8 + = twelve

E-dward!  , dj toscano classe 1988, è il nostro ospite odierno della rubrica Internal Selection.

E-dward,al secolo Edoardo Scarpellini, è il nostro ospite di oggi su Parkett. Il dj toscano, prima resident del Kama Kama di Lucca e successivamente del Reflex Club di Pisa, è capace di spaziare abilmente tra i generi musicali mantenendo fede alla sua passione per la Chicago House e la Detroit Techno.

Grazie alle sue produzioni per label del calibro di Bosconi ed Apparel Music, E-dward! è riuscito a costruire un autorevole percorso da producer. Senza mai scendere a compromessi, mantenendo come punto cardine del proprio percorso di crescita artistica l’esigenza di sentirsi liberi.

Da schemi, richieste, barriere di genere. Il risultato è un sound onesto, spontaneo; un’ondata di onestà e genuinità che E-dward! trasmette in primis con la sua musica e in secondo luogo attraverso la sua persona.

Dopo la sua recente uscita su Introspection Recordings, che vanta anche la presenza di un remix da parte di Federico Grazzini, si prepara una stagione estiva densa di eventi per Edoardo. In attesa di poterlo sentire prossimamente, vi invitiamo a leggere la nostra intervista con lui con in sottofondo il set registrato in esclusiva per noi di Parkett.

Ciao E-dward!. Benvenuto su Parkett Channel. Vorrei sapere come stai e come hai vissuto questo periodo di ripresa, dopo il lungo stop eventi a causa del Covid.

Ciao e grazie per questa intervista, è sempre un grande piacere poter parlare della mia musica. Sto vivendo questo periodo di ripresa pieno di entusiasmo ed energia produttiva. Sto comprando biglietti per qualsiasi tipo di concerto, ho tantissima voglia di musica dal vivo, di casino, di gente appiccicata e di volume alto. In sostanza ho bisogno di tutto quello che mi è mancato in questi ultimi due anni.
Ho tantissima voglia di suonare come non ne ho mai avuta in venti anni.

Sei nato in Toscana ed immagino che la scena toscana sia stata quella in cui ti sei formato inizialmente a livello musicale. Ti va di parlarci del tuo primo approccio al mondo dei club?

E’ un po’ banale da dire ma le due grandi scosse a livello musicale sono state i Chemical Brothers e i Daft Punk. Se penso che a 10 anni ascoltavo quella musica capisco perché la mia vita si è trasformata rapidamente negli anni successivi. Ho iniziato a suonare presto e a 13 anni avevo ben chiaro cosa volessi fare da grande.
Il Kama Kama e il Tenax sono stati i miei primi locali del cuore.
Ogni sabato potevo ascoltare il meglio del meglio della scena mondiale a mezzora da casa e questo è stato di grande aiuto. Ogni mattina “mangiavo” registrazioni di serate, tornavo da scuola e suonavo tutto il pomeriggio in camera…una vera ossessione.

Nascere in Toscana è sicuramente un enorme vantaggio perché da qui è partito tutto ed io avevo il “tutto” a portata di mano. Purtroppo ho iniziato a frequentare i locali in un momento dove le cose erano arrivate ad un punto di svolta in negativo (nel 2004 ha chiuso il Jaiss, tempio della techno, l’Insomnia aveva chiuso pochi anni prima e gli altri vivevano un periodo di transizione) ma mi è bastato per capire che quella era la strada e dal primo Circoloco Party con Timo Maas e Tania Vulcano al Kama nel 2005 mi si è illuminata la strada.

Nella tua musica son presenti tante influenze e stili diversi. Quali son i tuoi riferimenti più importanti e come si è evoluto il tuo gusto musicale nel corso degli anni?

Il mio problema (se così si può chiamare) è che ascolto una media di 15 ore di musica al giorno (quasi tutta non-dancefloor) quindi quando scendo in studio ho un gran casino in testa e cerco di buttare giù quello che mi viene e spesso “mescolo”. Questo non mi ha aiutato per niente e mi sono ritrovato a 34 anni, con oltre 30 releases, a non essere identificato con un genere.

E’ sicuramente un bene per chi ascolta perché non si annoia ma è un male per chi invece ama un solo filone e non è interessato agli altri. Ho fatto uscire di tutto: disco, downtempo, techno, house, microhouse…cose sporchissime, cose super pettinate…Mi sono chiesto più volte come può qualcuno affezionarsi alla mia musica. Il fatto di non aver mai pensato alle classifiche, alle vendite alle etichette mi ha permesso di fare quello che volevo ma mi ha sicuramente penalizzato in termini di ascoltatori.

 

Le tue produzioni hanno avuto spazio in diverse etichette internazionali. In particolare, credo che un’esperienza importante sia stata quella con Bosconi. Com’è nata questa collaborazione?

