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Oggi su MyZone vi presentiamo D’Arabia, uno dei maggiori talenti della nuova scena house italiana.

D’Arabia è un DJ, produttore e fondatore dell’etichetta bolognese Red Rooster Records. Da qualche anno il nome di D’Arabia è sinonimo di house music, infatti il giovane produttore è riuscito ad inanellare uscite di qualità estrema che lo collocano tra i nomi di punta della nuova scena house italiana ed internazionale. A confermare questa teoria ci sono le sue pubblicazioni su etichette di spicco come House of Disco, Axe on Wax e Boogie Cafe, oltre oltre alle varie release sulla sua Red Rooster.

Il suo stile ai nostri occhi, e soprattutto alle nostre orecchie, incarna in modo perfetto lo spirito della migliore house music. Le produzioni di D’Arabia infatti sono caratterizzate da un perfetto connubio tra elementi campionati e processati con il suo MPC, ed elementi suonati, come ad esempio le devastanti linee di basso presenti nelle sue tracce. Insomma, la musica del fondatore di Red Rooster Records è una miscela piena di groove che ha come coordinate quelle dell’hiphop, del soul, del funk e della disco, generi che convivono perfettamente all’interno delle sue produzioni. Per avere un quadro più completo su D’Arabia, sulla sua musica e su cosa significhi per lui gestire un’etichetta musicale, abbiamo deciso  di porre qualche domanda al diretto interessato, che ci ha esposto in maniera sincera ed appassionata la sua visione delle cose.

Chi è D’Arabia?

D’Arabia alias Lorenzo Rivola è un ragazzo Bolognese di 29 anni, da sempre ossessionato dalla musica. Ho iniziato ad approcciarmi al mondo del Djing all’età di 12 anni quando chiesi a mia madre se per natale avesse potuto regalarmi una consolle Pioneer usata che avevo visto nel famoso negozio di dischi Record 66. Da quel momento il negozio diventò il mio punto di riferimento e da lì cominciai a ricercare ed esplorare tutti i suoni dell’epoca. Conservo ancora tutti i dischi orrendi che circolavano nel primo decennio degli anni 2000. Crescendo e studiando poi sono venuto a conoscenza di tutto il background e la storia che diedero il via alla nascita ed evoluzione dell’house music e della techno in modo da formare così un mio gusto personale.

Quali sono le tue fonti di ispirazione e come definiresti il tuo stile?

La mia prima fonte di ispirazione fu mio padre. I miei nonni gestivano i primi locali a Marina di Ravenna nella prima metà degli anni ’60, partendo dalla “Grotta Verde” (ora più conosciuta come Matilda) o “Le Ruote” che poi diventò lo Xenos; mio padre cominciò a fare il dj in questi locali quando era molto giovane. Fin da quando ero piccolo mi ha trasmesso la passione per il rock, il bossanova, la disco, ma soprattutto una sensazione o un feeling che si ritrova in certe sonorità. In questo senso ci tengo a dire che un disco che mi cambiò la vita fu una compilation di brani selezionati di Kenny Dope della P&P Records che trovai nel bar di una pompa di benzina a Mykonos poco più di dieci anni fa. Ora il mio stile è contaminato da migliaia di sonorità assimilate, credo di avere un mio gusto nel fare le cose ma non uno stile preciso. Mi piace dire o pensare che se la musica ha qualcosa di vero è sempre bella, e questa verità la si può trovare in qualsiasi genere.

Oltre ad essere un produttore ed un DJ gestisci anche la tua etichetta, Red Rooster Records. Cosa significa per te gestire una label?

Red Rooster Records è nata dalla necessità che avevamo io e il mio amico collaboratore Dj Rou di fare sentire del materiale che avevamo e che secondo noi era di qualità. Fu lui a convincermi che la scelta giusta sarebbe stata provare a farlo da soli senza appoggiarsi ad altre etichette discografiche. Stampai 500 copie che andarono sold out in circa un anno e da li si creò il tutto. Portare avanti un’etichetta discografica per me deve sempre partire da questa necessità, avere materiale che veramente valga la pena di far sentire, senza rincorrere dei tempi o senza imporsi di dover produrre musica appositamente da gettare nel mercato.

Quanto ha influito Bologna e la sua scena nella tua crescita artistica?

Bologna ha influito sicuramente tanto sulla mia crescita artistica. E’ una città estremamente ricca che a 360 gradi si è sempre espressa al meglio musicalmente parlando, partendo dai grandi cantautori e dalle rockstar, passando da tutto il mondo hip-hop, la storia dei locali e tutti i dj che ne sono stati la colonna portante per decenni; il jazz, i centri sociali e tutta la scena underground fortissima che c’è sempre stata. La scena musicale è forte a tal punto che spesso mi ha dato la percezione di chiudermi in certi schemi e per questo motivo ho sempre cercato di avere anche un grande occhio di riguardo per tutto ciò che accade all’estero, per cercare di essere più libero di creare e muovermi a modo mio, seppur felicemente contaminato da tutte le influenze locali.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro da D’Arabia? E da Red Rooster?

Per il futuro sono carico di voglia di fare e di crescere sempre di più, al momento ci sono 3 dischi che devono uscire su etichette diverse e tanti altri progetti che stanno prendendo piede. Penso che cercherò di spaziare ed esplorare il più possibile cercando di mantenere il mio gusto nel fare le cose. Per quanto riguarda Red Rooster ora c’è un momento di stand-by. Se capita di avere per le mani qualcosa che come dicevo poco prima scateni veramente la necessità di essere ascoltato, suonato, ballato allora c’è la possibilità che si ritorni a stampare.