6 + = twelve

Maya Jane Coles si racconta su Parkett tra “Night Creature”, il suo nuovo album uscito oggi, progetti musicali (e non) e visioni inedite.

Maya Jane Coles è tornata. Oggi è uscito il suo quinto album come produttrice, nonchè il terzo sotto il profilo artistico ufficiale di Maya Jane Coles, “Night Creature”.  Un album variegato, complesso, consistente. Per concept, collaborazioni e tecnica musicale. Un lavoro che ,dalla stessa Coles, è stato definito più volte come il più impegnativo nella sua carriera.

Maya non ha voluto mai categorizzarsi dentro la definizione di dj o sound engineer. Ma non è una che si autodefinisce un’artista. Come aveva affermato un po’ di tempo fa Claudio Coccoluto, nella videointervista realizzata sul nostro canale, non bisognerebbe mai auto celebrarsi come artisti. Sono gli altri ad avere l’ultima parola sulla dignità artistica di un lavoro.

Ma Maya Jane Coles ,artista, ve lo garantiamo, lo è fin troppo. In un modo senz’altro originale e influenzato totalmente dalla sua umanità prima ancora che dalla sua arte. Con una sincerità ed una concretezza disarmante, con un’umiltà che forse da una big non siamo più così tanto abituati ad aspettarci.

Dietro a concept, visioni d’insieme e diciamocelo spesso tanta, troppa fuffa fare una sana conversazione senza avere filtri, senza la ripetizione estenuante di luoghi comuni è diventato un lusso non da poco. Questa chiaccherata non è stata solo il racconto di un album, ma una dichiarazione di se stessa, in cui poter scorgere fra le righe, mille temi di discussione.

In “Night Creature” c’è tutto questo. Una Maya Jane Coles al cento per cento se stessa. Che non si nasconde dietro al suo vero nome per limitarsi, ma che al contrario scopre le sue carte senza troppa paura. Dentro “Night Creature” ci sono tutte le anime della dj londinese, che più che scontrarsi si confrontano e si lasciano spazio senza sovrapporsi fintamente.

Ci sono le notti passate a South London nelle feste DMZ, ci sono le domeniche Secretsundaze, c’è anche paradossalmente il suo idolo Missy Eliott. Apparentemente lontana dalla Coles che riempiva le piste più di dieci anni fa con il tormentone house “What They Say” ma consapevole e totalmente segnata da ogni singola esperienza maturata.

Il risultato è un disco confezionato perfettamente, con una cura maniacale per i dettagli, tratto distintivo di Maya Jane Coles.

Dalla tracklist che segue una linea di sviluppo ben precisa, alle collaborazioni che arricchiscono soprattutto vocalmente il disco, all’utilizzo della chitarra che è da sempre una delle fedelissime compagne di Maya nella parte melodica dello sviluppo delle sue tracce.

Un’attenzione che non diventa spasmodica e stridente, ma che arriva dritta ed istintiva, di pancia. L’universo della notte è raccontato dentro il fumo e l’oscurità, e le creature della notte che Maya Jane Coles tratteggia a suon di drums e kick non sono convenzionalmente solo quelle legate alla night life.

Ma tutti quegli spiriti che nell’oscurità e nel silenzio trovano il loro habitat, la loro comfort zone dove poter esprimersi. Come lei stessa d’altronde. Questo disco è stato concepito proprio nelle ore notturne, momento massimo per poter esternare e nutrire la sua vena creativa.

La naturale progressione con cui si sviluppa il disco , l’alternarsi di tracce talvolta più lunghe altre volte più brevi, di brani totalmente strumentali e altri in cui l’elemento vocale diventa protagonista dà al disco una dimensione ricca di pathos e di tutti quegli elementi assimilati e rielaborati da Maya Jane Coles nel corso degli anni.

In questo scambio di opinioni molto interessante abbiamo parlato di questo nuovo lavoro discografico e di tanto altro. Come ad esempio di un tema fondamentale che è quello dell’inclusività, particolarmente sentito dalla Coles o ancora l’importanza che l’arte visiva assume nel suo lavoro.

Una concezione dell’elettronica che abbraccia diversi campi e che diventa riflessione sul cambiamento sociale e sulla funzione che la club culture dovrebbe avere. Insomma una Maya Jane Coles a tutto tondo, che ci ha aperto senza riserve le porte del suo universo. Buona lettura!

