Domenico Crisci

Intervista: Domenico Crisci, dal nuovo album su MORD alla sua nuova visione artistica

16 Maggio 2026

In occasione dell’uscita del suo prossimo lavoro discografico su MORD, Domenico Crisci si racconta per la prima volta ai nostri lettori.

Nel panorama della musica elettronica italiana esistono pochi artisti che, nel corso degli anni, siano riusciti a costruire un’identità tanto riconoscibile quanto rispettata a livello internazionale quanto Domenico Crisci.

Un percorso fatto di ricerca, coerenza e visione, che lo ha portato a esibirsi in alcuni dei contesti più importanti della scena clubbing mondiale, mantenendo sempre intatto il proprio linguaggio artistico.

Negli anni passati, ci è capitato di sentirlo suonare in contesti completamente diversi tra loro. Dai club italiani, warehouse europee, festival internazionali.

E ogni volta la sensazione è stata la stessa: Domenico non si limita mai a mettere dischi. Costruisce mondi, crea atmosfera, trascina il pubblico dentro una visione precisa della musica elettronica.

Domenico, l’artista..

Parlare della discografia di Domenico Crisci significa attraversare un percorso artistico che, nel tempo, ha saputo evolversi senza mai perdere identità.

Fin dai lavori pubblicati su etichette di culto come L.I.E.S. Records e Jealous God, Crisci ha mostrato una visione della techno lontana dalle formule più immediate e orientata invece verso costruzioni sonore dense, ipnotiche e profondamente atmosferiche.

Release come The Accident o See The Silence hanno contribuito a definire un linguaggio personale capace di fondere tensione industriale, profondità emotiva e ricerca ritmica, attirando rapidamente l’attenzione della scena underground internazionale.

Nel corso degli anni, Domenico ha continuato a rafforzare la propria identità attraverso lavori sempre più maturi e stratificati, muovendosi tra una techno turgida, influenze EBM e suggestioni wave senza mai risultare derivativo.

Una delle caratteristiche più evidenti della sua produzione è infatti la capacità di creare musica funzionale al dancefloor ma allo stesso tempo ricca di narrazione e immaginario, qualità sempre più rara in una scena spesso dominata dall’impatto immediato.

Domenico Crisci

Anche le collaborazioni hanno avuto un ruolo centrale nel suo percorso. Il recente album pubblicato su MORD insieme a Ruhig rappresenta probabilmente uno dei punti più maturi della sua evoluzione artistica.

Nel dettaglio, si tratta di un lavoro discografico che sintetizza perfettamente la sua idea contemporanea di techno.

Un’idea fatta di equilibrio tra complessità e sottrazione, energia e introspezione. Qualcosa di ancora più profondo di quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi.

Ascoltando la sua discografia emerge chiaramente un elemento: Domenico Crisci non ha mai cercato di adattarsi completamente alle mode del momento.

Al contrario, ha costruito negli anni un percorso coerente e riconoscibile, diventando uno dei pochi artisti italiani realmente capaci di lasciare un’impronta credibile e duratura nella scena elettronica internazionale.

Summa Cum Laude

Ed è impossibile non dedicare un paragrafo celebrativo a Summa Cum Laude. La creatura che Domenico stesso ha costruito per dare al mondo una visione precisa, personale e profondamente autentica della musica elettronica.

Non una semplice label, ma un vero spazio creativo in cui ricerca sonora, identità artistica e libertà espressiva convivono senza compromessi.

In un panorama spesso dominato dalla velocità e dall’omologazione, Summa Cum Laude si è distinta per la capacità di mantenere una linea coerente e riconoscibile, puntando su sonorità ipnotiche, tensione emotiva e una cura quasi maniacale dell’estetica sonora.

Ogni release sembra inserirsi all’interno di un racconto più grande, dove techno, atmosfere industriali e sensibilità underground dialogano continuamente tra loro.

Ma forse l’aspetto più interessante della label è proprio il suo approccio culturale: Summa Cum Laude non nasce per inseguire il trend del momento, bensì per costruire nel tempo un’identità solida, capace di parlare a chi nella musica elettronica cerca ancora profondità, visione e personalità.

Intervista

Dopo tutti i tuoi anni di attività nella scena, guardando indietro al tuo percorso, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica non sarebbe rimasta solo una passione ma sarebbe diventata la tua strada? Un episodio o una fase che ha segnato davvero quel passaggio?

