three + two =

Oggi su MyZone abbiamo il piacere di presentarvi Ale De Tuglie: dj-producer pugliese che si sta facendo strada nella nightlife internazionale, calcando i prestigiosi palchi targati Music On.

Alessandro De Tuglie aka Ale De Tuglie è un giovane ragazzo nato e cresciuto a Bari con un sogno nel cassetto: diventare un grande artista di musica elettronica e girare il mondo grazie alla propria passione per il clubbing. Sin da piccolo si è dedicato con anima e corpo per la realizzazione di questo progetto. Probabilmente oggi potremmo dire che il suo successo internazionale si stia facendo sempre più vicino e concreto.

A dimostrarlo sono le sue recenti esperienze in alcuni tra i più acclamati contesti underground tra cui il Club Space di Miami o Printworks di Londra, che lo hanno visto protagonista in una programmazione di spessore come quella del Music On di Marco Carola.

Nonostante tutto, Ale  De Tuglie ha sempre continuato a tenere i piedi ben piantati a terra, lavorando con determinazione e non smettendo mai di credere nei suoi obiettivi primari.

In Puglia, la sua terra d’origine, lo conoscono tutti come una persona umile ed estremamente disponibile. Ma quando sale in consolle, non ce n’è per nessuno: la sua naturale inclinazione da appassionato di dischi prende il sopravvento, riuscendo a dargli sempre le giuste munizioni per stupire il pubblico con una selezione musicale ricercata.

Abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con lui, attraversando le tappe principali del suo percorso di crescita. Buona lettura!

Ciao Ale! Benvenuto su Parkett. Partirei dai tuoi primi passi nel mondo del clubbing: com’è nato e come si è sviluppato il tuo amore per la musica elettronica?

Ciao ragazzi, innanzitutto grazie per avermi ritagliato uno spazio su Parkett!

La mia passione per la musica elettronica è nata quando avevo circa 12 anni. Tramite YouTube ho iniziato a vedere video e ad ascoltare dj-set di artisti internazionali. In seguito decisi di acquistare la mia prima consolle, della quale ricordo ancora il modello: due CDJ100’s e un mixer due canali. Pian piano ho iniziato a mettere musica ai festini di amici più grandi, fino a quando ebbi la mia prima occasione di suonare in warm up in un vero e proprio club.

Col passare del tempo sono riuscito a guadagnarmi più spazio nelle line up e ad esibirmi non solo in warm up (parte fondamentale della mia crescita e formazione professionale, che tutt’oggi reputo importante) ma anche in orari centrali. All’età di 18 anni, dopo essermi fatto conoscere praticamente in tutta la Puglia, ho iniziato a suonare in line up con ospiti di calibro internazionale. Questo mi ha portato ad essere chiamato come guest in diversi club.

Quali sono state le tue prime esperienze importanti in consolle? Parlaci del tuo sound e come si è evoluto nel corso del tempo

Le mie prime esperienze importanti furono soprattutto pugliesi, tra cui il Guendalina. A seguire Clorophilla, Cromie e Mandarino Club. Sicuramente queste le metto tra le esperienze più’ importanti della mia adolescenza. Ora invece sto avendo la possibilità di esibirmi in molte consolle internazionali come Pacha Ibiza,  Destino, Ushuaia, Printworks, Soho Garden Dubai, Kiesgrube e tante altre.

Il mio sound nel corso degli anni si è evoluto tanto e penso che abbia preso sempre più le sembianze del mio modo di essere. Questa è un cosa che mi piace molto, perché rispecchia a pieno la mia personalità. Così riesco a trasmettere me stesso al 100% tramite la musica.

Tra gli artisti già affermati nel panorama internazionale, ce n’è qualcuno che stimi in particolare o che in qualche modo ha influenzato positivamente il tuo percorso?

Sicuramente Marco Carola è stato parte fondamentale della mia crescita musicale, soprattutto nel formare il mio sound. Stimo molto di lui il riuscire a stare sulla cresta dell’onda e al passo con i tempi proprio a livello di sound. Per me è un esempio. Sono un appassionato di dischi ricchi di percussioni e di bassi sub: creano un groove con cui non riesco a non ballare! Tra gli altri artisti che stimo ci sono Joseph Capriati per i suoi dj-set in after oppure Traumer che è uno dei miei produttori preferiti.

