twenty seven − = nineteen

Questa mattina, a sorpresa, l’artista Four Tet ha rilasciato sui suoi profili ufficiali “Two Thousand and Seventeen”, il nuovo singolo.

L’eclettico artista inglese Kieran Hebden, a.k.a. Four Tet, ha rilasciato oggi “Two Thousand and Seventeen“. Il brano è uscito in anteprima su BBC Radio 1, e poi sui suoi profili ufficiali. E’ una produzione strumentale di circa quattro minuti estratta come esempio più rappresentativo di quello che l’artista stesso ha dichiarato essere stato un periodo di dieci mesi passato a produrre musica.

L’ultimo album in studio di Four Tet risale al 2015 e parliamo del particolarissimo “Morning/Evening“, suddiviso in due lunghissime tracce da venti minuti l’una e permeato di spiccati sapori orientali, in particolare i due canti sacri provenienti dalla tradizione indiana che fanno da filo rosso lungo il disco.

A questo è seguito il rilascio gratuito dell’album “Randoms“, il quale più che altro è una raccolta di brani unreleased che attraversano il periodo 1996-2003 dell’artista, e non un vero e proprio album.

Speriamo quindi che questo lungo periodo di ispirazione e creatività per Four Tet si riveli essere stata la gestazione di un nuovo LP, un nuovo lavoro denso e fuori dai canoni proprio come ciò che ci aspetteremmo da un artista eclettico come lui, che attinge sonorità da altri generi musicali e trae gioielli musicali anche da mondi molto lontani (e probabilmente anche legati alle sue radici). Chissà.

Ad ogni modo, possiamo per ora ascoltare la celestiale “Two Thousand and Seventeen”. Il brano è delicato, che ci accompagna con calma su un beat puramente downtempo, vagamente a metà strada tra il trip-hop e la chillout. Protagonista assoluta è l’improvvisazione di santur indiano che sentiamo passeggiare su e giù per tutta la durata. Si tratta di uno strumento a corda che si suona con delle sottili bacchette, presente in quasi tutte le tradizioni musicali che abbracciano un’area geografica che spazia dall’India all’Italia, in molte varianti (un altro esempio utilizzato nella musica elettronica lo si può ritrovare anche nel brano “Come Down to Us” di Burial).

Ecco qui la nuova traccia: