forty four + = fifty four

Quarant’anni e qualche mese fa Chicago vide una delle scene più tragicomiche e surreali della storia del rapporto uomo-musica. Decine di migliaia di persone passarono la serata a bruciare vinili di musica Disco.

Se aveste la possibilità di intervistare un campione il più possibile variegato di persone e di porre loro la domanda Cosa ti viene in mente quando ti dico Disco Music?“, siamo abbastanza certi che ricevereste una certa quantità di feedback completamente diversi tra loro. Tra i giovanissimi ci sarebbe indubbiamente qualcuno che non saprebbe nemmeno di cosa stiate parlando e qualcun altro che si fermerebbe alle basi incerte e stentate tramandate dai genitori. Nella fascia dai 40 anni in su si troverebbero i riscontri più nostalgici. Una sorta di saudade in salsa occidentale di chi ricorda anni molto lontani e quasi sicuramente più movimentati e vivaci di quelli che vive ora.

Qualcuno vi risponderebbe Gloria Gaynor, qualcun altro Donna Summer o Chic. I più acculturati si avventurerebbero probabilmente in riferimenti al The Loft o all’iconica entrata a cavallo di Blanca Pérez-Mora Macías, meglio conosciuta come coniuge di un certo Mick Jagger, allo Studio 54 nel giorno del suo compleanno.

Se tornassimo indietro di quattro decenni o poco più, però, le risposte alla stessa domanda sarebbero completamente diverse. Per quanto sembri assurdo, infatti, la musica Disco era a fine anni ’70 in qualche modo ciò che è la trap oggi tra i giovani e giovanissimi. Non ci riferiamo in alcun modo alle sonorità, ça va sans dire, ma al fatto che la Disco era amata alla follia da molti e, nonostante monopolizzasse le classifiche, odiata con incredibile passione da moltissimi altri.

Avete mai sentito parlare di Margaret Thatcher, la iron lady che a causa delle sue politiche terribilmente controverse, adottate durante il suo mandato come prima ministra inglese, fece sì che mezza Gran Bretagna ballò sulla sua tomba e l’altra metà la pianse con immensa tristezza? Ecco, la situazione della musica Disco a cavallo tra anni ’70 e ’80 era qualcosa di simile. Una quantità incredibile di persone passava i suoi sabato sera a ballare sulle note della celebre colonna sonora di “Saturday Night Fever” composta dai fin troppo celebri Bee Gees. Una quantità altrettanto importante era pronta a godere davanti a un bel falò di vinili Disco e, per quanto possa sembrare assurdo, questo è esattamente ciò che successe.

Forse “esattamente” non è il termine giusto, nel senso che più che di un falò si dovrebbe parlare di un’esplosione, ma siamo certi che questo dettaglio non cambi la sostanza delle cose: quello che successe la sera del 12 luglio 1979 al Comiskey Park di Chicago ha dell’incredibile.

Antefatto

Il contesto è tanto assurdo quanto difficile da spiegare. La stagione è iniziata da più di tre mesi. La classifica non sorride ai Chicago White Sox, squadra di casa al Comiskey Park. Infatti, finiranno la stagione al quinto posto (su sette squadre) della divisione ovest della Major League Baseball, il massimo campionato statunitense. Le presenze allo stadio risentono del rendimento poco brillante della squadra. Per il 12 luglio è in programma un doubleheader (un doppio incontro tra le due stesse squadre nella stessa sera) contro i Detroit Tigers. Per cercare di riempire qualche seggiolino in più, gli White Sox decidono di ingaggiare un carismatico ventiquattrenne: Steve Dahl.

Steve Dahl, oltre a essere un comico e un controverso conduttore radio molto conosciuto a Chicago, è la perfetta impersonificazione del sentimento anti-Disco che serpeggia specialmente tra gli amanti di musica rock e derivati. I suoi toni sono astiosi e colmi d’odio a livelli difficilmente immaginabili. Un esempio? Van McCoy, storico e prolifico produttore di musica Disco, morì il 6 luglio del 1979, a soli 39 anni; Dahl bruciò il vinile del suo più grande successo, “The Hustle”, per l’occasione.

