+ twelve = twenty one

A quanto riferisce Bloomberg, Spotify sarebbe pronto a modificare notevolmente il rapporto con i creatori di contenuti, iniziando a chiedere a loro di pagare per poter promuovere la loro musica.

Spotify è da tempo al centro delle polemiche da parte di artisti ed etichette discografiche. I motivi sarebbero i bassi pagamenti riservati proprio ai creatori dei contenuti, nonostante i proventi della piattaforma siano tra i più alti del settore.

Recentemente, tuttavia, l’analisi condotta dalla stessa piattaforma sui propri introiti ha riscontrato un tasso di crescita ridotto rispetto al passato.

Se ciò si aggiunge alla quantità destinata alle case discografiche ed agli artisti, il risultato sarà un introito globalmente minore, o comunque meno consistente rispetto al passato.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, Spotify ha ideato una nuova strategia di guadagno già messa in atto da altre piattaforme, come ad esempio Marquee. Il meccanismo è semplicissimo: le case discografiche e gli artisti, se vorranno raggiungere una audience maggiore ed avere più possibilità di essere facilmente trovate nelle ricerche, dovranno pagare lo spazio pubblicitario che Spotify offre.

Questo, in ultima analisi, permetterà alla piattaforma di incrementare gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni e, soprattutto, di trattenere una maggiore quantità di denaro dalla quota destinata ad artisti e case discografiche.

Non è certo una soluzione che possa considerarsi a favore di chi crea. Richard James Burgess, dell’American Association of Independent Music, commenta l’iniziativa in maniera negativa. Secondo Burgess, infatti, questa non è altro che un’arma interamente contro le etichette e gli artisti, che promuoveranno qualcosa che gli utenti comunque riuscirebbero a trovare facilmente.

Ciò risulterò, alla fine, in un guadagno derivante diritti d’autore ancora più ridotto, dunque un’ulteriore penalizzazione al mercato della musica indipendente.

Questa mossa, comunque, non sarà l’unica messa in campo da Spotify: la piattaforma, infatti, ha intenzione di investire anche nella realizzazione di propri podcast originali, per aggiungere una nuova fonte di entrate al bilancio generale.

Per leggere il report originale di Bloomberg sul cambiamento dell’economia della musica elettronica, clicca qui.