Per lo stesso motivo della domanda precedete ho avuto l’enorme piacere di poter uscire su label diversissime tra loro, tante italiane, altre internazionali e quello che mi fa piacere è che quella decina di vinili stampati sono buona parte out of stock (chiaramente si parla di micro numeri ma fa comunque tanto piacere).
Bosconi è sicuramente una delle più importanti e rispettate etichette Italiane ed ho provato in tutti i modi a far avere le mie produzioni a Fabio Della Torre in quegli anni.

Ricordo ancora una serata a casa sua con Mass Prod, Dukwa, Herve e Ennio Colaci dove cercavamo di capire quale delle mille tracce che avevo preparato per loro potesse andar bene per l’uscita e alla fine scegliemmo Memories. In quel periodo avevo la fissa per le produzioni con influenze 70/80 e quella era veramente una traccia “presa bene” con un campione di Vicky D che girava alla perfezione.

Oggi proponi su Parkett un tuo dj set. Come lo hai pensato e cosa volevi trasmettere ai nostri lettori che ti ascolteranno?

Ultimamente ho tre set strutturati in base alla circostanza. Microhouse (o come volete chiamarla) per le situazioni più attente, house old school per quando c’è da fare festa (il mio genere preferito), funky/soul/disco per eventi dove l’ascolto conta più del ballo (con il mio socio dello studio dove lavoro durante tutta la giornata, Luca Masini abbiamo lanciato il progetto 016 Soundsystem proprio per sbizzarrirci e suonare senza avere limiti di nessun tipo). Per voi ho preparato un set chiamiamolo “moderno” con un sacco di mie produzioni demo e promo in uscita quindi il fatto che debba piacervi a tutti i costi ha doppia importanza.

 

Hai suonato in numerose venue importantissime tra cui, tra le altre Cocoricò e Spazio Novecento. C’è una location in cui sogni di poter suonare o hai già realizzato tutti i tuoi desideri da questo punto di vista?

Per “uno di paese” come me, nato in una frazione di un piccolo comune di una provincia già arrivare al Cocoricò è una cosa fantastica e impensabile. Una volta raggiunti i sogni (più che gli obiettivi), facendo un punto della situazione, quello che più mi è mancato è l’estero. Non sono mai riuscito a suonare oltre confine e questo è un gran peccato…se devo parlare di desideri sicuramente il DC10 è il locale dove vorrei suonare tutti i lunedì per tutto il resto dei miei giorni. E’ l’habitat perfetto per il tipo di dj e clubbers come me: è la Mecca.

Quali son le altre passioni che coltivi insieme alla musica e nella quale magari riesci a trovare ispirazione per le tue produzioni?

La musica per me è sempre stata una passione e mai un vero e proprio lavoro (un po’ per scelta, un po’ per le circostanze della vita). Passo le mie giornate all’interno di 016 Studio, l’agenzia di comunicazione che ho fondato appunto con Luca. Seguiamo la comunicazione di un sacco di aziende, ci divertiamo, siamo tutti giovani, ascoltiamo tantissima musica e cerchiamo di portare il nostro approccio da fuori di testa nel lavoro di tutti i giorni.

Mi sono scelto collaboratori matti quanto me e questo mi aiuta tanto a rimanere come sono.
Il Covid mi ha fatto scoprire l’importanza di passare del tempo all’aria aperta quindi ogni mattina, da due anni, mi sveglio prestissimo e faccio km su km a piedi per svegliarmi, riflettere e gustarmi la natura del mio fantastico paesino di campagna (Staffoli per fare un po’ di pubblicità).

Ultima domanda. Come si vede E-dward! tra dieci anni e quali son gli obiettivi futuri, chiaramente se ci sono, che vorresti raggiungere?

Domanda difficilissima.Potrei dare una risposta “paracula” ma non lo farò.
Il mondo corre ad una velocità impressionante e il mio incubo è non riuscire a stargli dietro. Invidio chi pensa di poter fare le stesse cose per sempre (anche se penso sia un illuso)…Mentre ci fossilizziamo a cercare quello che funziona oggi, nascono nuove generazioni che si disinteressano totalmente al passato e guardano solo avanti. Inutile negare che una certa di tipologia di dj set, di club e di fede è destinata a sparire, anzi, a cambiare.

Ci siamo fatti mille seghe (scusate il francese) con sta storia del digitale, del vinile etc. ad esempio senza accorgerci che i nuovi ragazzi si sparano ore di dirette su Twich e manco sanno la differenza tra un piatto e un cdj. 10 anni fa le produzioni duravano 8/10 minuti e tutti passavamo giornate nei negozi di dischi, seguivamo magazines, charts, aspettavamo i promo etc. Oggi siamo riempiti di edit, di dischi da 3 minuti, di hit da Tik Tok, Beatport è diventato il rifugio antiatomico dei veterani, il vinile è un sogno feticista, le tracce spaccano se entrano in tendenza nei reels di Instagram. Come mi vedo tra 10 anni? Spero sul pezzo.

Grazie per essere stato con noi.

Grazie a voi, di nuovo!