Il compito inizialmente affidato a Dahl è quello di distruggere tutti i vinili Disco portati dagli spettatori, i quali avrebbero ricevuto uno sconto di 98 centesimi di dollaro in cambio del disco, in una grande esplosione che è previsto abbia luogo tra i due incontri. Una sorta di intermezzo. Non è la prima volta che la dirigenza della squadra di Chicago organizza simili teatrini per rimediare alla mancanza di persone allo stadio.

Gli White Sox si aspettano circa 5.000 persone in più rispetto alle consuete 20.000 presenze. Contano di offrire al pubblico uno “spettacolo” il più possibile controllato e gestibile. Si presentano più di 50.000 persone, per lo più fan di Dahl che hanno accolto il suo appello via radio a portare al Comiskey Park i dischi che vogliono vedere distrutti. La gran parte dei presenti, per stessa ammissione del proprietario Bill Veeck e del figlio Mike, non ha il benché minimo interesse nel doubleheader.

Le varie testimonianze dipingono una situazione che ha sempre più dell’irreale man mano che la si descrive. Fiumi di birra e odore di marijuana in tutto lo stadio, gruppi di ragazzi rimasti fuori dai cancelli che bruciano i dischi in roghi improvvisati, decine e decine di cartelloni del tipo “DISCO SUCKS” e praticamente l’intero personale di sicurezza impegnato a tenere migliaia di persone fuori dall’arena. In mezzo a questo completo delirio Dahl è pronto a iniziare il suo personalissimo show.

Evidentemente è una situazione pronta a esplodere, così come è pronto a esplodere il contenitore con i dischi al centro del campo. E Dahl, sempre evidentemente, non vede l’ora di essere il protagonista di questa esplosione.

L’esplosione

Alle 20:40 l’eclettico conduttore compare sul campo di gioco a bordo di una jeep insieme a un collega e a una modella, vestito letteralmente come un soldato. I tre iniziano a fomentare una già eccitatissima folla. Alcuni spettatori cercano di abbandonare lo stadio, probabilmente prevedendo ciò che sarebbe successo di lì a poco. Il che è pressoché impossibile dal momento in cui la sicurezza ha lasciato aperto un solo cancello per evitare che altre migliaia di ragazzi si introducano al Comiskey Park. Partono cori anti-Disco. Nel momento dell’esplosione, che provoca un enorme buco sul campo e impedisce il prosieguo del doubleheader, le prime migliaia di spettatori iniziano a invadere il terreno di gioco.

A questo punto iniziano a volare decine e decine di vinili che avevano superato i sommari controlli di sicurezza. Alcuni invasori sradicano il tunnel di battuta, altri rubano le basi e altri ancora improvvisano dei piccoli falò per bruciare altri dischi. La dirigenza degli White Sox prova a riportare la situazione alla normalità, ma la sicurezza può gestire al massimo la metà delle persone o poco più. Solo l’arrivo della polizia in assetto anti-sommossa, circa mezz’ora dopo, riesce a frenare la foga dei giovani, di cui 39 vengono arrestati. Circa una trentina di persone vengono ferite nei disordini, alcuni colpiti da vinili lanciati come veri dischi volanti. Non si gioca il secondo incontro.

Le testimonianze video, fortunatamente, sono numerosissime. Alcune, a cui potete rifarvi per maggiori dettagli e curiosità su quella notte, le trovate all’interno di questo articolo.

Epilogo e conseguenze

Una curiosità interessante: Mike Veeck, al tempo direttore promozionale degli White Sox, vide la sua carriera subire un inesorabile declino; il suo vittimismo al riguardo risultò incoerente e ipocrita, per usare degli eufemismi. Nel luglio del 2014, infatti, la squadra di cui è attualmente co-proprietario, i Charleston RiverDogs, organizza la distruzione di alcuni oggetti di merchandising di Justin Bieber e Miley Cyrus come iniziativa promozionale. L’evento fu provocatoriamente chiamato “Disco Demolition 2: You Better Belieb It“. Un vero e proprio sequel del disastro del 12 luglio 1979.

Perché parliamo di disastro? Be’, innanzitutto non serve essere dei grandi appassionati di musica Disco e dintorni per capire che la distruzione della cultura è sempre qualcosa di estremamente negativo. E la musica è sempre in qualche modo cultura, a prescindere dai gusti personali. Non è un caso che Nile Rodgers, leggendario chitarrista e fondatore degli Chic, associò l’evento ai roghi di libri che furono perpetrati nella Germania nazista e che ispirarono il celebre romanzo di Ray Bradbury “Fahrenheit 451“.

