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Veniceberg è un circolo privato dedicato alla musica elettronica e sperimentale.” Così inizia la presentazione di Veniceberg, e non potrebbe essere un riassunto migliore di ciò che è e rappresenta ad oggi questa realtà nel panorama veronese, veneto, italiano e, perché no, internazionale.

Il momento per il clubbing italiano e per la vita notturna in generale non è buono. E non stiamo parlando solamente delle cause di forza maggiore, che si sono manifestate più prepotentemente negli ultimi tempi con chiusure forzate, revoche delle licenze, limitazioni e restrizioni di vario titolo.

Stiamo parlando anche e soprattutto delle “colpe” interne alla scena, vale a dire, solo per fare alcuni esempi, dell’immobilismo artistico che contraddistingue le programmazioni dei cari e vecchi (più vecchi, ormai) grandi club, dell’attenzione dei promoter che si scosta sempre di più da ciò che in un evento veramente conta e anche della sempre minore volontà da parte di chi ai locali va a ballare di informarsi, variare, dare possibilità a nuove realtà.

Ma non vogliamo continuare a parlare di cose negative, sia perché ne abbiamo abbastanza, sia perché protagonista di questo articolo è una realtà che sta andando in esatta controtendenza rispetto al malato panorama italiano: parliamo di Veniceberg.

Per fare una brevissima contestualizzazione, Veniceberg nasce nel 2012 a Verona, dalla mente di Michele Preda, protagonista dell’intervista che trovate poco più in basso e Francesco Martinelli. Dopo anni di focus sulle sonorità micro-house, l’offerta artistica del club si fa sempre più variegata, arrivando a esplorare sempre più spesso moltissime sfumature dell’elettronica. I fili conduttori sono essenzialmente due: l’assoluta prevalenza della qualità musicale e la semplicità del locale stesso.

Parliamo di una venue relativamente piccola, in cui tutto è curato nei minimi dettagli: soffitto basso e attraversato da una ipnotica scacchiera di luci a led, toni scuri, dj booth spartano e praticamente al livello del terreno, bar curato e incassato nella parete, soundsystem che definire perfetto è riduttivo.

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La postazione bar di Veniceberg

Non serve altro a Veniceberg per far sentire i propri clienti letteralmente a casa, e chi ve lo dice ha frequentato questo locale abbastanza da potervi assicurare che l’atmosfera che si respira al suo interno è qualcosa di non replicabile. La cura del warm up è sempre maniacale, i resident (leggasi Enrico Mantini, Michele Preda, Omar Akhrif,  BrūnNizer, Donald e Matteo Wnb, con la sua residenza mensile orientata verso la techno che dura da ormai due stagioni) fanno il loro lavoro in maniera ineccepibile, le luci a led sono calibrate e dosate in modo da creare un climax irresistibile per chi balla e il resto lo fa il pubblico. Sempre caldissimo.

Tra gli artisti ospitati in tempi recenti ci sono Binh, The Analogue Cops, Delano Smith, Jane Fitz, Dasco, Francesco Del Garda e Raresh. Nel prossimo futuro, invece, nomi del calibro e della qualità di Rhadoo, Lamache e niente meno che Thomas Franzmann aka Zip, ma anche l’italianissima Dj Red e Corp, recente presenza della nostra serie di podcast Internal Selection. La capacità di alternare grandi artisti stranieri più conosciuti a talenti italiani di indubbia abilità ci fa amare Veniceberg ancor di più, se possibile.

A condire un qualcosa di già entusiasmante, il progetto di Veniceberg Records, etichetta e piattaforma artistica sperimentale che ha da poco visto l’uscita dell’EP “MPC Ghosts” a firma di Enrico Mantini e Nudge e che non accenna a rallentare, anzi.

Per tirare le somme, Veniceberg è tutto ciò che ci si aspetta da un locale in cui si professi della buona musica elettronica. Ciò che più ci colpisce e più ci fa venire voglia di approfondirlo è ciò che rappresenta. In un periodo in cui i club sono solitamente dei contenitori di eventi, disposti a svendersi al promoter che offre di più per massimizzare il guadagno, il fatto che un progetto simile abbia una vera e propria casa e organizzi eventi a cadenza settimanale, specie se si considera il contesto “difficile” in cui vive e opera, è qualcosa che a noi sembra quasi impossibile da credere.

Verona non è una piazza facile, il Veneto men che meno; siamo distanti dalle metropoli che, per motivi più o meno ovvi, possono contare su platee potenzialmente enormi e su una mentalità decisamente diversa da parte del pubblico. Eppure Veniceberg vince e convince, come direbbe qualche bravo cronista sportivo, formandosi una clientela fidelizzatissima e composta da giovani veronesi, ma anche da ragazzi disposti a farsi 50, 100, 200 chilometri per ballare lì.

