forty eight − = forty one

In questo capitolo numero 30 della nostra podcast series, vi proponiamo la musica e le parole dell’artista che è anche il cuore della DB Artists Crew: Idriss D.

Questa settimana siamo felicissimi di ospitare nella nostra Internal Selection uno dei dj e producer più attivi sulla scena musicale internazionale: con la sua label, la sua agenzia e il suo party, Idriss D sta portando la sua filosofia e il suo modo di fare musica nelle consolle delle più grandi realtà europee.

Dal Club de Visionaere di Berlino al Macarena di Barcellona, dal Plastic di Milano al Weetamix di Ginevra, Idriss D sta facendo ballare migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Idriss, bentornato su Parkett. Come spesso ti definisci, sei un artista italiano d’adozione. La tua carriera si è sviluppata in club come Cocoricò, Echoes e Maffia Club, istituzioni della nostra penisola che ti hanno permesso di crescere e arrivare a palcoscenici internazionali come Barcellona, Berlino e Ibiza. Qual è, secondo te, l’attuale stato di salute del clubbing?

Ciao ragazzi e grazie dell’invito. Secondo me l’Italia è stata la nazione più importante per il clubbing e la promozione degli artisti in Europa. Questo paese ha infatti permesso a moltissimi dj e producers di affermarsi e penso che senza il pubblico italiano molte carriere sarebbero andate diversamente. Non dimentichiamo il ruolo fondamentale dell’Italia come trampolino di lancio per i grandi palcoscenici di Ibiza: credo che le due realtà siano strettamente connesse e abbiano bisogno l’una dell’altra per poter continuare a proporsi come scene musicali di alto livello. Il clubbing italiano, come un po’ anche il clubbing europeo ha vissuto momenti di crisi: la chiusura dei locali e la crisi economica sono fattori determinanti, che non permettono ai clubbers di uscire e di spendere. Inoltre, la mala gestione amministrativa dei locali ha contribuito abbondantemente al break down definitivo.
Detto ciò, io sono ottimista e molto affezionato a l’Italia è l’italiano come cultura e modo di fare e sento che c’è una nuova generazione di promoter che ha voglia di organizzare serate con una visione contemporanea ben precisa su come fare il booking, sono preparati e promuovono molto bene i propri party: big up per l’Italia.

Negli ultimi anni abbiamo notato la tua tendenza ad esibirti in club che non oltrepassano le 5/600 persone e di prediligere queste situazioni rispetto agli spazi e ai format più grandi. Ci puoi raccontare da dove nasce quest’esigenza?

La scelta di suonare solamente in club che possano contenere dalle 500 alle 800 persone viene dalla necessità di connettermi con il pubblico. Solitamente in queste situazioni non ci sono altri headliners e ho la possibilità di esprimermi al meglio e di creare un dialogo che mi faccia avere un livello di attenzione alto da parte del dancefloor. Credo che la relazione con il pubblico sia fondamentale durante un dj set: se non si crea quell’alchimia è difficile potersi esprimere al meglio come dj e artista.

Nella tua carriera ti abbiamo visto creare e sviluppare due grandissimi e ambiziosi progetti. La label Memento e l’agenzia DB Artists, entrambe nate nel 2006. Ci spieghi un po’ qual è il concept che sta dietro a queste due realtà?

Memento e DB Artist nascono entrambe nel 2006 con obiettivi e finalità simili. Con DB Artists faccio del mio meglio nello scegliere e proporre solamente artisti e musica di qualità: l’agenzia cresce e si sviluppa costantemente grazie al lavoro continuo di un team eccezionale che, a volte, rimane operativo anche 17 ore senza sosta per promuovere artisti, releases e showcases selezionati e gestire tutta la parte logistica. Non a caso, siamo una delle pochissime agenzie a non aver mai lavorato con nessun artista EDM e questo la dice lunga sulla nostra filosofia. Per quanto riguarda Memento è una label che dal 2006 vanta un catalogo in vinile, anche quando il vinile non era così di moda come lo è oggi, in piena epoca del boom del digitale. Inoltre, l’etichetta sta girando l’Europa con degli showcase che propongono un concetto completamente differente di party. “Memento Takes Over è infatti uno party completo che accompagna dall’inizio alla fine il pubblico attraverso un percorso musicale e culturale: già dal flyer una persona viene attratta e spinta ad approfondire il tema della serata, che ha sempre come protagonista una grande donna del passato e che punta a fare in modo che le persone si interessino e vengano sensibilizzate anche a temi che non sono strettamente (e apparentemente) legati al clubbing. Memento Takes Over vuole promuovere la cultura e l’importanza della donna dentro e fuori dal club, e penso che sia un’idea davvero importante per incuriosire chi viene ad ascoltarci e obbligarlo, in un certo modo, a studiare la storia dell’eroina della serata . Il primo showcase di marzo andato in scena al Plastic di Milano era dedicato ad Amelie Jenks Bloomer, mentre il Vinile 45 di Brescia ci vedrà protagonisti con Kenny Larkin il prossimo 22 giugno.

Idriss D

Per quanto riguarda il progetto Memento XS, che possiamo definire ormai una residency storica della label nel cuore di Barcellona al Macarena club. Come nasce e si sviluppa un progetto di questo tipo, che promuove un clubbing per “pochi intimi” in una serata, quella del lunedì, dove solitamente le persone non escono per andare nei club?

