seventy eight + = eighty two

Alla fine il momento di alta tensione per cui Soundcloud pareva essere destinato a sparire improvvisamente (non molto improvvisamente, in realtà, conoscendo il retroterra di questa situazione) si è risolto con un colpo di scena in extremis. Forse un po’ prevedibile, ma allo stesso tempo nemmeno scontato.

La situazione irreversibilmente compromessa della piattaforma berlinese si era attratta negli ultimi tempi tutta l’attenzione dei media, specialmente negli ultimi giorni, in cui si pareva essere giunti a un punto di non ritorno, ad una svolta necessaria e non più rimandabile, mentre il CEO Alex Ljung cercava di tamponare l’atmosfera di allarme generata sulle sorti di Soundcloud.

Ebbene, la chiusura della partita – che non è mai definitiva, ma che potrebbe far tornare una certa stabilità a medio-lungo termine – è stata essenzialmente un salvataggio della piattaforma grazie ad un’iniezione di 170 milioni di dollari proveniente da due fonti distinte: una è Raine Group, merchant bank che si occupa anche di investimenti nella comunicazione e nella tecnologia, l’altra è una compagnia di investimenti di Singapore chiamata Temasek.

Inoltre, si riporta anche un grosso cambiamento al vertice, per cui Alex Ljung rassegna le sue dimissioni da CEO (anche se non abbandona SoundCloud, andando ad occupare il ruolo di Chairman of the Board) e viene sostituito da Kerry Trainor, originario patron di Vimeo, affiancato da Michael Weissman come chief operating officer.

Dopo questa “prova di fiducia” che permetterà a Soundcloud di uscire dall’impasse e restare a galla in piena indipendenza, Alex Ljung in una dichiarazione rilasciata a Billboard si dice ottimista:

“Le persone hanno preso molto a cuore la speranza che potesse andare a finire bene.Tutte queste cose insieme: il capitale, i partner, con Kerry e Mike che hanno iniziato a far parte della squadra, pone la nostra compagnia in un’ottima posizione di solidità e indipendenza. Vediamo proprio un futuro forte ed indipendente davanti a noi.”