− five = one

Musicista fin dalla tenera età di 8 anni, quando studiava pianoforte, nel tempo la sua vena artistica è cresciuta a dismisura diventando un’istituzione della scena dub techno. Owner dell’etichetta Steadfast, abbiamo qui il piacere di presentarvi Brendon Moeller.

Ciao Brendon.
Abbiamo visto che sei nella speciale Top 1000 dedicato ai DJ su Resident Advisor: che cosa ne pensi delle classifiche dedicate agli artisti? E secondo te, come influisce sull’immagine di un DJ?

BRE: Interessante, non ne avevo idea. Crescendo pongo meno attenzione a fatti come questi. Si tratta di una distrazione dal lavoro a portata di mano, che per me è quello di evolvermi come musicista e connettermi sì con le orecchie della gente ma si spera soprattutto con il loro cuore e la loro mente. Sono un dj dall’età di 18 anni, ma prima di tutto mi considero un musicista. Il mio obiettivo è quello, quando sono in grado, di comporre e registrare la mia musica quando sono ispirato.

Negli ultimi anni c’è stata un’enorme diffusione della musica digitale, ma ultimamente sembra esserci il rilancio di quella effettuata con vinili. Qual è la tua opinione?Esprimi una critica e una cosa a favore del digitale e del vinile.

BRE: Non mi importa dei diversi formati e dispositivi / strumentazione da DJ, la cosa più importante per me è la musica. Ovviamente voglio che la musica sia presentata nel formato con il migliore suono possibile, suonare un MP3 del cavolo su un grande sistema è irresponsabile.

E’ sempre bello assistere ad una performance dal vivo, ascoltarla e godersela: quali sono i principali vantaggi di essere in grado di eseguire un live per un artista? Inoltre, qual è la vostra attrezzatura corrente?

BRE: Beh il vantaggio di presentare la vera visione della mia musica e le mie abilità come musicista. Il mio set up attuale include Elektron Rytm, A4 e Octatrack, Acidlab bassline, Boss Space Echo e Synthrotek Nandamonium.

La tua carriera ha visto un sacco di gigs in tutto il mondo. Riessci a ricordare alcune tracce, siano esso tue o di altri artisti, che animavano il club nel corso degli anni? Quei brani che hanno tenuto la folla ipnotizzata o che ti hanno trasmesso un vero senso di collegamento con i clubbers?

BRE: Certo, ricordo: Global Communication – The Way, Basic Channel – Octagon, Mono Junk – Channel B, Aphex Twin – Actium, The Orb – Blue Room, Bandulu – Antimatters album

Tornando alle tue performance, siamo davvero curiosi di sapere qualche informazione ad esse correlate. C’è qualcosa che si è abituati a fare prima di suonare, un tipo di routine, forse?

BRE: Beh prima di suonare, pratica, pratica e ancora pratica. Conoscere i propri strumenti ed essere in grado di fare scelte spontanee sul palco è importante per me. La fortuna favorisce i preparati. Vorrei essere in tour più spesso ma non posso fare più voli di lunga distanza. Soffro di claustrofobia cronica, quindi i voli di durata superiore alle 3 ore in realtà mi influenzano negativamente. Dopo essere svenuto due volte su dei voli lunghi, ho deciso di tirarmi indietro.

Notiamo che utilizzi 2 alias artista per i remix in questi giorni, che possono essere ascoltati sulla release di Subspec. Ci puoi spiegare lo scopo di utilizzare entrambi i tuoi progetti e cosa simboleggiano musicalmente ognuno di loro?

BRE: Dunque, non vi è alcun suono preciso per ogni moniker, li utilizzo più per aiutarmi a far fronte alla quantità di musica che creo. Ci sono stati momenti in cui le cose sono sembrate essere abbastanza distinte tra i due personaggi, ma alla fine i miei alias facilitano la mia produzione!

Tutti gli artisti hanno il loro viaggio mentale: questo crea l’opera d’arte. Potresti spiegare il suono, la musica, la melodia del tuo viaggio? E’ possibile tradurlo in parole?

BRE: Il mio viaggio è quello di creare una musica che tocca i cuori, le menti e le anime delle persone. Mi piace essere nel mio studio a sperimentare suoni e controtempi perchè ciò mi garantisce un piccolo magico elisir di felicità per la mia anima, mi fa andare avanti fino al successivo lavoro.

English Version

Hi Brendon! We have seen you are in the special Top 1000, dedicated to DJs, on Resident Advisor: what do you think about the charts dedicated to the artists? And in your opinion, how does it affect on the image of a DJ?

BRE: Interesting, I had no idea. The older I get the less attention I pay to stuff like this. It’s a distraction from the task at hand, which for me is to evolve as a musician and connect with people’s ears and hopefully after that their heart and mind. While I have DJ’ed on and off since the age of 18, I first and foremost consider myself a musician. My aim is to compose, record and release as much music as I’m inspired and able to make.

In recent years, there has been a huge spread of digital music, but lately it seems to be a reviving desire to perform with vinyls. What is your view? Tell us a critique and one thing in favour of digital and vinyl for you.

BRE: I don’t really care about all the different formats and devices/ DJ tools, the most important thing for me is the music. Obviously I want the music to be presented in the best sounding format possible, playing a crappy bitrate MP3 on a great system is irresponsible.

A live performance is always nice to be able to listen to and enjoy, what are the main advantages of being able to perform live for an artist? Also, what does your current equipment set up consist of?

BRE: To present your true vision and skills as a musician. My current set up includes Elektron Rytm, A4 and Octatrack, Acidlab bassline, Boss Space Echo and Synthrotek Nandamonium.

Your career has included lots of worldwide gigs. Can you remember some tracks, be it your own or by other artists that really delivered in the clubs over the years? Those tunes that got the crowd hypnotised or that you felt a real connection with whilst playing to the clubbers?

BRE: Sure, Global Communication – The Way, Basic Channel – Octagon, Mono Junk – Channel B, Aphex Twin – Actium, The Orb – Blue Room, Bandulu – Antimatters album

Going back to your performance, we are really curious to know some background related to it. Is there anything that you are used to doing before playing, a kind of routine perhaps?

BRE: Well, practice, practice and more practice. Knowing your instrument and being able to make spontaneous choices on stage is important for me. Luck favors the prepared. I wish I was touring more, but I can’t do that much long distance flying anymore. I suffer from chronic claustrophobia, so flights longer than 3 hours really affect me. After collapsing twice on long flights I decided to pull back.

We notice that you like to use 2 artist aliases on remixes these days, which can be heard on the Subspec release featured here. Can you explain the purpose of using both and what each one has to put across sound wise for you?

BRE: Well, there is no definite sound for each moniker, it’s more about using the aliases to help me cope with the amount of music I create. There have been moments where things have seemed to be distinctly this or that, but ultimately the monikers facilitate my output! 

All artists have their own mental journey: this creates the work of art. Could you explain your sound, your trip? Could you put it into words?

BRE: My trip is to create music that touches people’s hearts, minds and souls. I love being in my studio experimenting with sounds and jamming because I’m always guaranteed of a little magic happening as a result of this and that magic is like an elixir for my soul, keeps me going until the next one.