 

Ciao Maya. Benvenuta su Parkett, è un piacere averti qui. Vorrei sapere in generale come stai vivendo questo periodo di ripresa post pandemia e com’è stato tornare alla normalità dopo un lungo stop forzato.

Ad essere onesti, questa pausa forzata mi ha fatto molto bene. Durante gli ultimi 10 anni di tournée mi sono presa raramente delle pause. Forse un mese o due qua e là, ma mai per un bel po’ di tempo. Per la prima volta, da molto tempo, mi sentivo come se non stessi destreggiandomi tra un milione di cose contemporaneamente. Non correvo costantemente a cento miglia all’ora. Ho avuto lo spazio in testa per raccogliere così tanti progetti che avevo lasciato da parte ed è stato davvero bello rimanerci coinvolta. Tornare alla normalità dopo quell’esperienza è stato travolgente per un momento, ma mi sento molto energica dopo aver trascorso quel tempo lontano da tutto. Mi ha fatto rivalutare molte cose però.

Il tuo nuovo album “Night Creature” è uscito oggi 29 ottobre. Hai detto di aver dedicato più tempo a questo disco rispetto a qualsiasi altro tuo lavoro discografico. Questo tempo in più, penso che ti sia stato dato in parte grazie alle condizioni create dal lockdown, ma c’è stata anche un’ulteriore evoluzione per cui questo lavoro ha richiesto più energie da parte tua?

Immagino di non aver mai avuto prima nella mia vita settimane/mesi consecutivi per lavorare esclusivamente sulla musica senza altre cose in mezzo, quindi questa è stata la prima volta per me. Era un approccio diverso. Di solito inseguo il tempo per fare musica. Quando viaggio molto, cerco sempre di trovare dei ritagli di tempo per poter lavorare sulle tracce e non sembra essere mai abbastanza. Ma improvvisamente il mondo si è fermato e mi sono sentita come se avessi tutto il tempo che avrei potuto chiedere per lavorare alla fine di questo album. Senza tutte le distrazioni sono stata in grado di dargli il mio assoluto tutto.

Il titolo è emblematico del tuo universo. Cosa significa per Maya Jane Coles essere una “creatura della notte” e quali sono gli elementi di questo universo notturno che dipingi traccia per traccia nel disco che sono l’ispirazione o l’essenza vitale della tua musica?

La mia creatività tende a fluire al meglio di notte. Ho questa sensazione  di profonda  calma e serenità durante le ore notturne e si tratta di trovare la pace in quel momento. È in studio. Poi c’è l’altro tipo d’interpretazione della creatura notturna in me quando sono fuori a fare la DJ nei club, vedere gli amici ecc. È un tipo completamente diverso di energia notturna che amo.

L’album contiene sedici tracce che si diversificano per genere ed evoluzione molto tra di loro. In termini di durata, suono, uso e diverso protagonismo dell’elemento vocale. Ma se dovessi indicare il “fil rouge” del disco a livello sonoro o a livello musicale concettuale, qual è il punto di armonia tra tutte le tracce?

Quando guardi lo stile delle tracce in tutto l’album, varia parecchio, ma il filo conduttore è proprio il mio suono caratteristico. Il modo in cui mixo ed elaboro i miei suoni tende a dare alle mie tracce uno stato d’animo ed una personalità distinti. A volte sento che non posso sfuggirgli, ma immagino che non sia una brutta cosa. Il modo in cui registro/creo i miei suoni e il modo in cui mi avvicino al sound design conferisce alle mie tracce consistenza nella profondità e tendo a gravitare verso progressioni di note e accordi specifici, quindi anche le mie composizioni tendono ad avere un certo tipo di costruzione compositiva a cui non posso sottrarmi .

Un elemento che ho sempre trovato fantastico nelle tue produzioni e che in questo album è stata una rinnovata conferma, è come usi l’elemento vocale.  Riesci a dare profondità alla voce nella traccia in modo multidimensionale.

Quando in un brano ho un cantante ospite su una traccia (o anche se uso la mia voce) spesso ricampiono la voce per costruire suoni e trame. Timestretching, pitching up/down, spezzettamento/inversione/stratificazione di bit della voce originale portano sempre la traccia ad un altro livello. C’è così tanto che puoi fare con il suono della voce umana e tanti modi per usarla come strumento aggiuntivo su una traccia.

