A venticinque anni dalla prima pubblicazione, Tresor riporta in vinile e digitale “Fusion Flats” insieme alla ristampa di tutti gli album dei Drexciya.

I Drexciya restano una delle esperienze più radicali e misteriose nate dalla seconda ondata techno di Detroit. Attivi tra il 1992 e il 2002, James Stinson e Gerald Donald hanno costruito un universo sonoro e simbolico che ha ridefinito l’electro, unendo tecnologia, spiritualità e politica afro-futurista. 

Il loro nome rimanda a un mito afroamericano concepito dall’artista di Detroit Abdul Qadim Haqq: una civiltà sottomarina popolata dai figli non nati delle donne africane gettate in mare durante la tratta degli schiavi. Cresciuti negli abissi come guerriglieri anfibi, questi esseri immaginari rappresentano una forma di resistenza e rinascita, un mondo che si rigenera nel liquido profondo dell’oceano. È in questo spazio liquido e mitologico che nasce la musica dei Drexciya: un flusso di bassline elettriche, segnali distorti e paesaggi sonori che raccontano lotta, fuga e libertà.

Per oltre un decennio, il progetto si è mosso nell’assoluto anonimato: nessuna foto, nessuna apparizione pubblica, nessun contatto con il mondo esterno. Stinson, riconosciuto solo dopo la sua morte come la mente principale del gruppo, vedeva nella techno una forma di comunicazione diretta, quasi spirituale. In una rara intervista condotta nel maggio 2002 negli studi della stazione pubblica WDET-FM di Detroit, con Liz Warner (all’epoca conosciuta come Liz Copland), Stinson spiegava come la musica dei Drexciya venisse dall’interno, senza contaminazioni esterne, e come fosse importante che il messaggio passasse attraverso la musica e non attraverso la persona che li produceva.

Oggi, a venticinque anni di distanza, Tresor riporta in superficie parte di quell’eredità con la reissue dell’EP “Fusion Flats”, originariamente pubblicato nel 2000. Il disco, disponibile dal 7 novembre, sarà ristampato in vinile e pubblicato per la prima volta in digitale e streaming, e include remix di Octave One, Kaotic Spacial Rhythms e 043 Chaos, con una nuova copertina firmata dall’artista Matthew Angelo Harrison, già autore delle grafiche per le precedenti reissue dedicate a Drexciya. Parallelamente, Tresor ristamperà in vinile l’intero catalogo del gruppo presente nella propria etichetta, comprensivo di album e EP, e pubblicherà una limited edition in cassetta di “Neptune’s Lair”. Non si tratta quindi solo di un’operazione d’archivio: la ricontestualizzazione storica di queste uscite sottolinea quanto la visione dei Drexciya resti attuale.

Un esempio? Nel 2010, il cortometraggio sperimentale “Drexciya” di Akosua Adoma Owusu, presentato al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano nel 2011, portò sul grande schermo l’universo sommerso del gruppo. Ambientato in una piscina pubblica abbandonata ad Accra, in Ghana, il film racconta la vita dei figli non nati di donne africane gettate in mare, che imparano a respirare sott’acqua.

Le ristampe di Tresor permettono oggi di rivivere quell’universo. Non è solo un ritorno al passato, ma un invito a tuffarsi nell’abisso, a esplorare correnti sonore e miti sommersi che continuano a parlare con forza anche alle nuove generazioni. “Fusion Flats” e l’intero catalogo ristampato non sono quindi solo pezzi da collezione, ma mappe sonore per chi vuole esplorare la profondità di un’arte che non smette mai di sorprendere, che sa ancora parlare a chi cerca qualcosa oltre la superficie.