Recentemente hai avuto modo di girare il mondo con diverse gigs: che considerazione hai della nightlife italiana rispetto all’estero? Pensi di rimanere in Italia nel prossimo futuro?

Sicuramente la scena musicale italiana ha una rilevanza davvero importante a livello mondiale, grazie ai suoi clubs molto caratteristici e conosciuti ormai da diversi anni. Noto che la nightlife italiana è in continua crescita e aggiornamento per restare al passo con il resto del mondo.

Una differenza ancora evidente con l’estero è sicuramente la minima propensione dello Stato Italiano a far sfruttare location che sarebbero molto suggestive per le organizzazioni di eventi.. avremmo a disposizione spazi che riuscirebbero a creare un connubio perfetto tra musica, arte e natura. Posso dire che l’estero è un passo avanti in questo, essendo molto più permissivo.

Reduci dal periodo buio dettato dalla pandemia… come vedi la ripartenza del mondo della notte? Come hai vissuto gli scorsi anni e cosa provi nel rivedere le piste piene?

In una prima fase ho visto una ripartenza un po’ ambigua, in quanto notavo che il pubblico avesse quasi perso l’abitudine di frequentare i locali notturni.. ma tutto ciò è comprensibile, perché anche su me stesso la pandemia ha avuto effetti negativi. Generalmente ho sempre amato viaggiare, tra lavoro e svago.. e non poterlo fare, oltre al non poter vedere i miei cari.. mi ha fatto stare molto male. Ma ad oggi vedo sicuramente una netta ripresa, agevolata dalla ripartenza di tanti festival e grandi palcoscenici in giro per la nazione. Vedere tutto ciò non può far altro che riempirmi il cuore di gioia.

Avrai sicuramente già programmato diverse date: ci sono dei contesti specifici in cui non vedi l’ora di esibirti?

Certo, ci sono diverse gigs che attendo tantissimo! Non vedo l’ora di esibirmi al Teatro Romano d’Orange (Francia) a Settembre e subito dopo al terminal dell’aeroporto di Sofia (Bulgaria). Entrambi gli eventi saranno targati Music On.

Ti andrebbe di condividere con noi una TOP3 dei “dischi del cuore” di Ale De Tuglie? Magari qualcuno che ha fatto da colonna sonora a dei momenti importanti per la tua carriera

Non è facile per me scegliere solo tre dischi preferiti. Ne ho molti che segnano ricordi particolari e che magari richiamano qualche momento speciale della mia carriera. Potrei dirvi:

1)  Traumer – Tambur

Un disco che mi trasmette davvero tantissima carica ed energia! Non perderò mai la voglia e l’entusiasmo nel suonarlo.

2) Butch – Dope

Un disco che mi fa venire letteralmente i brividi ogni volta che lo suono, penso che sia davvero uno spacca pista! L’evoluzione di questa track è davvero epica. Dall’inizio fino ad arrivare allo “svuoto” principale.

3) Sabb, Forest – One of Us (Dennis Ferrer Remix)

Disco perfetto per me, soprattutto alle prime luci dell’alba. Un giusto equilibrio fra groove e voce. Anche questo mi fa venire i brividi tutte le volte che lo passo!

Dal tuo punto di vista, potremmo delineare una sorta di ago della bilancia per emergere come artista? Quanto è importante sapersi relazionare bene con il proprio pubblico?

Penso che sia molto importante rapportarsi con il pubblico. Personalmente cerco sempre di mostrarmi per quello che sono relazionandomi con gli altri come se fossi con i miei amici.

Quando magari qualcuno mi ferma per una foto o per scambiare due chiacchiere, sono io che ringrazio loro per averlo fatto, perché amo interagire con persone che non conosco per sentire i punti di vista altrui e magari far nascere nuove connessioni.. penso appunto che interagire con il pubblico sia molto importante e cerco di creare una giusta connessione con la dancefloor e mi piace mantenerla in maniera uguale quando finisco di suonare, nella vita quotidiana. Penso di essere presente e di rendere al 100% partecipe il mio pubblico.