La musica di Maya Jane Coles ha un carattere fortemente empatico, istintivo. Eppure sei consapevole di aver ascoltato molti generi e di aver assimilato le loro teorie musicali. Come colleghi il tuo lato emotivo alle regole e ai processi musicali che hai fatto tuoi nel corso degli anni? Le due cose convivono in perfetto equilibrio o subentra una delle due parti?

Sono cresciuta con la teoria classica, ma maturando ho dimenticato la maggior parte di essa per pensare troppo all’applicazione e al rispetto delle regole della teoria classica. È nel mio subconscio però. Credo che sia per questo che trovo molto facile comporre melodie e linee di basso e sono molto intuitiva quando scrivo musica. Più musica faccio, più imparo anche dalle mie abitudini e dai miei schemi. Le cose continuano ad evolversi e la tua conoscenza si espande solo. Questo vale sia per il lato tecnico che per quello compositivo.

Nel disco sono presenti diverse collaborazioni, come quelle con Claudia Kane, Julia Stone e Lie Ning. Come scegli le persone con cui collaborare e in questo caso specifico quanto pensi che queste collaborazioni artistiche abbiano potuto dare un valore ulteriore alla tua musica?

Ogni collaborazione ha una storia diversa. Ho conosciuto Claudia Kane tramite un amico che mi suonava uno dei suoi brani. Ho adorato la sua voce e mi ha detto che mi avrebbe messo in contatto con lei. È così che originariamente è nato “Run to You“. Ha funzionato così bene che abbiamo mantenuto vivo il rapporto tra di noi e lavorato su altre 3 tracce. Ce ne saranno sicuramente altre anche in futuro. Quando le collaborazioni sembrano super realizzabili e naturali,si rivelano sempre le migliori. Lie Ning e Julia Stone sono state collaborazioni successive, ma mi è piaciuto moltissimo lavorare con entrambe, quindi spero che in futuro faremo più cose. Non lavoravo con Karin Park dal mio primo album “Comfort“, quindi è stato un lavoro speciale su cui riconnettersi e lavorare. Tutto questo è stato piuttosto magico per me. È davvero un lavoro di squadra 50/50 con queste tracce e ogni artista sta portando qualcosa di genuinamente vitale al pezzo.

Per quanto riguarda il tuo modo di lavorare in studio, vorrei sapere quali sono i nuovi elementi strumentali presenti in questo album e cosa hai tratto dal tuo passato. Ad esempio, se hai riutilizzato vecchi strumenti o vecchie librerie di suoni, magari tenuti nel cassetto fino ad ora.

Uno dei miei strumenti chiave per creare suoni è la mia chitarra. Ho registrato centinaia di loop/note e costruito così tanti kit e librerie con esso che uso in gran parte del mio lavoro. In effetti, la maggior parte delle tracce di Night Creature contiene quei suoni. Ho anche usato un po’ il synth OB-6 sul disco.

Il video di “Run to You” diretto da Charlie Lightening è davvero fantastico. So che ti occupi spesso di aspetti legati alla produzione, come la grafica, ma hai mai pensato di dedicarti alla sfera cinematografica in relazione alla tua musica? Il cinema, in generale, è un aspetto importante per la tua formazione?

Se dovessi entrare nel mondo del cinema, sarebbe più sulla sfera della colonna sonora. È qualcosa che ho sempre voluto fare. L’aspetto visivo della musica è molto importante, ma preferisco creare la grafica e le animazioni piuttosto che occuparmi della cinematografia. So solo quanti anni ci mettono le persone a perfezionare il loro mestiere su quel lato, quindi preferirei lasciarlo alle persone che già dedicano la loro vita a farlo.

 

 

Nella tua musica e nel tuo concetto di club culture c’è sempre stato un grande spazio per tutte quelle figure che portano avanti in qualche modo la loro identità in un mondo ancora pieno di pregiudizi e dove la diversità non è un valore mai pienamente compreso a livello globale. Londra, dove sei cresciuta, è sicuramente un passo avanti su questo tema. Come pensi che la club culture o la musica in generale possano diventare uno strumento con cui trasmettere questo rispetto per la personalità e l’umanità di ogni individuo?

