Pyramid non chiude una stagione: la consacra. Amnesia Ibiza ha scritto l’ultimo capitolo di un racconto che da maggio ha intrecciato suono, luce e visione. Un viaggio sensoriale che ha trasformato ogni domenica in un’esperienza collettiva, un rituale contemporaneo dove musica e arte convivono in perfetta simbiosi.
Fin dal primo ingresso in sala si percepiva quella sensazione familiare che contraddistingue Pyramid: un pubblico fedele, una cura estetica inconfondibile e una line-up costruita come un viaggio sonoro coerente e bilanciato.

La serata si è aperta con Germano Ventura, che ha impostato il ritmo iniziale con un set profondo, elegante e di grande equilibrio. Le sue selezioni hanno introdotto con naturalezza l’atmosfera che avrebbe accompagnato tutta la notte. A seguire, Mar-T, ha alzato la temperatura con un suono più diretto, groovy e dinamico, riportando sul dancefloor quell’energia tipica delle domeniche Pyramid.
Tra Mar-T e DJ Tennis, Sweely: un set costruito con precisione e sensibilità, capace di connettere il pubblico e mantenere viva la tensione emotiva. La sua presenza si è rivelata il punto di equilibrio perfetto tra la spinta ritmica e la profondità melodica.
Poi DJ Tennis ha preso il controllo della Terrazza, portando la serata in una dimensione più intima e personale. Il suo suono, denso e atmosferico, ha accompagnato la transizione verso le ore centrali della notte con un racconto sonoro ricco di sfumature.
Il momento più atteso è arrivato con il b3b tra Ricardo Villalobos, Raresh e Franco Cinelli, un set che ha incarnato alla perfezione la filosofia Pyramid. I tre artisti hanno costruito un flusso continuo di groove, minimalismo e improvvisazione, muovendosi con naturalezza tra sperimentazione e controllo.
La loro intesa è stata evidente: passaggi fluidi, micro variazioni e un dialogo costante che ha tenuto la pista in uno stato di attenzione e libertà allo stesso tempo. Un suono crudo ma raffinato, fedele alla tradizione underground che Pyramid rappresenta.

Nel Club Room, la notte ha seguito una traiettoria parallela ma complementare. Nina Kraviz ha portato la sua energia ipnotica e il suo stile inconfondibile, alternando momenti di tensione a esplosioni ritmiche. Marco Faraone, con il suo sound deciso e la sua tecnica impeccabile, ha portato una carica techno di grande impatto, fondendo precisione e istinto in un flusso continuo.
Luca Donzelli, con il suo sound più diretto e incisivo, ha aggiunto un tocco di immediatezza e ritmo, preparando il terreno per la potenza di Ben Sims, che ha chiuso la sala con la sua techno robusta, fisica e senza compromessi.
Quando le luci si sono riaccese, la sensazione era quella di aver assistito a una notte che riassumeva l’identità stessa di Pyramid: nessuna esibizione superflua, nessuna estetica di facciata, solo la forza della musica e della comunità che la circonda.
Un closing che ha confermato come Pyramid resti uno dei progetti più coerenti e autentici di Ibiza, una realtà capace di unire tradizione e innovazione, club culture e arte, senza mai perdere la sua anima.
