+ thirty seven = thirty eight

Mentre nel resto d’Europa cala il sipario sugli eventi culturali, la Spagna non ha mai spento i propri riflettori sotto lo slogan ‘cultura sicura’. Com’è possibile?

Sono mesi ormai che il vecchio continente è silenzioso. Niente più opere né concerti,  niente brusio in coda ad una mostra né ‘shhh‘ durante un film. Niente di niente, non vola una mosca tranne che in uno Stato: la Spagna.

Dalla riapertura della scorsa estate cinema, spettacoli e concerti non si sono più fermati grazie ad un rigido protocollo sanitario che ha permesso loro di continuare la propria attività nonostante la seconda e la terza ondata epidemica.

Certo, i motivi per cui tutto è rimasto aperto sono diversi, e dietro i nobili slogan di “cultura sicura” e “la cultura è essenziale”, di cui almeno il secondo vale per ogni parte dell’universo, si cela anche un grande problema economico.

Infatti, come afferma il produttore teatrale Jordi Selles sulle pagine del quotidiano catalano La Vanguardia:

“Parlando con i colleghi europei del Regno Unito, dei Paesi Bassi o della Francia, il campo professionale della cultura non è così debole. Questa maggiore solidità dei loro canali di finanziamento e anche degli aiuti che ricevono ha fatto sì che il fatto della chiusura potesse essere sostenuto finanziariamente da professionisti della cultura indipendenti, attori, musicisti, e dalle stesse aziende e istituzioni. In Catalogna e in Spagna la situazione è più fragile e ci ha spinto a fare tutto il possibile, perché essere chiusi era molto peggio che cercare di essere aperti.”

Tuttavia, il rischio che la Spagna si è assunta sta portando i suoi frutti. Lo stesso Ministro della Cultura e dello Sport José Manuel Rodríguez Uribes ha dichiarato in un’intervista che “stanno piano piano raggiungendo un equilibrio tra la lotta alla pandemia e la garanzia che la cultura non si fermi.” L’unica grande incognita resta la gestione dei macro-concerti, ma non tanto per l’organizzazione interna. La vera sfida è come portare le persone agli eventi, coordinando gli spostamenti in modo da evitare pericolosi sovraffollamenti nelle metropolitane, sui mezzi di trasporto o code all’ingresso.

Una gestione virtuosa di questa problematica l’abbiamo vista con l’esperimento Primacov, il primo evento di musica elettronica celebrato in Europa nel corso della pandemia globale, tenutosi a Barcellona lo scorso dicembre senza distanziamento (clicca qui per leggere il nostro articolo a riguardo).

Primacov ha dimostrato che, seguendo un rigido protocollo sanitario, è possibile riprendere in sicurezza le attività culturali di ogni genere, provando a smuovere l’immobilismo di gran parte dei Paesi Europei nel settore cultura ed intrattenimento.

Ci auguriamo che anche qui da noi chi prende le decisioni, e ha sempre affermato di non voler lasciare solo il grande mondo dello spettacolo, non stia alla finestra ad aspettare, ma prenda esempio cercando di trovare soluzioni per tornare a sognare quanto prima.