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Dopo le proteste degli ultimi mesi, anche Joey Negro ha deciso di cambiare il suo nome d’arte.

Abbiamo parlato, di recente, delle critiche rivolte a Marea Stamper, in arte “The Black Madonna”, riguardo al suo nome d’arte, ritenuto inopportuno e sintomo di appropriazione culturale.

Alcuni utenti di Facebook hanno commentato ironicamente la notizia, suggerendo che il prossimo ad entrare nel mirino della lotta sarebbe stato proprio il produttore inglese Joey Negro (il perché è facilmente intuibile).

Joey Negro

Sembrava una semplice battuta su cui ridere ma oggi, sulla sua pagina ufficiale, Dave Lee (vero nome di Joey) ha pubblicato un lunghissimo post in cui spiegava il perché della scelta del nome, il suo feeling con lo stesso e, in ultimo, la decisione di smettere di utilizzarlo per le sue pubblicazioni.

Stando a quanto dichiarato da Dave Lee, autore di successi come “Make A Move On Me” e “Love Hangover“, il nome d’arte sarebbe nato in epoche remote, quando rilasciò la sua prima pubblicazione su un’etichetta chiamata Republic. Non sapeva ancora quale nome scegliere, così diede un’occhiata ad alcuni vinili sulla sua scrivania.

Tra questi spiccavano quello di Pal Joey, “Reach Up To Mars”, e uno di J Walter Negro, intitolato “Shoot The Pump”. In aggiunta a ciò, le etichette Blanco Y Negro e la pronuncia spagnola del nome dello stesso J Walter, a detta di Lee, conferivano quel tocco latino alle sue produzioni.

Infine, il nome Joey Negro suonava interessante quanto i nomi di David Morales, Frankie Knuckles Junior Vasquez, DJ e produttori allora sulla cresta dell’onda e fonte di ispirazione per Dave.

Il produttore inglese, però, ha aggiunto di non essersi mai del tutto sentito a proprio agio con quel nome, ma che far sì che un nuovo alias venga conosciuto quando la popolarità aumenta (e ci sono vari dischi con un altro nome già in circolazione) può essere molto difficile.

Comunque sia, dopo le critiche mossegli, Dave Lee ha deciso che abbandonerà ufficialmente il suo storico nome d’arte “Joey Negro” in favore del suo nome anagrafico.

Lottare contro le discriminazioni, il razzismo e l’iniquità su base razziale è sacrosanto, ma è davvero necessario arrivare fino a questo punto?