+ twenty three = twenty six

Da qualche anno, oltre ai classici tormentoni simil-reggaeton e latineggianti, ogni estate arriva quella hit dalle sonorità tech house che si fa strada tra il cosiddetto “grande pubblico”, finendo per essere suonata dall’Amnesia di Ibiza alla sagra del carciofo di Pordenone.

Partiamo dall’inizio: chi sta scrivendo si trova alla scrivania di casa, in un noiosissimo primo pomeriggio di metà settembre, a ripensare all’estate appena passata. Un’estate, purtroppo, non densa di festival di qualità del calibro di Dekmantel, Terraforma o Dimensions, ma comunque intensa. Nel ginepraio delle feste estive, dalla sagra di paese alla serata nel grande club, c’è stata una costante, un continuum così martellante e onnipresente da risultare persino fastidioso.

Stiamo parlando di “Losing It“, la hit tech house dell’australiano Fisher che chiunque sia andato a ballare almeno un paio di volte negli ultimi mesi conoscerà, volente o meno. Se qualcuno dovesse incredibilmente non sapere di cosa stiamo parlando, cercheremo di darvi l’idea di quanto questa traccia abbia monopolizzato l’attenzione negli ultimi tempi.

“Losing It”, già dall’estate del 2018, è stata passata da un numero impressionante di DJ facenti riferimento a generi molto diversi tra loro: da Afrojack a Paul van Dyk, da Tiësto a Skrillex, passando per David Guetta, Fatboy Slim e ovviamente tutti quegli artisti del panorama tech-house. La cosa impressionante, lo sa bene chi frequenta anche serate non squisitamente connesse ad un certo tipo di musica elettronica, è che questa traccia è stata suonata a party hip-hop, eventi EDM e feste di qualsiasi tipo.

Le migliaia di commenti al video ufficiale su YouTube testimoniano quanto detto fino ad ora: sono moltissime, infatti, le persone che commentano con riferimenti più o meno ironici al fatto che questa canzone sia letteralmente onnipresente.

Se “Losing It” è la prima hit tech house ad avere un simile effetto, sono successe delle cose pressoché identiche nelle scorse estati, in particolare in quelle 2016 e 2018. Nella prima fu “Chunky” di Format:B a farla da padrone, mentre nella scorsa estate fu “Cola” di Camelphat & Elderbrook.

Lungi dall’affermare che quelle appena citate siano le uniche tre tracce tech house ad aver raggiunto il grande pubblico e ad aver ricevuto una tale risonanza a livello di ascolti, visualizzazioni e presenze in radio e nei club, sono sicuramente tre perfetti esempi di veri e propri “inediti” tormentoni estivi.

Queste tre tracce sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in corso ormai da qualche anno. Sembra, infatti, che le sonorità tech house siano destinate a prendere il ruolo che negli ultimi dieci anni è stato svolto da tutto ciò che ruota attorno alla big room house e a ciò che è comunemente e semplicisticamente definito come EDM.

Spulciando le varie classifiche degli ultimi anni, infatti, è evidente come fino al 2015-2016 a farla da padrone fossero esclusivamente gli artisti di questo circuito, tra cui i vari Hardwell, Martin Garrix, Calvin Harris, Zedd e via dicendo. Solo ultimamente, quindi, si sta notando un potenziale e graduale cambio di rotta, con ogni probabilità coincidente con una trasformazione dei gusti del pubblico di massa.

Un cambio di rotta testimoniato anche da piccoli, grandi segnali, come il successo raggiunto da “You Don’t Know Me” di Jax Jones ft. RAYE, traccia che riprende fedelmente la celeberrima “Body Language” di M.A.N.D.Y. e Booka Shade.

L’impressione è, senza sembrare blasfemi, che queste tracce tech house possano entrare nelle classifiche mondiali in modo simile a come si introdussero nelle medesime classifiche quelle canzoni house che hanno fatto la storia dell’elettronica di anni’90 e inizio millennio. Sicuramente non con il successo di un “Gipsy Woman” di Crystal Waters o di un “Get Get Down” di Paul Johnson, ma il processo potrebbe mostrare dei caratteri in comune.

Nel frattempo non ci resta che verificare se questo “ciclo” di hit tech house continuerà anche durante l’imminente stagione invernale (con “Joys” di Roberto Surace che sembra poter rimpiazzare “Losing It” a livello di popolarità) e se l’estate 2020 confermerà il trend ipotizzato in questo articolo, o se si è trattato semplicemente di un fuoco di paglia già in fase di spegnimento.