Mi sento davvero fortunata ad essere cresciuta in un posto culturalmente ricco come Londra. È una città che mi ha sempre permesso di abbracciare la mia identità e incoraggiare la mia creatività, e mi ha dato da mangiare la musica e l’arte più incredibili fin dalla giovane età. A Londra mi sono sempre sentita sicura e protetta  e ho potuto essere me stessa al 100% e so che è un privilegio con cui non tutti crescono. Penso che la cultura del club sia una parte vitale di un bagaglio di esperienza per i giovani, specialmente quando si tratta di fornire uno spazio sicuro per le persone in cui essere se stessi e incontrare persone che la pensano allo stesso modo, quando a volte può essere difficile in alcuni luoghi.

Accanto a Maya Jane Coles c’è il progetto Nocturnal Sunshine. Un alias che ti permette di esplorare diversi generi e tornare in un certo senso alle tue origini musicali. Uscirà qualcosa di nuovo anche su questo progetto e cosa dobbiamo aspettarci?

Sì di sicuro! Lavoro costantemente su nuova musica, quindi ce ne sarà sempre di più sotto i miei altri alias. Attualmente sto lavorando a un album di collaborazione Hip Hop con Cha$ey Jon£s sotto il mio alias Nocturnal Sunshine. Stiamo ancora lavorando alle ultime tracce quindi non uscirà nell’immediato, ma rappresenta un progetto di cui sono super entusiasta. Ho sempre un sacco di musica fresca sotto il mio alias CAYAM, che è molto più basata sulla techno.

 

Hai la tua casa discografica per essere totalmente libera nella tua arte. La tua identità artistica è forte, incisiva. Ma se dovessi dare un consiglio a un ragazzo o una ragazza che vorrebbe provare a seguire le tue orme, cosa gli o le diresti?

In primo luogo, penso che anche le ragazze dovrebbero essere incoraggiate a puntare in alto e a fare le proprie cose. Ho scoperto che quando ero più giovane, erano sempre i ragazzi che dovevano lavorare per avere le proprie etichette discografiche e per essere il loro capo, ma non c’era mai abbastanza incoraggiamento per le ragazze a fare lo stesso. Il mio consiglio principale sarebbe: non paragonarti troppo agli altri, crea musica per te, se sei ossessionato dalla tua musica/arte, lo saranno anche le altre persone. Concentrati sul tuo mestiere e trascorri del tempo facendo ciò che ti appassiona. Il lavoro costante nel tempo è ciò che ti porta lontano. Le scorciatoie portano a un successo di breve durata. Non succede nulla senza persistere nel tempo, quindi non  bisogna smettere di provare a trovare la propria strada solo perché i risultati inizialmente non arrivano.

Dopo lo stop, sono ricominciati gli eventi live in Inghilterra e a anche in altri paesi europei. Com’è stato tornare a suonare dal vivo e quanto può darti nuova motivazione a livello di produzione? La pista da ballo è un luogo dove sperimentare, capire se le tracce funzionano e vedere cosa vuole sentire il pubblico, quindi anche se questo ritorno sottrae tempo alla produzione,  ne guadagna in suggestioni. Non pensi?

Hai decisamente ragione quando dici che il ritorno al tour toglie tempo alla produzione. Lo sento abbastanza istantaneamente dall’essere di nuovo in viaggio. Sono stata decisamente viziata dalle ore di studio durante il lockdown. Ma poi anche l’ispirazione si esaurisce quando non c’è nient’altro in corso. Viaggiare molto e vivere la vita frenetica fa fluire l’ispirazione e la creatività per me.

Hai sempre sostenuto che la tua creatività non dovrebbe essere incastonata in barriere. Quindi come ultima domanda vorrei sapere in generale quali sono i nuovi progetti a cui ti stai dedicando (musicali e non) e cosa dobbiamo aspettarci in futuro da Maya Jane Coles?

A parte gli infiniti progetti musicali, ho avuto molto più tempo nell’ultimo anno per concentrarmi sulla mia arte visiva che mi ha davvero reso felice. Facevo sempre fatica a trovare il tempo nel passato ed era una di quelle cose che lasciavo da parte ma su cui avrei voluto dedicarmi maggiormente. A causa del tempo trascorso lontano dai viaggi e delle ore extra per concentrarmi su altre cose, mi sento come se fossi tornata di nuovo nel flusso del disegno e della pittura. Alla fine voglio fare una mostra delle mie opere d’arte, quindi mi sto lentamente avvicinando a quella nel mio tempo libero.