Memento XS è un format che valorizza e mette al centro dell’attenzione la musica. Siamo partiti con due fan in pista e veramente non ci credeva nessuno tranne Gustavo e Ivan, i due titolari, e il mio caro team che mi appoggia e sostiene continuamente; da lì abbiamo creato una serata che ora ospita gli artisti del roaster Memento insieme ad altri nomi che supportano il nostro lavoro e la nostra filosofia. Al Macarena proponiamo dj set lunghi, che facciano divertire il pubblico accompagnandoli in un percorso che ha bisogno di attenzione per comprendere al meglio la direzione che prenderà la serata. Da questa nottata è importante che il clubber esca felice dopo un’esperienza musicale completa e al tempo stesso intima. Anche qui non vogliamo headliners ma cerchiamo di promuovere e dare la possibilità ai giovani di esprimersi. Memento XS non deve dipendere dai nomi ma deve creare curiosità. In questi tre anni siamo riusciti a sviluppare e far crescere una realtà solida senza essere costantemente sotto i riflettori ma lavorando come crew e mettendo a centro la proposta musicale. Facciamo circa 55 date al anno: non abbiamo bisogno di nessun headliner ma solo gente che sa mettere i dischi, dei nostri fan fedeli e dell’aiuto di Dio.

Sappiamo che hai un rapporto speciale con Luciano, uno degli artisti più importanti della scena internazionale. Ti vediamo spesso al suo fianco e accompagnarlo durante le sue performance nel territorio nazionale e internazionale. Come nasce questo rapporto d’amicizia con lui?

Luciano per me è più di un amico. Potrei definirlo da tanto tempo un fratello, un fratello che puoi abbracciare, con cui puoi litigare ma che poi riabbraccerai… Oltre a condividere una grande passione per la musica ed occuparci delle stesse cose, molto spesso condividiamo anche momenti in famiglia. Abbiamo un rapporto molto equilibrato e bilanciato: sono sempre stato convinto che fosse un genio e, adesso che lo conosco bene, posso tranquillamente affermare che sia un genio all’ennesima potenza.

C’è un media che ti sta particolarmente a cuore: la radio. Al momento c’è qualche realtà italiana che ti senti di segnalare?

Ti dirò, io credo che per avere dei programmi radio all’altezza serva innanzitutto un buon background. Ritengo che sia un insulto alla nostra cultura musicale il fatto che non ci sia un programma fatto esclusivamente di proposte musicali. Ormai tutto ruota attorno alla pubblicità, la musica passa sempre in secondo piano. Al giorno d’oggi si riesce ad avere degli ascoltatori proponendo delle playlist, ma le persone del settore non sono più incluse e stimolate da progetti come questi...

Che tipologia di podcast ci proponi quest’oggi?

Non mi piace registrare podcasts in studio. Secondo me è un fake set, perché si mettono sempre i dischi più intellettuali ma che, alla fine, di questi suoni solo il 20% oppure, in studio, molti vogliono dare un messaggio che poi non corrisponde a realtà. I pochi podcasts che pubblico li devo registrare in piena serata e questo l’ho registrato al Weetamix di Ginevra qualche giorno fa: non c’è migliore modo per potere capire il mio atteggiamento-moody in serata. Dico “moody” perché posso passare da un estremo a un altro in un pass pass. Non è follia ma lo faccio per tenere il dancefloor impegnato e sorprenderlo spesso. Questo è il segreto per fare ballare; suonare dischi di 9 minuti dall’inizio alla fine non fa parte del mio modo di suonare.

C’è un disco a cui sei particolarmente legato e che non togli mai dalla borsa?

Un disco che ho sempre con me ma che non sarà presente nel podcast è “” Man Friday remix di Larry levan; diciamo che si adatta meglio come disco per chiudere il set.

Come ultima domanda ci piacerebbe indagare un po’ sulla scelta di utilizzare il vinile e sul tuo setup ideale, che combina i piatti a un mixer rotary.  Vuoi raccontarci qualcosa in merito?

Ho un rapporto molto particolare con il vinile per chi non conoscesse la mia storia: appena arrivato in Italia ho ricominciato a vendere dischi per potere mangiare e campare di musica per cioè importavo dischi ogni settimana e li facevo ascoltare ad amici dj nel salotto del mio bilocale (in affitto) a Mantova oppure al telefono facevo sentire dei clip dei due lati e poi spedivo. Molti amici dj passavano apposta da Mantova per potere avere certi dischi. Sono ritornato al vinile circa sei o sette anni fa perché mi mancava la ricerca intensa, la concentrazione e per non suonare cioè che suonano tutti. Memento è dal 2006 che sforna vinili quindi è giusto che mi porti la mia valigia di dischi dietro e che suoni quello che c’è al suo interno.

Rotary mixer perché ? Cercavo un rotary analogico che avesse una qualità alta per suonare con i vinili e un isolator adeguato alle mie esigenze ; avevo preso il Rane MP2016 S che aveva anche il crossfader e un suono molto caldo e, nonostante l’isolator limitato, mi dava un buon risultato. La scomodità era il suo unico problema. Successivamente sono passato al Taula 4 e posso affermare tranquillamente che sia il miglior rotary in circolazione : 4 canali send-return, portatile, un isolator completo con un low da 0 a 300hz e uno switch by pass per usarlo velocemente con pre set fatti. Me lo porto con me spesso e la differenza si sente subito!