forty one − thirty eight =

Fra pochi giorni a Barcellona avrà luogo il DGTL 2019 con una line-up che anche quest’anno propone solamente il meglio della musica elettronica internazionale.

Tra il 23 ed il 24 agosto a Parc del Fòrum di Barcellona, si esibiranno per la versione estiva del DGTL festival, decine e decine di artisti seguiti da tutto il mondo tra i quali spiccano Jeff Mills, Seth Troxler, Jeremy Underground, Paco Osuna, Tale Of Us, Marco Carola, Len Faki ed Henrik Schwarz come vi abbiamo raccontato qui:

DGTL Barcelona 2019: ecco la prima ondata di nomi

Inoltre, in occasione del festival, abbiamo avuto l’onore di intervistare Henrik Schwarz: artista proveniente dal sud della Germania, un veterano della scena tedesca, nonchè uno dei punti di riferimento di Innervisions. Da sempre maestro nell’arte del djing, negli ultimi anni il tedesco ha fatto delle esibizioni live uno dei suoi punti di forza. In questa edizione del festival potremo ascoltarlo nel suo classico live set sabato 24 agosto dalle 23.30 all’1.00 nello stage “Modular” .

DGTL 2019 Line Up

Ecco cosa ci ha raccontato in esclusiva Henrik Schwarz:

ITA – ENG

1) Ci sono dei dischi a cui sei particolarmente legato?

Ce ne sono molti, ovviamente. Se però dovessi fare una collezione dei miei preferiti, questa conterrebbe sicuro dischi di  James Brown, Herbie Hancock, Boogie Down Productions, Pharoah Sanders, Jeff Mills, Sun Ra, Arthur Russel, Maurice Ravel.

2) Ad un certo punto della tua carriera hai sentito il bisogno di andare oltre il puro e semplice dj set, mettendo la tua musica al centro dell’esibizione. Come è successo? Quando hai iniziato a sentire il bisogno di esibirti in un live?

Sono sempre stato affascinato dall’idea di eseguire musica elettronica live. Comunque nei miei primi tentativi di suonare dal vivo con drummachines e synth ho trovato molta difficoltà perché dovevo portare tutto questo equipaggiamento sul palco, collegarlo e non sono mai stato davvero contento del risultato. Il suono non era giusto e ho notato che con sole due mani era veramente difficile creare un suono che per me avesse un senso. Così quando ho comprato il mio primo portatile nel 1999 è cambiato qualcosa aggiungendolo al setup insieme ai giradischi. Non è stato molto flessibile, ma almeno mi ha dato l’opportunità di aggiungere dei loop ai vinili che suonavo. È stato un inizio difficile, il computer a volte si spegneva in modo anomalo. Fortunatamente i miglioramenti della tecnologia mi hanno aiutato. Negli ultimi 20 anni, è stato questo il tipo di ricerca che ho fatto.

3) Che cosa ha significato Innervisions per la tua carriera?

Penso che quando ci siamo incontrati siamo stati tutti felici di incontrare musicisti simili a noi. Nessuno pensava potesse durare così a lungo e che la cosa sarebbe andata così tanto avanti. Per me ha significato l’opportunità di condividere pensieri e musica con persone che viaggiavano sulla mia stessa lunghezza d’onda.

4) Pensi che prima o poi ti rivedremo suonare con Frank Weidemann aka Schwarzmann? Quali sono stati gli elementi che hanno contribuito a creare un’armonia così forte fra te e Frank?

Di sicuro. Abbiamo suonato molti spettacoli insieme e diventa sempre di più
naturale quando lo facciamo. Ci fidiamo molto gli uni degli altri e questo crea un
molta libertà quando suoniamo. Molte volte ancora oggi quando spinge i tasti penso “Oh yeah!”. Vale molto …

5) Per quanto riguarda il progetto con Bugge Wesseltoft e Dan Berglund; ho avuto il
piacere di ascoltarti dal vivo a Barcellona qualche anno fa e penso sia stata una delle migliori esibizioni a cui abbia mai assistito. Ci puoi dire come è nato questo progetto e come è stato sviluppato, inserendo la musica elettronica in un panorama musicale molto più ampio e contemporaneo? Qual’era il tuo scopo originale?