 

ENGLISH 

Hi Maya. Welcome to Parkett, it’s a pleasure to have you here. I would like to know in general how you are experiencing this post-pandemic recovery period and what it was like to return to normality after such a long forced stop.

To be honest an enforced break did me a lot of good. During the last 10 years of touring I rarely took breaks. Maybe a month or two here and there but never for a solid chunk of time. For the first time in a long time I felt like I wasn’t juggling a million things at once. I wasn’t constantly racing a hundred miles an hour. I had the headspace to pick up so many projects that I had left aside and it it felt really good to get stuck into them. Entering normality again after that experience was overwhelming for a moment but I do feel very energised having had that time away from everything. It’s made me re-evaluate a lot of things though.

Your new album “Night Creature” will be released on October 29th. You said you spent more time on this record than any of your other record works. This extra time, I think it was given to you thanks to the conditions created by the lockdown in part, but was there also a further evolution for which this work required more energy from you?

I guess I’ve just never before in my life had consecutive weeks/months on end to purely work on music without other things in the way, so this was a first for me. It was a different approach. Usually I’m chasing time to make music. When I’m travelling loads I’m always trying to find gaps of time to be able to work on stuff and it’s never really enough. But suddenly the world was at a standstill and I felt like I had all the time I could possibly ask for to work finishing this album. Without all the distractions I was able to give it my absolute everything.

The title is emblematic of your universe. What does it mean for Maya Jane Coles to be a creature of the night and what are the elements of this nocturnal universe that you paint track by track in the record that are the inspiration or vital essence of your music?

My creativity tends to flow at its best in the night. I get this very calm, content feeling during those nocturnal hours and it’s about finding peace in that time. That’s in the studio. Then there’s the other type of night creature in me when I’m out DJing in clubs, seeing friends etc. That’s a completely different kind of night energy which I love.

 

The album features sixteen tracks that span a lot between them. In terms of duration, sound, use and different protagonism of the vocal element. But if you had to indicate the common thread of the disc at a sound level or at a conceptual musical level, what is the point of harmony between all the tracks?

When you look at the style of the tracks throughout the album it varies quite a lot, but the common thread is just my signature sound really. The way I mixdown and process my sounds tends to give my tracks a distinct mood and personality. Sometimes I feel I can’t escape it, but I guess that’s not too much of a bad thing. The way I record/create my sounds and the way I approach sound design gives my tracks consistency in texture and I tend to gravitate towards specific note progressions and chords so my compositions tend to have a certain kind of consistency too which I can’t escape.

An element that I have always found fantastic in your productions and that in this album has been a renewed confirmation is how you use the vocal element. You manage to give depth to the vocal in the track in a multidimensional way.

When I get a guest vocalist on a track (or even if I use my own vocals) I’ll often re-sample the vocals to build sounds and textures. Timestretching, pitching up/down, chopping/reversing/layering bits of the original vocal always takes the track to another place. There’s so much you can do with the sound of the human voice and so many ways to use it as an additional instrument on a track.

Your music has a strongly empathic, instinctive character. Yet you feel that you have listened to many genres and that you have assimilated their musical theories. How do you connect your emotional side to the musical rules and processes you have made yours over the years? Do the two things coexist in perfect balance or does one of the two parties take over?

I grew up with classical theory but as I got older forgot most of it to actually think too much about applying and following the rules of classical theory. It’s in my subconscious though. I believe that’s why I find it very easy to compose melodies and basslines and am very intuitive when writing music. The more music I make, the more I learn from my own habits and patterns too. Things continue to evolve and your knowledge only expands. this goes for both the technical side and the compositional side.

In the disc there are several collaborations, such as those with Claudia Kane, Julia Stone and Lie Ning. How do you choose the people to collaborate with and in this specific case how much do you think this artistic sharing could have given an added value to your music?

Every collaboration has a different story. I met Claudia Kane through a friend playing me one of her tracks. I absolutely loved her voice and she said she would put me in touch with her. That’s originally how ‘Run to You’ came together. It worked so well we kept the flame going and worked on 3 more tracks. There will definitely be more. When collaborations feel super easy and natureal it’s always the best. Lie Ning and Julia Stone were later collaborations but I absolutely loved working with both too so hopefully down the line we will do more stuff. I hadn’t worked with Karin Park since my first album ‘Comfort’ so that was a special one to reconnect and work on. All of these were pretty magical for me. It’s truly a 50/50 teamwork effort with these tracks and each artist is bringing something genuinely vital to the piece.