Se devo individuare un momento preciso non è semplice, perché è stato più un processo che un episodio singolo.

Però, se penso a degli spartiacque reali, direi quando Ron Morelli mi contattò per pubblicare i miei primi due dischi su L.I.E.S Records, oppure quando Silent Servant mi chiese di lavorare a un disco per Jealous God.

E allo stesso tempo quando ho iniziato fin da subito a esibirmi in contesti come Berghain, Tresor e Reaktor. Non erano “obiettivi raggiunti”, ma momenti in cui tutto ha iniziato a prendere una forma concreta.

È lì che ho capito che non si trattava più solo di passione, ma di un percorso che stava già andando avanti da solo.

Ogni percorso artistico ha inevitabilmente anche delle fasi più complesse. Guardando indietro, quali sono stati i momenti di maggiore difficoltà nella tua carriera e come sei riuscito a superarli, sia a livello umano che professionale?

Tutti i creativi attraversano momenti complessi, fa parte del percorso. Il mondo dell’arte cambia continuamente, tra mode e trasformazioni rapide, quindi restare sempre coerenti e in piedi oggi è davvero una sfida.

Molto dipende dalla forza personale, ma anche dalle persone che ti circondano: famiglia e amici fanno tanto.

Ad inizio maggio è uscito un tuo nuovo lavoro discografico su MORD, un’etichetta che negli anni ha costruito un’identità molto precisa. Parlaci di questo attesissimo progetto: che direzione sonora hai scelto e cosa rappresenta per te in questo momento del tuo percorso?

È un album di 12 tracce realizzato insieme al mio caro amico Ruhig, un artista che stimo molto.

Ci conosciamo da tanti anni, essendo entrambi di Caserta, lavorare insieme è stato qualcosa di naturale.

Il suono del disco rappresenta la mia visione attuale di techno: ha complessità, ma anche semplicità e maturità. È un lavoro che ti accompagna in un viaggio.

Negli ultimi tempi ti stai muovendo anche su territori house, apparentemente lontani dal tuo percorso più legato alla techno. È una scelta istintiva, una necessità artistica o una risposta a qualcosa che senti cambiato dentro (o fuori) la scena?

L’house più minimale per capirci quella dove le voci non sono predominanti, è stato il suono con cui ho iniziato i primi passi nel club di mio nonno, l’Hipe.

In questo momento è stato naturale tornarci è parte del mio background ed è riemersa in modo spontaneo.

Oggi si parla sempre più spesso di hard techno come nuovo mainstream, quasi un “nuovo pop” da club. Tu come leggi questa trasformazione? È un’evoluzione naturale o c’è il rischio di perdere qualcosa lungo il percorso? 

A me il mainstream e il pop non sono mai appartenuti. Sento il bisogno di proporre qualcosa che guardi avanti e che dia ogni volta una nuova visione all’ascoltatore.

Oggi si usa spesso in modo improprio il termine techno o hard techno, ma non tutto ciò che viene etichettato così lo è davvero. In molti casi la questione si riduce più a dinamiche economiche che artistiche.

 I social oggi influenzano profondamente anche il clubbing: estetica, durata dei set, perfino le scelte musicali. Secondo te quanto questa esposizione ha cambiato davvero il modo di vivere e costruire un dancefloor?

Se usati in modo corretto e autentico, i social possono essere uno strumento utile.

Ci sono artisti che li utilizzano bene per comunicare, altri invece mostrano contenuti che con l’arte hanno poco a che fare.

Anche club e festival, spesso, finiscono per allinearsi all’algoritmo più che a una direzione artistica, perché è una strada più semplice e meno impegnativa.

Ascoltando il tuo recente set house si percepisce una certa profondità e consapevolezza anche in quel linguaggio. Viene spontaneo chiedersi: con quali dischi è cresciuto il giovane Crisci? Ci citi 3 release che ti hanno segnato particolarmente? 

Come dicevo prima, ho iniziato da piccolissimo nel club di mio nonno, la mia educazione musicale è stata completamente vissuta dentro il suono, le persone e l’atmosfera del dancefloor.

Se devo pensare a tre dischi che mi sono rimasti addosso in modo particolare, sono sicuramente questi: Sueño Latino, Relax Your Body Dr. Felix, Electrica Salsa – Off.

Non sono semplicemente dischi che ascoltavo, erano veri e propri ambienti emotivi. Creavano un’atmosfera che oggi è difficile anche solo da descrivere, figuriamoci da ricreare.

Ad oggi, capisco che non stavano solo definendo un genere, stavano costruendo un immaginario. Ed è forse quello che continuo a cercare ancora adesso.

Per il prossimo lavoro su MORD..

Per avere più infu su Phase Drift in uscita su MORD records, visita il seguente link.

ENGLISH VERSION

After all your years active in the scene, looking back at your journey, was there a specific moment when you realized music would no longer remain just a passion, but would actually become your path? An episode or a phase that truly marked that transition?

If I have to identify one exact moment, it’s not easy, because it was more of a process than a single episode.

But if I think about real turning points, I would say when Ron Morelli contacted me to release my first two records on L.I.E.S. Records, or when Silent Servant asked me to work on a record for Jealous God.

At the same time, I started performing very early in places like Berghain, Tresor and Reaktor. Those weren’t “goals achieved”, but moments when everything started taking a concrete shape.

That’s when I understood it was no longer just passion, but a path already moving forward on its own.

Every artistic journey inevitably comes with difficult phases. Looking back, what were the toughest moments in your career and how did you manage to overcome them, both personally and professionally?

Every creative person goes through difficult moments, it’s part of the journey. The art world changes constantly, between trends and rapid transformations, so staying coherent and standing strong today is truly a challenge.

A lot depends on personal strength, but also on the people around you: family and friends make a huge difference.

At the beginning of May, your new record on MORD was released, a label that has built a very precise identity over the years. Tell us more about this highly anticipated project: what sonic direction did you choose and what does it represent for you at this stage of your journey?

It’s a 12-track album made together with my dear friend Ruhig, an artist I deeply respect.

We’ve known each other for many years, since we’re both from Caserta, so working together felt very natural.

The sound of the record represents my current vision of techno: it has complexity, but also simplicity and maturity. It’s a work that takes you on a journey.

Lately you’ve also been exploring house territories, apparently far from your more techno oriented background. Is it an instinctive choice, an artistic necessity, or a response to something you feel has changed inside yourself, or within the scene?

The more minimal side of house music, the kind where vocals are not predominant, was actually the sound I grew up with during my first experiences in my grandfather’s club, Hipe.

Returning to it now felt completely natural. It’s part of my background and it resurfaced spontaneously.

Nowadays, hard techno is increasingly being described as the new mainstream, almost a new kind of club “pop music”. How do you see this transformation? Is it a natural evolution or is there a risk of losing something along the way?

Mainstream and pop have never belonged to me. I feel the need to propose something that looks forward and offers listeners a new vision every time.

Today the terms techno and hard techno are often used improperly, but not everything labeled that way truly is techno. In many cases, it’s more about economic dynamics than artistic ones.

Today social media deeply influences club culture: aesthetics, set durations, even musical choices. How much do you think this exposure has really changed the way people experience and build a dancefloor?

If used correctly and authentically, social media can be a useful tool. Some artists use them well to communicate, while others show content that has very little to do with art.

Clubs and festivals too often end up aligning more with the algorithm than with an artistic direction, because it’s the easier and less demanding path.

Listening to your recent house set, you can clearly feel a certain depth and awareness within that language too. It naturally raises the question: which records did the young Crisci grow up with? Can you name 3 releases that particularly influenced you?

As I said before, I started at a very young age in my grandfather’s club, so my musical education was entirely shaped by sound, people and the atmosphere of the dancefloor.

If I have to think about three records that stayed with me deeply, they would definitely be: Sueño Latino, Relax Your Body and Electrica Salsa.

They weren’t simply records I used to listen to, they were real emotional environments. They created an atmosphere that today is difficult even to describe, let alone recreate.

Looking back now, I realize they weren’t just defining a genre, they were building an imaginary world. And maybe that’s exactly what I’m still searching for today

Carmela Massa

Classe 91'Nata a Napoli ma cittadina del mondo: la terra è troppo grande per ristagnare in un posto solo!
Le mie passioni? La musica e gli anime. E se girando tra i locali vi capita di vedere un cartone giapponese che passeggia nella dancefloor, non vi preoccupate SONO IO!

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