12 + = twenty

I dati individuano un incremento robusto e prevedibile del mercato della musica in streaming e un calo complessivo dei formati fisici. Ma non del vinile, che per l’ennesimo anno registra un aumento del giro d’affari a esso correlato.

È bello pensare che il vinile sia tornato di moda perché in un’epoca così digitalizzata, di memorie in drive e formattabili, di album fotografici negli account, la memorialità sembra qualcosa di impalpabile, intangibile, slegata dagli oggetti/cimeli. Conservare un oggetto che contiene delle sonorità che ci piacciono non ha prezzo, tendenze discografiche o meno. Ma parliamo anche di queste ultime.

Potreste affermare: “Stanno dando i numeri!”. No è la Recording Industry Association of America che ce li dà, tramite il suo “2018 Year-End Music Industry Revenue Report”. Secondo tale report il mercato discografico ha assistito ad un aumento complessivo del 12% per quanto riguarda i proventi da tutta la musica registrata. Parliamo di circa 9,8 miliardi di dollari. Non c’è offline che non sia supportato da un online. La corda trainante di questo trend è infatti attaccata a un carro guidato da Spotify, Apple Music e Tidal. I ricavi da streaming sono aumentati del 30% raggiungendo i $ 7,4 miliardi, con servizi in abbonamento che rappresentano oltre la metà del fatturato mondiale. Sembra che oggi la maggior parte degli ascoltatori di musica preferisca pagare un abbonamento per ascoltare illimitatamente musica, piuttosto che comprare tradizionalmente l’album.

Per quanto invece riguarda i servizi di streaming supportati dall’advertising, come YouTube e la versione gratuita di Spotify, i dati mostrano che sono stati utilizzati per riprodurre più di 400 miliardi di canzoni, ma rappresentano solo l’8% dei ricavi totali. Questione di feeling? Forse di buffering. Più probabilmente anche di com’è cambiata la cultura dell’ascolto, il grado di tolleranza che riversiamo nei confronti della pubblicità.

Di fronte a questo turbine di cambiamenti e innovazione, la tendenza della produzione in vinile diviene un fenomeno molto interessante; da un punto di vista antropologico, esso è considerabile come un’estensione totemica dell’artista che si stima. Non sono solo i possessori di un giradischi a comprarli, molto spesso è una scelta d’acquisto irrazionale, legata magari al ricordo di una serata live indimenticabile. Però, differentemente da quanto avviene con i CD, nel mondo dei dj è uno strumento ancora utilizzato. Inoltre i producer (sia di rilievo internazionale che underground) stanno seguendo tale inclinazione.

Moltissime le label indipendenti che producono solo in digitale e in vinile, con tirature non troppo elevate. Le previsioni circa questa moda sono difficilissime da trarre. Se dovesse scomparire tale tendenza, credo che accadrà solo dopo che il cd sarà morto. Presumibilmente ciò potrebbe avvenire entro 10 anni nel contesto italiano. Chi può dirlo?!  Facciamo due conti: come afferma il Global Music Report 2018, i ricavi da formati fisici sono diminuiti del 5,4%, un tasso leggermente superiore rispetto all’anno precedente (4,4%), tradotto in soldoni $ 1,15 miliardi. Il consumo di formati fisici è diminuito nella maggior parte dei mercati, ma le entrate fisiche rappresentano ancora il 30% del mercato globale e una percentuale più elevata della quota di mercato in paesi come il Giappone (72%) e la Germania (43%).

Andiamo più nello specifico! Facciamo una distinzione tra le categorie di prodotto. I CD sono diminuiti del 34% per un totale di $ 698 milioni. È chiaro che stiamo parlando ormai di una domanda dai volumi molto piccoli, trainata per lo più dalle compilation delle major parcheggiate negli Autogrill, e da chi ancora ha l’autoradio senza entrata Usb/Jack; ma se ci pensate è indicativo anche il fatto che i computer di ultima generazione ormai non hanno il lettore cd/dvd, già da qualche anno.

Eppure il trend del vinile continua a salire: offerta che risponde a una domanda di nicchia o ennesima nostalgia fatta tendenza? Non si è in grado di dare una risposta oggettiva ma è chiaro che rimane un punto luminoso nel mercato fisico. Le vendite sono aumentate dell’8% a $ 419 milioni: il formato comprende ora un terzo delle vendite totali di musica fisica negli Stati Uniti.

Nonostante continui a non godere di un posizionamento significativo a livello globale, anche il mercato discografico italiano è in frenetica evoluzione. In Italia vi è un’apertura verso il consumo digitale e di abbonamenti streaming, ma resiste la tendenza a comprare CD e vinili, con il 7%.  Secondo IFPI si riscontra un netto aumento di creazione di eventi live (legata alla forte domanda). Più precisamente: il 59% degli utenti attivi online usa servizi di video streaming musicali (il 49% su YouTube, il restante 10% su altri siti di video streaming), il 17% utilizza un servizio di audio streaming a pagamento e il 24% utilizza un servizio audio streaming gratuito. Il 94% dei giovani consumatori (16-24 anni) ascolta musica attraverso uno smartphone e il 52% di loro utilizza un servizio streaming a pagamento.

Ilenia Di Mauro