forty four − = thirty seven

Blue Lines, il primo album dei Massive Attack, compie oggi trentanni dal suo rilascio, solcando una linea indelebile nella storia della musica che come vuole il titolo, è di colore blu.

Quando esce Blue Lines, per la musica sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, il 1991 è stata una data storica; per la prima volta dopo anni infatti, l’Occidente prevarica sull’oltreoceano attraverso la musica. Il perché è molto semplice, negli Stati Uniti, il triumvirato grunge di Seattle dei Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden, ha visto i suoi ascoltatori rock voltare la testa verso un nuovo focolaio provinciale di creatività musicale, che ha spostato l’interesse prettamente corporale verso un universo più contemplativo e politicizzato: la musica oscura dei Massive Attack.

Nel Regno Unito, Bristol e una nuova interpretazione della “dance“, guidata dai Massive Attack, fanno il proprio ingresso nella scena della musica mondiale; e lo fanno con un album di nove tracce che resterà nella storia per sempre: Blue Lines.

Proprio come la svolta del Grunge nel mainstream ha le sue radici nell’etichetta Sub Pop di Seattle, così il “Bristol sound” (poi meglio etichettato come “Trip-Hop“) dei Massive Attack è nato da un Sound System locale, il “The Wild Bunch”.

Un vasto collettivo di DJ, rapper, ingegneri e artisti di graffiti usciti dalle strade di Bristol verso la fine degli anni ’80. “The Wild Bunch” erano più una gang di strada che una band, ma sono stati il trampolino di lancio per tutti quelli le cui carriere da li a breve, avrebbero etichettato come artisti di un vero e proprio genere nuovo: il Trip Hop.

Forse perché, a cavallo di quegli anni, nessuno al di fuori dei circoli di “The Wild Bunch” capiva davvero chi o cosa fossero i Massive Attack, e cosa stessero proponendo.

Dopotutto, il loro principale portavoce, ammesso che i membri della stampa avessero un giornalista libero in quegli anni e in quella città pronto a scriverci, era un ragazzo bianco, con i capelli a punta, i graffiti nella mano destra e con un nome italiano di origini napoletane: Robert Del Naja.

“Non abbiamo davvero una formazione. Non siamo governati da basso, chitarra, batteria e cantante. Siamo solo un’idea vagamente astratta. La differenza tra adesso e The Wild Bunch è che non stiamo combattendo per la supremazia tutto il tempo, siamo d’accordo di essere diversi … L’intero album Blue Lines parla di noi che veniamo costretti in uno studio e come ci confrontiamo con il tentativo di fare una demo. Non era come se fossimo seduti al piano a scrivere canzoni insieme…”

Ascoltare l’album di debutto dei Massive Attack, 30 anni dopo la sua uscita, è come guardare un vecchio film di Stanley Kubrick che descrive il futuro prossimo, che ora è il presente, con un alone inquietante di estrema lungimiranza.

Quasi tutte le canzoni offrono un suono attuale, unico e indiscutibilmente focalizzato in un contesto economico, politico e storico dentro la città dove l’album è stato concepito (Bristol era dentro una crisi economica importante).

Quando Robert 3D Del Naja, Daddy G Marshall e Andrew Mushroom stavano registrando, quel genere non era ancora stato inventato. Di fatto Blue Lines è un embrione che da li a breve avrebbe generato il colossale MEZZANINE, piuttosto che Protection. Ma nella sua anima, Blue Lines è ancora un disco con l’alone flebile Hip-Hop, anche se variegato con venature di Soul, Dub e Rock psichedelico. È solo l’inizio.

Il fatto che il suo pubblico principale fosse composto in gran parte da raver e rocker alternativi non cambia nemmeno le carte in tavola. I ritmi a blocchi e gli arrangiamenti minimalisti che definivano l’identità del Rap stavano appena iniziando a essere sostituiti dalle trame profonde e organiche della nuova band, e Blue Lines era in prima linea armato fino ai denti insieme alla sua città. Per creare quella spaccatura di stile che ha interessato prima l’UK, e poi tutte le principali città europee.

Quando i Massive Attack sono usciti con le nove tracce, nel Regno Unito hanno cercato di capire cosa stessero ascoltando. Ma non lo hanno capito subito. Meraviglioso!

Eravamo pigri idioti di Bristol“, ha ricordato in seguito Daddy G.

“È stata Neneh Cherry che ci ha preso a calci in culo e ci ha portati in studio … Stavo ancora facendo il DJ, ma quello che stavamo cercando di fare era creare musica da ballo per la testa, piuttosto che per i piedi.”

Il risultato è una linea blu, che come una sottile vibrazione ti si infila sotto la pelle e si muove lentamente in ogni venatura del tuo corpo.

Scorre sinuosa tra le mani di Mushroom Vowels, spezza la voce rugosa di Tricky, cade pesante come il passo di Daddy G Marshall, brucia gli occhi di Robert 3D Del Naja, vibra nel corpo di Horace Andy e si sposa radiosa sulla voce di Sarah Nelson.

È amore e morte, sconfitta e rivendicazione. Un urlo verso il mondo che spezza l’arte alta dall’arte bassa. La perdita dei principi sui quali si sono basati i canoni musicali fin’ora conosciuti. Per addentrarsi dentro quello che da lì a breve avrebbe influenzato intere generazioni di musicisti.

Nove brani di rara bellezza, e che anche a noi piace immaginarli così:

sinuose linee blu che definiscono i contorni di una notte in cui tutto appare perfetto“. (bONj)

TRACCE:

1. Safe from Harm – 5:16 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, William Cobham, Shara Nelson)

2. One Love – 4:48 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Horace Andy, C J Williams

3. Blue Lines – 4:21 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Adrian Thaws)

4. Be Thankful for What You’ve Got – 4:09 (William DeVaughn)

5. Five Man Army – 6:04 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Adrian Thaws, Claude Williams)

6. Unfinished Sympathy – 5:08 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Jonathan Sharp, Shara Nelson)

7. Daydreaming – 4:14 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Wally Badarou, Adrian Thaws)

8. Lately – 4:26 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Shara Nelson, Gus Redmond, Larry Brownlee, Jeffrey Simon, Fred Edward Simon)

9. Hymn of the Big Wheel – 6:36 (Grant Marshall, Andrew Vowles, Robert Del Naja, Neneh Cherry, Horace Andy)


Leggi anche qui i nostri articoli sui Massive Attack