+ sixty = sixty three

Partiamo da una grande e necessaria premessa: il fatto che una cosa vada esattamente come previsto, non significa che non se ne possa parlare e discutere con senso critico. Perché questa premessa è necessaria? Perché quello che hanno fatto Time Warp e Awakenings è niente di più e niente di meno di ciò che si aspettava, ma andiamo con ordine.

L’annuncio arriva all’inizio dello scorso ottobre e riesce a movimentare qualche animo. Awakenings e Time Warp, i due staff più grandi e conosciuti d’Europa, postano evidenti indizi di una collaborazione che li vedrà coinvolti per una notte.

Questione di ore e la cosa è confermata: nasce Connect, una one-night che si terrà nell’enorme location del Messe, lo spazio fieristico della città tedesca di Düsseldorf, il prossimo 13 ottobre. La località è stata scelta in base alla vicinanza alle città in cui si tengono i due festival, ovvero Amsterdam e Mannheim. Düsseldorf, infatti, è più o meno a metà strada tra questi due poli.

Noi ve ne parlammo in questo articolo, nel quale esprimemmo un augurio:

“Ora si può solo attendere le ulteriori notizie che arriveranno nei prossimi mesi e sperare in un evento che sorprenda più di quanto hanno fatto i suoi creatori nelle ultime edizioni”

Awakenings e Time Warp, infatti, sembrano “piantati” da qualche anno sullo stesso giro di nomi, con innovazioni e aggiunte limitate all’osso, se si vuole essere buoni.

Questo, in sostanza, è sia il motivo per cui non ci si doveva aspettare nulla di diverso da Connect, sia, paradossalmente, il motivo per cui un’inversione di tendenza era quantomeno auspicabile.

Qualche giorno fa, come vi abbiamo annunciato, è stata pubblicata la line up dell’evento:

Ricardo Villalobos, Nina Kraviz, Jamie Jones, Marcel Dettmann, Adam Beyer, Charlotte de Witte, Job Jobse, Richie Hawtin, Solomun, Maceo Plex, Loco Dice, Joseph Capriati, Len Faki, Rødhåd, Pan-Pot, Bart Skils, Monika Kruse, Chris Liebing, Dubfire, Kölsch, Joris Voorn, Amelie Lens.

È evidente che Awakenings e Time Warp abbiano semplicemente fatto incetta dei nomi più grossi e altisonanti della musica elettronica, già ospitati da entrambi i festival decine e decine di volte. I nomi più “freschi” sono quelli di Amelie Lens e Charlotte de Witte, artiste già affermate da diverso tempo.

La domanda che ci poniamo è: è giusto che i promotori con maggiore fama e maggiori possibilità di tutta Europa siano i primi e principali fautori dell’immobilismo artistico, anche nel momento in cui hanno la possibilità di creare un nuovo format?

La domanda ci sorge ancor più spontanea dopo aver letto la descrizione dell’evento Facebook, che, alla luce della line up, suona quasi come una presa in giro:

“Awakenings e Time Warp uniscono le forze con un progetto nuovo di zecca chiamato CONNECT! […] Awakenings e Time Warp si connettono per portarvi un’esperienza senza precedenti. Una sintesi di due brand con una lunghissima storia, entrambi acclamati per le loro distinte produzioni, che si uniscono in un’esperienza musicale completamente nuova. […] Siate parte di un avvenimento impareggiabile”

Per ben quattro volte, quindi, gli staff pongono un forte accento su una presunta componente innovativa che, com’è chiaro a chiunque, non si trova assolutamente nell’offerta artistica.

Lungi dal pretendere che Time Warp e Awakenings cambino drasticamente quella che è stata la loro linea nel corso degli anni, valeva veramente la pena di creare una semplice, sterile ed ennesima copia con l’unico plausibile obiettivo di accrescere la cassa?

Già, perché i due promoter sanno benissimo che i loro avventori sono sempre arrivati da ogni angolo d’Europa senza alcun problema, quindi cade miseramente anche la scusa di voler trovare un crocevia strategico tra Amsterdam e Mannheim.

Veniamo ora alla questione principale: Awakenings e Time Warp esistono da più di due decenni, hanno entrambi una fama senza eguali e una grossa credibilità per una discreta fetta di pubblico, nonché delle disponibilità economiche impensabili. Se non proporre qualcosa di completamente diverso, sarebbe stato così rischioso quantomeno affiancare ai soliti noti degli artisti giovani, validi e che portassero una ventata di freschezza rispetto alle sonorità attualmente proposte?

Non si pretende una virata decisa verso lidi più Electro, più Disco, più convintamente Techno o puramente House, non si pretende un totale rinnovo del “parco artisti”, né una sperimentazione convinta o un distaccamento da quel genere tanto caro agli aficionados.

Ma non sarebbe un segnale positivo da parte di due colossi simili, supportare e promuovere volti come quelli di Denis Sulta, Jayda G, Or:la, Mall Grab, Hammer, solo per fare alcuni nomi che, ne siamo certi, non deluderebbero i fan di Time Warp e Awakenings.

Una possibile obiezione è che, com’è ovvio, ognuno sia libero di proporre ciò che desidera. Dal nostro punto di vista, però, ogni figura chiave del panorama della musica elettronica si porti sulle spalle una certa responsabilità, che aumenta all’aumentare delle dimensioni del progetto e all’aumentare delle persone che trovano in quel progetto un punto di riferimento.

I creatori di Connect conoscono perfettamente la loro importanza e, nonostante questo, hanno chiaramente preso una decisione: quella di abbandonare ogni velleità d’innovazione, di accantonare ogni minimo rischio.

E, infine, di cestinare uno degli aspetti più sani e irrinunciabili dell’organizzazione di eventi in questo campo, ovvero la continua evoluzione, la continua ricerca del nuovo e l’instancabile volontà di rischiare, osare, affrontare nuove sfide e stupire il proprio pubblico.