Grazie! Io e Bugge ci siamo conosciuti grazie ad un amico in comune. La sua intuizione di lavorare insieme fu giusta, tanto che già alla nostra prima esibizione insieme, mi accorsi che c’era un legame forte fra noi. L’idea di base era quella di usare l’improvvisazione del Jazz e applicarla in un processo in cui fosse coinvolto un computer. Di solito nel Jazz si hanno due o più musicisti che comunicano con gli strumenti in maniera molto spontanea. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2009 sentivo che pian piano io ed il computer stavamo diventando sempre più veloci nel rispondere in tempo reale a un musicista. Questo significa che puoi improvvisare. Ovviamente il risultato non è musica Jazz. Abbiamo fatto il nostro primo album come duo e allora capimmo che l’idea poteva espandersi. Fu allora che Dan Berglund si unì a noi col basso e siamo diventati un trio.

6) Ora parliamo del progetto in cui sei il personaggio principale, con Jules Buckley e la Metropole Orchestra. Cosa ti ha fatto esplorare il tuo suono così profondamente da sentire il bisogno di integrarlo con il supporto di un’intera orchestra? Come può la musica elettronica interagire ed essere integrato con un’orchestra jazz?

E’ un discorso molto complesso e richiedere una risposta molto lunga. Ma per farla breve, penso di poter dire di averlo fatto per me stesso, per imparare. Me ne sono reso conto solo al termine del progetto. Con un’orchestra devi capire che il suono è creato in un modo molto diverso. Nella musica elettronica possiamo suonare strutture musicali molto semplici e suonano alla grande perché usiamo i sintetizzatori per portare complessità nel design del suono.  Se suoni la stessa struttura musicale con un orchestra potrebbe sembrare piuttosto noiosa e piatta. Il processo di creazione di un suono interessante è molto diverso. Devi scrivere ogni singola voce e per ogni voce che usi molti strumenti diversi per creare un suono interessante. Quindi devi essere molto più consapevole di ciò che fai e del perché lo fai. Quindi credo che la prospettiva di un musicista elettronico che suona con orchestra sia molto diversa da un compositore classico. Questo lavoro può portare a risultati molto interessanti nonostante siamo ancora all’inizio e siamo noi stessi i primi a dover imparare ancora molto.

7) Cosa c’è nel futuro di Henrik Schwarz?

Torno a dedicarmi alla musica elettronica con molta gioia e tante cose nuove. Durante i grandi progetti che ho portato avanti negli ultimi anni ho accumulato molta musica elettronica sul mio portatile che devo necessariamente terminare. Mi sto dedicando a questo e spero di poter far uscire molta roba presto.

Inoltre ho anche pubblicato un nuovo album con “Alma String Quartet” di Amsterdam. Si chiama CCMYK e faremo alcuni show presentando questo progetto il prossimo anno. Sono molto contento di questo disco.

E ho appena pubblicato un nuovo singolo venerdì scorso sulla mia etichetta SUNDAY-MUSIC RECORDS. Si chiama WHERE’S MY MUSIC e spero sia solo il primo di una lunga serie. Per maggiori dettagli www.henrikschwarz.com .

Sto anche lavorando a un plug-in per un sintetizzatore e un plug-in per un sequencer. Se siete interessati presto saranno disponibili su www.schwarzonator.com 

ENGLISH VERSION

1) Are there any records you are particularly attached to?

Many of them of course. But a personal collection of favourites would contain James Brown, Herbie Hancock, Boogie Down Productions, Pharoah Sanders, Jeff Mills, Sun Ra, Arthur Russel, Maurice Ravel.

2) In a certain moment of your career you felt the need to go further than the pure and simple dj set to perform in a kind of show that would put your music at the center. How did this happen? When did you start to feel the need to perform actual live music?

I have always been fascinated by the idea of performing electronic music live. However my first attempts to play live with drummachines and synths I found very difficult because I had to bring all this gear to the stage, connect it and I was never really happy with the result as the sound was not right and I felt with only two hands it is difficult to control all the gear in a way that made sense to me.

So when I bought my first laptop in 1999 I felt things changed and I added it to my DJ Setup with turntables. It was not very flexible back then but at least I was able to play some loops together with the vinyl I played. It has been a rough start with the computer crashing all the
time but technology and software improved over the years and that has been my quest for the last 20 years now.

3) What did the meeting with the Innervisions crew mean for your career?

I think when we first met we were just happy to find likeminded musicians. None of us knew this would go for so long and develop so much. For me it gave me confidence to share thoughts and ideas in a group with people that were on the same track.

4) Do you think that sooner or later we will see you performing alongside Frank Weidemann as Schwarzmann? What were the elements that contributed to creating such a strong harmony between you and Frank?

For sure. We played many shows together and it gets more and more natural when we do that. We trust each other a lot and that creates a lot of freedom when we play. Many times still today he hits the keys and I am like „Oh yeah!“. That is worth a lot …

5) As for the project with Bugge Wesseltoft and Dan Berglund; I had the pleasure to listen to you live in Barcelona a few years ago and I think it was one of the best performances I’ve ever attended. Can you tell us how this project was born and how it was developed, that inserts
electronic music in a much wider and contemporary musical panorama? What was your original purpose?

Thanks! It started all with Bugge and me being connected by a common friend of us. His intention that we might work well together was right because already on our first concert, where I joined Bugge for an encore, we felt there is a very strong connection between us. The basic idea is to use the Jzz blueprint of improvisation and apply it to a process where a computer is involved. In jazz you usually have two or more players that communicate with instruments in a very spontaneous way. When we started working together 2009 I felt the laptop + software + me were just becoming fast enough to answer an acoustic musician in
realtime. And that means you can improvise. Of course the result is not Jazz music. We did our first album duo and after the release we felt we can expand the idea. That was when Dan Berglund joined us as a bass player and we became a trio.

6) Now let’s talk about the project in which you are the main character, with Jules Buckley and the Metropole Orchestra. What made you explore your sound so deeply that you felt the need to integrate it with the support of an entire orchestra? How can electronic music interact and be
integrated with a jazz orchestra?

This is a very complex one and it would require a very long answer. But to keep things short I think I can say I did this to learn for myself. But I realised it only when the project was finished. With an orchestra you have to realise that the sound is created in a very different way.
In electronic music we can play very simple musical structures and they sound great because we use synthesisers to bring complexity into the sound design. If you just play the same musical structure with an orchestra it might sound pretty dull and flat. The process of creating an interesting sound is very different. You have to write every single voice and for each voice you use many different instruments to create an interesting sound. So you have to be much more aware of what you do and why you do it. So I believe that the perspective of an electronic
musician on orchestra sound is very different than a classical composers perspective. This can lead to interesting results but we are only at the beginning as we all still have to learn a lot in this field.

7) What’s in Henrik Schwarz’s future?

I am back to electronic music with a lot of joy and new things I have learned. With all the big projects I did in the last few years I have collected a lot of new electronic music on my harddisc that needs to be finished. I am currently doing that and I hope a lot will come out soon.

Also I have just released a new album with the lovely ALMA String Quartet from Amsterdam. It’s called CCMYK and we will be playing some shows with this new program next year. I am very happy with this record.

And I have just released a new single last Friday on my own labe SUNDAY-MUSIC RECORDS. It’s called WHERE’S MY MUSIC and I hope it is just the first one from many new releases to come. More on www.henrikschwarz.com [1]

I am also working on a synthesiser plug-in and a sequencer plug-in. Hope they will be finished soon as well. If you are interested in that it will soon be available at www.schwarzonator.com

Alberto Romano e Alessio Bressan