Regarding the way you work in the studio, I would like to know what are the new instrumental elements of this album and what you have taken from your past. For example, if you have reused old instruments or old sound libraries, maybe kept in the drawer until now.

One of my key tools for creating sounds is my guitar. I’ve recorded hundreds of loops/notes and built so many kits and libraries with it which I use on a lot of my work. In fact most tracks on Night Creature contain those sounds. I also used the OB-6 synth quite a bit on the record.

The “Run to You” video directed by Charlie Lightening is truly fantastic. I know that you often deal with aspects of production, such as graphics, but have you ever thought of dedicating yourself to the cinematographic sphere in connection with your music? Is cinema in general an important aspect for your education?

If I was to go into the world of cinema it would be more on the side of scoring films. That’s something I’ve always wanted to do. The visual aspect of music is super important but I prefer creating the graphics and animations rather than actually handling the cinematography. I just know how many years people put in to perfecting their craft on that side of things so I’d prefer to leave it to the people that already dedicate their lives to doing that.

In your music and concept of club culture there has always been a great space for all those figures who carry their identity forward in some way in a world still full of prejudices and where diversity is not a value yet fully understood on a global level. . London, where you grew up, is certainly a step forward on this issue. How do you think club culture or music in general can become an instrument with which to convey this respect for the personality and humanity of each individual?

I feel truly lucky to have grown up in a culturally rich place like London. It’s a city that’s always allowed me to embrace my identity and encourage my creativity, and fed me the most incredible music and art from such a young age. In London I’ve always felt confident in my own skin and to be 100% myself and I know that is a privilege that not everyone grows up with. I think club culture is a vital part of that journey for young people, especially when it comes to providing a safe space for people to be themselves and meet like minded people when it can sometimes be difficult in some places.

Alongside Maya Jane Coles, there is the Nocturnal Sunshine project. An alias that allows you to explore different genres and return in a sense to your musical origins. Will something new come out on this project as well and what should we expect?

Yes for sure! I’m constantly working on new music so there will always be more to come under my other aliases. I’m currently working on a Hip Hop collaboration album with Cha$ey Jon£s under my Nocturnal Sunshine alias. We’re still working on the final few tracks so it won’t be out for a while but I’m a project I’m super excited about. I’ve always got lots of fresh music to come under my CAYAM alias which is much more techno based.

You have your own record company to be totally free in your art. Your artistic identity is strong, incisive. But if you were to give advice to a young boy who would like to walk in your footsteps, what would you tell him?

Firstly, I think that young girls should also be encouraged to aim high and do their own thing. I found when I was younger, it was always the boys that were expected to work towards having their own record labels and being their own boss but there was never enough encouragement for young girls to do the same. My main advice would be – don’t compare yourself to others too much, make music for you, if you are obsessed with your music/art then other people will be too. Focus on your craft and spend time doing the thing you are passionate about. The long hours are what gets you far. Shortcuts often result in short lived success. Nothing happens instantly so don’t stop trying just because you don’t see quick results.

After the stop, live events have started again in England and also in other European countries. What was it like to go back to playing live and how much can this give you new motivation on a production level? The dancefloor is a place to experiment, understand if the tracks work and see what people want to hear, so although this return takes time away from production, it gains in suggestions. Do not you think?

You’re definitely right when you say the return to touring takes time away from production. I’m feeling that pretty instantly from being on the road again. I was definitely spoilt by the studio hours during lockdown. But then inspiration also wears thin when there’s nothing else going on. Travelling a lot and living the fast paced life keeps the inspiration and creativity flowing for me.

You have always maintained that your creativity should not be embedded in barriers. So as a last question I would like to know in general what are the new projects you are dedicating yourself to (musical and otherwise) and what should we expect in the future from Maya Jane Coles?

Aside from the endless musical projects, I’ve had a lot more time over the last year to focus on my visual art which has really made me happy. I would always struggle to find the time in the past and it was one of those things I left aside but would always wish I had more time to do. Because of time away from travelling and having all the extra hours to focus on other things, I feel like I’m back in the flow of drawing and painting again. Eventually I want to do an exhibition of my artwork so I’m slowly building towards that in my spare time.