In secondo luogo, è più chiaro perché stiamo parlando di “disastro” se prestiamo attenzione alle parole di Dave Marsh, critico musicale che lavorava anche per Rolling Stones: i maschi bianchi dai 18 ai 34 anni sono i più suscettibili a vedere la Disco come il prodotto di omosessuali, neri e latini, perciò sono i più suscettibili a rispondere ad appelli che mirano a spazzare via queste minacce alla loro sicurezza“. Va praticamente da sé che simili appelli siano razzisti e sessisti, ma la radiodiffusione non è mai stata un media particolarmente civile e libertario.”

Ecco una lista di dichiarazioni sparse che rendono bene l’idea di come fu visto e giudicato questo episodio all’epoca:

“Birra e baseball vanno d’accordo e sono andati d’accordo per anni. Ma credo quei ragazzi stessero facendo altro oltre a bere birra”

George Lee “Sparky” Anderson, manager Detroit Tigers

“Non sarebbe successo se avessero organizzato una serata country o western”

Richard Cooper Wortham, lanciatore Chicago White Sox (texano)

“Nel momento in cui il primo ragazzo scavalcò la recinzione ed entrò in campo, capii che la mia vita era finita!”

Mike Veeck, direttore promozionale Chicago White Sox

“Ho sempre creduto che fosse una decisione economica, un’idea creata da qualcuno le cui basi economiche erano influenzate negativamente dalla popolarità della musica Disco. Quindi hanno adottato la mentalità della massa”

Gloria Gaynor, cantante Disco

“A seguito dell’imprevisto successo commerciale di Saturday Night Fever, le maggiori case discografiche avevano iniziato a investire pesantemente in un suono di cui la loro classe dirigente etero bianca non si interessava, e quando la sovrapproduzione di musica Disco coincise con una profonda recessione, l’omofobica (e anche, per molti aspetti, sessista e razzista) campagna “disco sucks” è culminata in un rogo da record”

Tim Lawrence, docente University of East London

“Un’ovvia spiegazione per la Disco Demolition Night potrebbe essere incentrata sul desiderio dei fan del baseball bianchi della classe operaia di contrapporsi una forma d’arte che associavano ad afroamericani, gay, lesbiche e latini”

Joshua Michael Zeitz, storico

Insomma, nonostante Dahl abbia cercato a più riprese dal 1979 pressoché ai giorni nostri di “difendere” la Disco Demolition Night, negando categoricamente ogni accusa di omofobia, sessismo e discriminazione, quella serata rimane, comprensibilmente a detta dei più, una macchia vergognosa sulla storia della musica da ballo e non.

Gli effetti negativi di ciò che a primissima vista può sembrare un innocente momento di goliardia tra giovani alterati, però, non si fermano qui. Non solo, infatti, fu vista come un’iniziativa grave e fortemente discriminatoria, ma è tutt’ora considerata una delle cause principali dell’inesorabile declino vissuto dalla musica Disco proprio in quegli anni.

Intendiamoci, Dahl e compagni non erano sicuramente i soli a voler spazzare via la Disco, anzi. Come anticipato a inizio articolo, una buonissima parte della popolazione statunitense dell’epoca condivideva, magari con toni meno astiosi, le idee di Steve Dahl. Il Time descriveva la Disco come un “diabolico tonfo-grido”, mentre Billboard sottolineò con una evidente nota di piacere la “caduta” della musica Disco, quando “My Sharona” dei The Knack interruppe nello stesso 1979 una sequela apparentemente interminabile di singoli Disco alla vetta delle classifiche.

Fatto sta che il 12 luglio 1979 rimane “il giorno in cui la Disco morì” e l’unica speranza che ci sentiamo di nutrire, nonostante le sonorità tipiche del genere stiano vivendo un evidente revival (che suona quasi come un “vaffanculo” a Dahl e a chiunque volesse cancellare la Disco), è quella che un simile episodio non si ripeta in futuro, a prescindere dall’odio che può suscitare un qualsiasi genere musicale.

Perché la musica è sempre cultura ed è la storia a insegnarci che la cultura non si elimina certo con un rogo.