo status symbol che leggere un libro comporta rinnegando l’importanza che la musica ha avuto a livello culturale nel mondo, specialmente per il nostro Paese che ha una tradizione musicale essenziale per la sua identità. Questo video introduce i temi su cui il Comitato vuole insistere e portare avanti. La musica non è un lusso, ma momento di crescita personale.

Il video è stato condiviso e rappresenta e riassume a mio parere molto bene i temi del Comitato. Quanto il marketing digitale sta aiutando la condivisione e la realizzazione del progetto?

È stato fondamentale, in una prima fase, l’utilizzo della tecnologia Zoom, che ha portato alla fondazione del Comitato. Sono critico nei confronti del social, anche per l’esperienza di collaborazione con Club Cultura,che lavora parallelamente sul tema culturale.Purtroppo fino ad oggi non ha portato finora dei risvolti effettivi. La mia personale intenzione è unire tutti sotto un’unica struttura, facendo convergere tutte le energie in qualcosa di attivo. I social possono aiutare nel momento in cui vi è un riconoscimento ed una condivisione, ma talvolta penso che smorzino la volontà di cercare delle soluzioni effettive. La discussione è un punto di inizio non di fine e di soluzione. A un certo punto si deve uscire dal social ed entrare nel mondo reale.

Quali aspetti nuovi ed opportunità ha donato la creazione di Club Festival Commission e come ti auguri questo comitato possa influenzare i futuri rapporti nella scena elettronica?

Questo comitato ha unito persone che tra loro non avevano rapporti di varie realtà italiane tra cui Torino, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Catania, il Salento. Questo momento di incontro sui problemi ha creato dei rapporti di stima e di comprensione reciproca che prima non esistevano. Quindi questo lockdown ci ha inserito in una dimensione di collaborazione impensabile fino a qualche tempo fa.

Ultima domanda, più concreta e personale. Riguardo la gestione del Goa Club: concretamente come sarà il ritorno in sicurezza e come lo affronterete?

Si riaprirà soltanto quando si potrà riaprire come ci hanno chiuso Quando ci sarà la sicurezza clinica riapriremo, decisione ferrea e condivisa da tutto lo staff. La forma in cui deve essere restituito il Goa è quella che il pubblico si aspetta senza dare una forma di depauperamento al pubblico. Non ha senso ridare una forma dimezzata, porta solo ad un suicidio assistito dallo stato che porterà comunque alla chiusura. Bisogna aspettare un ritorno alla normalità completo. Ne sono assolutamente convinto.

Potete trovare maggiori info a riguardo nella pagina Facebook del Comitato e nel video di presentazione del progetto.

"Se i Dischi Fossero Libri"

Pubblicato da Club Festival Commission Italia su Giovedì 18 giugno 2020