GiMa è un altro di quei germogli cresciuti sui rami di un’offerta musicale sempre più ricca e diversificata; assistiamo ad un tempo in cui il tricolore svetta alto in nome di un’identità che certamente non possiamo definire autoctona ma che comunque si presta ad esser fatta propria dagli attori italiani, garanti questi di attribuiti come critica, intuito e creatività – i primi veicoli forse di una matura autodisciplina artistica.

Vuoi certamente per una forte inclinazione personale, computa la colossale esplosione del genere da qualche anno a questa parte motorizzata da incredibili figure quali James Blake, Jon Hopkins, Shlohmo, Bonobo, Moderat e infiniti altri; è quasi impossibile non ritrovarsi con un esercito di aspiranti simili. Tutti questi hanno certamente qualcosa da dire, un loro messaggio da veicolare, una loro narrativa e una loro interpretazione – tuttavia si sa, il Mercato risponde a delle dinamiche ben precise, avvolte tendenziose, ingiuste, illegittime e “anti veritiere”, ma non per questo meno inconfutabili: infiniti di loro si eclissano, altri si arenano, molti neanche hanno la possibilità di muovere un primo passo significativo; eppure, a quella che è la porzione residua, viene comunque prospettata una possibilità, un omaggio in virtù del significato che questi con le loro “forze” hanno posto in gioco.
GiMa, al secolo Giacomo Manzi, è uno tra quelli che nella scadenza iniziale delle sue battute, lavora per la massimizzazione del felice slancio guadagnato al suo approdo. Metaforicamente è come chi, saltato dal trampolino, esegue un’entrata in acqua elegante ed acrobatica piuttosto che uno scomposto e sguainato arrivo a ridosso della superficie.

Questo primo salto per il nostro giovane protagonista si è intitolato “LVMOS” , EP rilasciato da Syntheke Records (realtà già incontrata nell’editoriale che vide protagonista go-Dratta); un primo intenso calderone di quella che fondamentalmente altro non è che una prima presentazione di se. L’EP è un’appendice di formula sognante annodata ad una sinfonia semi-sincopata che lascia libera interpretazione della sfumatura dominante. Delle quattro tracce di cui si compone, quella con la maggiore carica identitaria a livello di genere, è sicuramente il remix di “Closed To Me” prodotto da A Safe Shelter, un sapiente rielaborato in chiave club-oriented.