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Si è spento a 65 anni lo storico fondatore e cantante dei Faithless. Maxi Jazz ha voluto spiazzare tutti, proprio come la sua musica, andando via in silenzio durante il giorno della Vigilia di Natale.

Sui Faithless e sul loro impatto musicale si potrebbe scrivere un’enciclopedia intera, dai loro esordi alle ultime opere, dai momenti di tensione al massimo splendore della loro musica.

Su Maxi Jazz, potremmo effettivamente scrivere ancora di più, ma questa vuole essere una felice e spensierata commemorazione, non un drammatico e pesante epitaffio, certi che Max non l’avrebbe voluto.

Pur non potendo mascherare le lacrime (sì, sto ascoltando “Muhammad Ali” e sì, sto piangendo), facciamo un po’ d’ordine,  per ricordare in maniera appropriata la fulgida carriera di uno dei musicisti più significativi del panorama moderno.

Maxwell “Maxi Jazz” Fraser nacque il 14 giugno del 1957 a Londra, in Inghilterra. Ben presto, inizia a sperimentare con le prime consolle del tempo, fino a decidere di fondare, nel 1984, il progetto “The Soul Food Café System”.

Maxi Jazz

Non si può dire fosse immediatamente un DJ house, anzi: Maxi scopre l’Hip Hop nel 1983, e l’anno dopo decide quindi di proporlo in un’unica miscela di suono da dietro i piatti.

“In the Soul Kitchen with DJ Maxi Jazz” è un nuovo punto di svolta: il nome dello show, che racchiude tutto il significato di un ritrovo di condivisione musicale, va in onda tra il 1985 ed il 1986.

A rendere il tutto più speciale e “tipico” del personaggio e dell’epoca, era il fatto che lo show fosse diffuso su una radio pirata, “Reach FM”.

Sotto il plumbeo cielo di Londra, Maxi trasferisce il suo suono su un’altra radio pirata, la stazione “LWR”, nel 1987, mentre cresce e continua ad arricchire il suo background musicale.

Il 1989, quando ormai le ossa di Maxi erano abbastanza formate, è l’anno della svolta: la band “The Soul Food Café”, di cui Maxi è fondatore, firma con la Tam Tam Records, per cui Maxi fonda la Namu Records nel 1992.

Questa scelta permetterà alla band di rilasciare proprio materiale indipendentemente. Grazie al successo ormai in crescita, “The Soul Food Café” sarà ingaggiata come band di supporto per numerosi artisti, tra cui Jamiroquai, Soul II Soul, Galliano e Jason Rebello.

Il 1996 è l’anno del primo album di Maxi Jazz & The Soul Food Café, dal titolo “Original Groovejuice vol.1”, pubblicato su Revco Records.

La band, comunque, si scioglierà dopo poco. Maxi, comunque, continuerà ad essere attivo, collaborando prima con Jah Wobble per l’album “Invaders of the Heart” e poi, al progetto a cui ha dedicato più energie: Faithless.

Maxi e Rollo Armstrong, altro membro dei Faithless, si conobbero in uno studio di registrazione, e crearono il gruppo insieme a Sister Bliss e Jamie Catto.

Con il progetto, creeranno hit senza tempo, come “God Is A DJ”, “Insomnia” e “Muhammad Ali”.

La musica dei Faithless è comunque sempre permeata da messaggi personali, introspettivi, che si sposano perfettamente con la filosofia Buddista Soka Gakkai, di cui Maxi Jazz era seguace.

Oltre il propri ruolo nei Faithless, Maxi Jazz fu anche fondatore del progetto Maxi Jazz and the E-Type Boys nel 2015, oltre che parte di varie collaborazioni con altri artisti, tra cui Tiësto e Vintage Culture.

Ieri notte, la notizia che nessuno avrebbe voluto mai sentire: la BBC annuncia la “serena dipartita” del musicista, morto nel sonno nella sua casa di Londra.

Al momento nessun’altra informazione sembra essere disponibile, e in fondo, neanche noi vogliamo saperne di più, per lasciare il rispetto dovuto al riposo di un grande artista.

Ciao Maxi, da tutti noi.

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