Andremmo avanti ancora molto a parlare di questa realtà, ma siamo convinti che, per quanto riguarda i dettagli di un progetto così accattivante ed eterogeneo, sia meglio lasciarvi alla parole del suo principale fondatore Michele Preda.

Noi ci limitiamo a consigliarvi, nei naturali limiti delle vostre possibilità, di farci un salto. La sicurezza che non ne rimarrete delusi è totale e incondizionata.

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Il dj booth di Veniceberg

La scena del Nord-est Italia si sta confermando come una delle più difficili da affrontare. Come siete riusciti ad imporvi negli scorsi anni e come state vivendo un periodo particolarmente difficile per tutti i locali da ballo?

La scena al nord Italia sicuramente ad oggi è una delle più difficili, questo è poco ma sicuro!

Purtroppo o per fortuna le leggi qui le fanno rispettare sul serio, mediante controlli, ispezioni, sanzioni…Numerosi sono i club che sono stati chiusi temporaneamente, tra cui anche il nostro. Fortunatamente veniamo da 6 anni di lavoro serio e costante, quindi siamo riusciti ad affrontare al meglio la situazione e per questo ringraziamo anche il nostro pubblico, che c’è sempre e sopratutto nel momento del bisogno.

Nella vostra offerta artistica spaziate senza problemi dalla techno più convinta all’house più classica, passando ovviamente per tutto quel panorama minimal/microhouse che è naturalmente associato al marchio Veniceberg. Credete sia questo uno dei punti di forza del locale e del progetto?

Diciamo che nei primi 4 anni il club era orientato prettamente alla musica minimal-house/micro-house, ma con il tempo mi sono reso conto che in una città piccola come Verona non era possibile dare sempre e solo un prodotto, perché le persone si stufano in fretta e ti “bruci”.

Quindi la cosa migliore è trovare un giusto compromesso senza cadere nel banale, variando così l’offerta musicale in modo da riuscire ad attirare anche persone nuove e con gusti musicali differenti.

Parliamo del prossimo futuro: Zip, Binh, Rhadoo e Lamache sono nomi di primissimo livello, quanto siete orgogliosi di ospitarli nel giro di pochi mesi e che feedback avete ricevuto dal vostro pubblico al momento dell’annuncio delle date? Altri progetti, collaborazioni in vista? C’è l’intenzione di cambiare qualcosa per la prossima stagione?

Per noi arrivare a fare in soli 6 anni artisti di questo calibro è una grande soddisfazione perché rappresenta il punto di arrivo del nostro percorso. 

Io credo che lavorare con costanza, settimanalmente, scegliendo di intraprendere un percorso artistico e mantenerlo, facendo in modo che il locale non diventi mai un contenitore, garantendo degli standard dignitosi che comprendono musica, dj, sound-system, qualità del beverage, con il tempo ripaga e chi frequenta il club lo percepisce.

Ovvamente tutti i nostri soci sono stati felicissimi nel vedere tali nomi anche se sono ancora molti quelli da annunciare!

A livello di progetti e collaborazioni future abbiamo, appunto, la data con Zip e quella (passata) di Binh co-organizzate con i ragazzi di Yay, proprietari dell’omonima etichetta, che da anni è un punto di riferimento per la musica di ricerca. Avremo Rhadoo in collaborazione con Discobar rec. a Maggio.

Mentre, per quanto riguarda collaborazioni esterne, in estate saremo a Londra per 2 party, uno con i ragazzi di Bread & Butter e l’altro con quelli di 110 London. A fine maggio, invece, saremo a NYC con un party nostro e poi sicuramente faremo qualcosa quest’estate/autunno a Berlino con i ragazzi di Melisma, con cui avevamo già collaborato l’estate scorsa al Club der Visionaere.

In merito alla stagione prossima invece ci sono parecchie idee tra cui quella di spostarsi ma non c’è ancora nulla di sicuro quindi no comment.

Parliamo ora della label: come procede il cammino di Veniceberg Records? Come si stanno muovendo i resident, che poi sono il fulcro del progetto Veniceberg?

Per quanto riguarda Veniceberg Records, la label procede, ovviamente con il nostro suono e stampando quello che ci piace senza seguire mode o dictate.

Sicuramente non è un momento felicissimo, nel senso che basta guardare gli ascolti e le vendite che sono calati drasticamente e questo è dovuto all’immensa quantità di musica che esce ogni giorno, quindi per una label indipendente come la nostra è dura rimanere tra i primi. Basti pensare che delle prime 3 uscite stampavamo 600 copie, che si vendevano in un mese circa, e oggi si fatica ad arrivare a 300!

