C’è chi parlava di un ritorno momentaneo del vinile e chi di un fenomeno circoscritto e riservato ad una platea di pochi appassionati; invece gli ultimi trend a livello globale parlano chiaro: il buon vecchio disco è tornato e guida le classifiche dei supporti discografici.

Dopo il record di vendite registrato lo scorso anni e la conferma sul gradino più alto della classifica dei formati anche sul marketplace di Discogs alcuni recenti studi di settore delineano una crescita senza sosta del vinile, l’unico supporto in grado di scalare e sopravanzare nel Regno Unito il download digitale.

Il particolare momento di rilancio che sta attraversando l’industria fonografica e, di riflesso, tutto il suo indotto potrebbe essere tuttavia messo in discussione dalla politica incontrollata dei prezzi dei dischi in vinile e, in particolare, dal loro incremento direttamente proporzionale alla ritrovata popolarità del formato analogico.

Tale fenomeno che potrebbe coinvolgere a breve tutta l’industria rischia di risentire di un’ulteriore effetto in termini di prezzo, ancora da valutare, dato dalla ripresa della stampa in vinile anche da parte dei colossi della discografia.

Alle etichette indipendenti che hanno fatto da apripista negli ultimi anni, infatti, ora anche le major sono pronte a far rientrare i polimeri di lacca nera nei loro cataloghi.

Risale a pochi giorni fa l’annuncio della Sony Records della ripresa della stampa degli album in vinile dopo circa 30 anni, da quando il formato venne definitivamente abbandonato in favore del cd.

I primi due dischi del catalogo Sony torneranno disponibili in vinile dal prossimo 21 marzo.

L’operazione commerciale, che segna un’inversione di tendenza del mercato, prende le mosse da attente riflessioni industriali e di marketing da parte dei principali player; basti pensare che l’ultimo rapporto dell’associazione discografica giapponese ha certificato che nel 2017 la produzione di dischi in vinile è decuplicata rispetto al 2009.

Dopo 3 decenni, quindi, il formato digitale che sembrava aver messo definitivamente fine al concetto di riproduzione analogica subisce l’effetto di un clamoroso ritorno, dovuto tanto al fascino vintage quando alle dimensioni dell’oggetto vinilico, al design delle copertine e ad una fruibilità meno fredda e più umana.

Caro vinile

Il ritorno del vinile come prodotto di nicchia negli scaffali dei negozi è ripreso agli inizi degli anni duemila con un freddo scetticismo, ma ha subito una decisa impennata grazie allo streaming; quest’ultimo aprendo il mercato verso un nuovo servizio anziché su un prodotto/formato alternativo a quelli esistenti ha progressivamente decretato la crisi del cd, già minacciato dal download, specie da quello illegale.

Oggi è proprio il disco compatto la specie in via d’estinzione: è di questi giorni l’annuncio, sempre da casa Sony, che la storica fabbrica di Terre Haute (Indiana) sarà progressivamente dismessa, decretando così la chiusura della produzione di supporti digitali negli Stati Uniti da parte dalla label.

Il vinile invece, sta tornando prepotentemente di moda recuperando quel fascino di oggetto unico e irriproducibile, spostando l’attenzione dal semplice file audio al concept vero e proprio che avvolge il prodotto, dal booklet all’artwork fino al colore della lacca, conferendo al disco quel valore emozionale che si traduce anche in valore economico.

In questo nuovo mercato resistono i principali distributori del retail on-line i quali riescono a contenere, seppur di poco, i prezzi praticati al dettaglio ma i confronti, caso per caso, talvolta fanno prevalere il piccolo esercente specializzato o il negozio di quartiere come soluzione più conveniente; anche perché in quest’ultimo caso la fidelizzazione di lungo periodo con il cliente può influire positivamente in termini di prezzo.

La scorsa settimana CTV Television Network, uno delle più importanti media company canadesi, ha diffuso i dati di un rapporto sui prezzi di 33 e 45 giri sul mercato locale e nordamericano, realizzato intervistando anche alcuni addetti ai lavori ed esperti di settore.

Le motivazioni che sono state date al progressivo aumento del prezzo dei vinili dai 10-15 dollari agli attuali 30 nel corso degli ultimi 5 anni variano dall’obsolescenza tecnica della filiera produttiva a fattori che esulano da considerazioni di carattere tecnologico, vale a dire la naturale inclinazione dei produttori a cavalcare la riscoperta commerciale del formato; strategia, quest’ultima, che rischia di far innalzare i prezzi al punto tale da mettere in crisi i terminali della vendita, vale a dire i negozi, e da ultimo a scoraggiare i consumatori.

Secondo lo studio canadese, infatti, sono stati proprio i rivenditori a lanciare i primi segnali di allarme, evidenziando la difficoltà nel mantenere cataloghi esaustivi in grado di fare fronte alle richieste di una clientela sempre più esigente, facendo fronte a prezzi proibitivi.

Alcuni negozianti hanno dovuto operare una scelta difficile per arginare il caro listini dei fornitori, decidendo di limitare l’acquisto a dischi che non superino il prezzo base di trenta dollari.

Secondo Greg Tonn, storico DJ radiofonico canadese e proprietario del negozio Into The Music dal lontano 1987, tra le cause del rincaro dei vinili c’è proprio l’orientamento delle case discografiche ad approfittare dell’unico supporto che ancora riporta il segno più sul mercato.

caro vinile

Anche in Italia la vendita del vinile, in particolare del segmento delle ristampe, conferma la tendenza positiva registrata già negli ultimi 5 anni.
I dati pubblicati a inizio anno da Nielsen dimostrano come le vendite del vinili in Italia rappresentino il 14% dei formati fisici distribuiti nel 2017 con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.
Il nostro è il quinto mercato europeo dopo Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi e il settimo al mondo.

Tuttavia l’attuale aumento dei prezzi potrebbe convincere molti ascoltatori a rinunciare anche a questo supporto, qualora la spesa per attingere ai cataloghi e completare le proprie collezioni, rischiasse di diventare proibitiva, mettendo così in difficoltà un settore che stava dando segnali di sensibile ripresa.

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