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Chi è Bosna Danì? Partiamo da qualche presupposto e facciamolo in prima persona.

Sei all’alba della tua formazione “professionale” e drum-machines come sintetizzatori, sono elementi che almeno per adesso, non rientrano per nulla nella tua vita. Suoni la chitarra elettrica, ma non nel senso che suoni-semplicemente-la-chitarra-elettrica; la studi, è uno strumento per cui porti riverenza, ti approcci alla sua sofisticatezza seguendo la dinamica più rispettosa dell’oggetto. Eppure neanche così basta. Oltre lo strumento, oltre note e pentagrammi, esistono discipline e stili; scopri che quegli infiniti arrangiamenti nascosti dietro sei corde, elevano il loro numero per quanti sono i modi in cui quelle stesse corde vibrano nell’aria: puoi fare dello strumming e allora impazzeresti tra i falò in spiaggia, slapping e slide se in qualche vita precedente sei cresciuto nel delta del Mississippi (nel secondo caso il collo di una bottiglia ti sarebbe molto utile, che cosa fantastica vero?!). Ma tu quelle corde vuoi solo che si accarezzino appena, non ti servono polpastrelli, plettri o vetro, ti bastano le dita, e proprio così decidi di continuare a dedicartici.
Per una serie di eventi, ti ritrovi a stretto contatto con una realtà musicale molto curiosa: corde e casse armoniche sono sostituite da circuiti e lunghi metri di cavi; le meccaniche sono sì ancora manuali in un certo senso, ma non come sempre inteso. Questa, è la tua prima finestra sul mondo dell’elettronica, un mondo che per tutta risposta da il risultato di un panorama incredibilmente affascinante. Si attiva allora un interruttore: “Cosa potrebbe succedere se le due cose condividessero un unico spazio? Potrebbe essere l’una la risposta dell’altra, e se questo è possibile, in che modo?”, semplice! Con: una chitarra acustica suonata in fingerstyle, accarezzata da onde elettroniche dentro ad un cosmo onirico.

Il paragrafo che abbiamo appena concluso racconta tutto quello che dovete sapere di Bosna Danì, il background e la genesi di un progetto che è molto lontano dai canonici prototipi d’ascolto cui magari potreste essere abituati. Immaginiamo che i più conservatori, i puritani della cassa a 4/4, storceranno il naso all’idea del binomio synth-acustica, questo perché risulta molto più immediato ragionare per genere e “classi” piuttosto che dare respiro ad una ponderazione più allargata della generale struttura compositiva, poi potrebbe comunque non piacere, ma almeno sarebbe una critica mossa nel perimetro del giusto quadro delle cose.
Si prenda “Inner Shape” ad esemplificazione, titolo di debutto dell’artista toscano e pubblicato ad inizio anno da Toys For Kids Records – delle dieci tracce di cui si compone l’album, non sono più della metà quelle ad avere una forte corde-caratterizzazione, e d’altro canto brani come “B.O.T.”“Lovotica” o “Modern Slaves” sembra che abbiano un eco molto più ambient e drone. Come a dire: c’è spazio per tutto, ma tutto al suo spazio.

“Cosmo Onirico”: di tutta l’allusività del progetto Bosna Danì, questa è rimasta quella di più difficile parafrasi. Si potrebbero trarre infinite interpretazioni a riguardo, tutte allo stesso modo legittime e giustificate, ma nessuna di queste potrebbe essere più veritiera della tua…

Cosmo onirico perché ascoltando e suonando la mia musica mi vengono in mente paesaggi ed immagini un po’ come in un sogno, questa è anche l’interpretazione che danno molte persone che ascoltano i miei brani.

Da dove ha iniziato a consolidarsi la tua formazioni elettronica? Avrai certamente avuto necessità di replicare qual piano di apprendimento che allo stesso modo intraprendesti con le corde, raccontaci proprio di questo.

L’approccio con l’elettronica è nato quando ho lavorato nello studio della Presslab Records (etichetta di musica elettronica), da lì mi sono appassionato anche ai sintetizzatori stando attento al lavoro di produzione che veniva fatto in questo ambiente, ho iniziato quindi anche io a muovermi su quelle macchine. L’ulteriore passo è stato quello di iniziare ad utilizzare Ableton frequentando corsi per approfondire l’argomento.

…contestualmente, quali sono stati i passi di Bosna nei primi precoci tentativi di allacciare i due emisferi?

I passi sono stati, in primo luogo la costruzione e personalizzazione dei suoni che potessero amalgamarsi bene con il mio strumento acustico, lui comunque nei brani doveva rimanere uno dei suoni principali. Dopo svariate prove sono riuscito a trovare quelle frequenze che si univano bene alla mia chitarra. Per il futuro però ho già in mente di fare ulteriori passi e studiare ancora più approfonditamente dinamiche e suoni che possano sempre più, legare meglio i due mondi.

In conclusione, con quale immagine dobbiamo lasciare la tua musica? Un attento gioco perpetuamente in equilibrio tra qui e lì o un moto oscillatorio molto più anarchico che sfugge da predeterminate conclusioni?

Penso che la prossima evoluzione della mia musica sara sempre più l’equilibrio tra questi due mondi, personalizzare ancora di più il suono delle mia chitarra e rendere sempre più personale questa miscela.