Comunque sono fiero del lavoro fatto e parte del merito va al mio socio/artista Enrico Mantini, che mi ha sempre reso il lavoro molto meno pesante, sollevandomi da parecchi incarichi che altrimenti da solo avrei fatto fatica a gestire!

Per quanto riguarda i resident, le prossime release saranno per mano loro. Credo siano arrivati ad un ottimo prodotto in termini musicali, quindi è il momento di spingerli anche sul piano delle produzioni!!

Arrivate da un mese di chiusura forzata. Come avete recepito la notizia e cosa pensate della situazione che si sta delineando negli ultimissimi tempi per i locali italiani, specialmente nel triveneto, dove stanno chiudendo in moltissimi e per i motivi più diversi? Com’è stato riaprire?

Il mese di chiusura non è stato facilissimo da digerire, non tanto per l’aspetto economico ma più d’immagine, perché servono anni per imporsi e far riconoscere il proprio lavoro ma poi basta una chiusura temporanea per demolire tutto.

Siamo stati parte integrante in diverse occasioni di eventi a scopo benefico ma le persone spesso non ricordano, o meglio, non vogliono ricordare e se poi si aggiungono i giornali locali che fanno disinformazione…siamo a posto.

Personalmente, credo che la scena, finché deve sottostare alle leggi e al modus operandi italiano, è destinata a finire.

Come nel nostro caso, dato che ci hanno chiuso temporaneamente perché a seguito di un controllo sono state trovate sostanze stupefacenti all’interno. Cosa possiamo fare noi che organizziamo?!? Le persone per legge non posso essere perquisite, quindi, più di garantire la loro sicurezza non possiamo fare. Io credo che se vogliono combattere lo spaccio, questo va fermato a monte e di sicuro non chiudendo un club.

Poi, oltre a questo, si aggiungono controlli, capienza, sicurezza ecc. e diventa insostenibile. Considerando che è un problema italiano, spero che vengano riviste determinate leggi e coefficienti, sennò molti gestori chiuderanno piuttosto di diventare matti. Riaprire non è stata dura, anzi. L’ unica cosa è che alcune persone, a seguito del controllo che abbiamo avuto, costruiscono film e vicende alla Quentin Tarantino; quindi, oltre a dover far fatica nell’organizzare, bisogna anche smontare queste congetture frutto della fantasia di alcuni clienti!

Parlavamo delle difficoltà di una scena come quella veneta. Nonostante questo, vi siete ritagliati uno spazio di tutto rispetto in una città competitiva e non esattamente enorme come Verona. Avete i vostri affezionati, ma anche persone che vengono da diverse province limitrofe, facendo anche parecchi chilometri per ballare al Veniceberg. Quali credete siano i motivi e quanto vi fa piacere la cosa?

Sicuramente mettere in piedi e gestire un club come questo in una città così non è facile, infatti a 6 anni dall’apertura non posso dire di non essere un po’ stanco. Soprattutto perché, come dicevo, prima è necessari trovare sempre un giusto “balance” musicale. Se avessi promosso solo la musica che piace a me e ai miei collaboratori probabilmente avremmo già chiuso da parecchio.

Il “taste” musicale purtroppo non è altissimo e questo a mio avviso è anche dovuto al fatto che le discoteche/locali hanno offerto la stessa, e dico la stessa musica per decadi. Un vero club come quelli europei invece sa stare al passo con i tempi cercando di abituare le persone ad ascoltare musica “nuova”, non scontata.

La nostra forza in termini di frequentazione credo stia nella programmazione, nel giusto rapporto qualità-prezzo e nell’orario 00.30-06.00. Tutti questi fattori incentivano a far spostare non solo i locali, ma anche persone da città limitrofe come Padova, Vicenza, Venezia, Mestre, Brescia e in alcuni casi anche Milano.

A proposito dei motivi del vostro successo, la cosa che più mi ha stupito di Veniceberg è l’atmosfera che si crea. Warm up perfetto, gente giusta, impianto ineccepibile e un incrocio di luci a led a soffitto che ipnotizza. Come descrivereste l’atmosfera di Veniceberg a chi non ci ha mai messo piede?

L’atmosfera di Veniceberg è sempre stata qualcosa di molto intimo, dj booth altezza delle persone e questo da la possibilità alle persone di vedere cosa fa il dj, sound-system caloroso che ti avvolge, ambientazione molto scura con luci e visual che vanno a ritmo di musica in maniera discontinua… tutti questi elementi ti aiutano a vivere la musica in maniera diversa, meno seria, meno razionale. Negli anni abbiamo anche abituato le persone che vogliono fare i video a tutti i costi di farli senza flash in modo appunto da non rovinare il vibe e il mood… in soldoni diciamo che tutti quelli che lo frequentano da anni sono una piccola famiglia, si conoscono tutti, mai state risse o problematiche, chi viene viene per ascoltare musica e ballare.