thirty seven + = forty two

In occasione della sua ultima release pubblicata per l’etichetta di Damian Lazarus, abbiamo avuto il piacere di intervistare Cristina Lazic. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cristina Lazic è una storia contemporanea da raccontare. La dj, nata a Londra ma cresciuta a Milano, è riuscita a disegnarsi uno spazio artistico in cui muoversi agevolmente. La sua personale reinterpretazione delle sonorità minimal insieme alla sua dedizione e attitudine artistica, fanno di lei una delle artiste del panorama italiano underground da tenere d’occhio.

In occasione della sua ultima release su Rebellions che trovate qui, abbiamo deciso di parlare con Cristina della sua identità sonora, del rapporto professionale e di stima che la lega a Damian Lazarus e della grande capacità nel saper conciliare vita professionale e privata.

Un interessante excursus attraverso una personalità artistica forte e decisa.

Cristina Lazic

Ciao Cristina. Benvenuta su Parkett. Come stai e come è andata questa stagione estiva che ti ha visto esibirti al fianco di Damian Lazarus all’Hi di Ibiza?

Ciao, grazie per l’invito! Io sto molto bene, si è appena conclusa una bella stagione piena di eventi e gigs in giro per il mondo, quindi non posso lamentarmi. L’Hï, in particolare, è stata una esperienza incredibile perché ho avuto modo di vivere di prima persona cosa voglia dire suonare nel miglior club del mondo, aprendo per alcuni dei DJ più rispettati.

Mi piacerebbe partire dalla tua storia. Hai iniziato a suonare il pianoforte all’età di sei anni. Hai da sempre respirato all’interno del tuo clima familiare un certo tipo di educazione musicale e quali sono stati i momenti che ritieni fondamentali per la tua formazione artistica?

Mia nonna era insegnante di pianoforte e sono cresciuta passando tantissimo tempo coi miei nonni paterni, mentre i miei genitori lavoravano. Quando avevo sei anni, i miei avevano appena aperto una casa di produzione pubblicitaria (in famiglia siamo tutti molto creativi!) e quindi mi ritrovavo a passare delle ore a fianco di mia nonna che suonava. Lei ha provato a insegnarmi più volte a solfeggiare, ma io proprio non volevo: volevo solo suonare e trasporre le melodie, mi divertivo da morire. Suonavo tutto a orecchio o imparando a memoria, visto che mia nonna cantava tutte le note… Senz’altro mia nonna è stata colei che, più di chiunque altro in famiglia, mi ha trasmesso l’amore per la musica e il pianoforte. 

Nel corso degli anni ho continuato a fare lezioni di pianoforte, prima con mia nonna e poi con altri insegnanti. Con uno di questi, a 14 anni ho iniziato a studiare armonia e composizione musicale, e tra i 14 e 17 anni ho scritto e composto tre canzoni, con un taglio più pop, che sono rimaste lì senza essere mai state mandate a nessuna etichetta.. le ho però registrate su qualche CD che qualche amico ha ancora, ogni tanto riemergono da traslochi vari e ci ridiamo sopra! A ripensarci, in effetti, sorrido; alla fine ero solo una ragazzina ma l’amore per la musica era già ben radicato! E senz’altro  anche questa è stata un’esperienza che mi ha aiutato ad allenare l’orecchio e ad apprendere le competenze di armonia e composizione musicale che ora mi stanno aiutando moltissimo nella produzione, ma anche nei DJ set.

Hai vissuto a Londra, Barcellona, Miami e a Milano. Cosa ti porti dentro da ognuna di queste città e come pensi di tradurre la multiculturalità che hai assorbito musicalmente?

Pur essendo di Milano e pur amando tantissimo la mia città, mi sono sempre considerata una “cittadina del mondo”. Sono partita per Londra e Barcellona, con un anno sabbatico di studio e lavoro, a 18 anni. Ho amici sparsi in ogni parte del mondo, parlo sei lingue, mio marito è serbo e, oltre alla musica, l’altra mia grande passione è viaggiare. Ho viaggiato in più di 50 paesi, e non vedo l’ora di vedere i prossimi 50. Quando viaggio di solito amo stare con persone del posto, evitare esperienze turistiche, assorbire il più possibile la cultura del luogo che sto visitando.. perché credo che questo possa arricchire tantissimo.

Il mio artista preferito è sempre stato Franco Battiato, anche lui grande viaggiatore e amante di culture diverse, cosa che senz’altro si rifletteva nella sua musica. 

Anche nella musica devo dire che, sin da subito, il mio profilo è stato categorizzato più come “internazionale” che italiano; forse proprio date le varie influenze culturali che ho raccolto durante la mia vita, il mio stile è relativamente eclettico e non categorizzabile in un solo filone; infatti, sono a metà tra la deep, la minimal e la melodic, ma ho uno stile tutto mio. Senz’altro, l’aver vissuto a Londra mi ha influenzato molto perchè il filone minimal è quello che ho conosciuto a fondo vivendo a Londra.. e anche l’esperienza a Barcellona mi ha segnato molto, ricordo che quando ci vivevo sono andata al Sónar per la prima volta, e ai tempi non esisteva neanche l’Off Sónar.

Questo mio aspetto cosmopolita si riflette senz’altro nei miei set, che sono sempre diversi, variegati e ricercati.. infatti passo ore e ore a ricercare musica nuova e amo essere messa alla prova con nuove opportunità, come quella di creare set sperimentali o con mood diversi, ma sempre con una certa identità. Penso che questa sia una caratteristica che ho sviluppato proprio viaggiando sin da quando ero relativamente giovane, e venendo messa a confronto con persone e situazioni totalmente diverse dalla mia “comfort zone” milanese.

Nelle tue produzioni l’elemento principale è l’essenzialità. Cerchi sempre di non aggiungere troppo e mantenere un equilibrio piuttosto elegante, ma ridondante. Come avviene il tuo processo produttivo e quali son gli elementi cardine?

Innanzitutto grazie, perchè queste parole rappresentano proprio quella che è la mia intenzione; creare delle produzioni ridondanti e quasi ipnotiche, ma con un tocco di classe e senza mai esagerare. Di solito produco partendo dai synth, che faccio ripetere come atmosfera nella traccia per impostare una tonalità di fondo. Aggiungo poi la drum rack, percussioni e tutti gli elementi del groove. Mi occupo poi delle melodie chiave, come basso, pad vari e a finire gli effetti, riser e elementi per creare un crescendo prima dei drop.

In diverse tracce utilizzo dei vocals, di solito molto minimali e spoken. Cerco, appunto, di essere essenziale; non utilizzo troppi elementi, perché sono convinta che “less is more” e che questo si debba riflettere anche nella musica. Faccio un parallelismo con Apple, azienda dalla quale ho imparato una ossessione per la perfezione e il dettaglio: è meglio fare poche cose, ma benissimo.. ed esserne fieri.

Il tuo legame con Crosstown Rebels è molto forte, ne è una chiara dimostrazione anche l’ultimo lavoro discografico. Com’è nato e che punto rappresenta nella tua evoluzione sonora?

Anche qui, un parallelismo con Apple: esattamente come ho applicato in Apple tramite il job portal generico e sono entrata in azienda senza connessioni o referral, allo stesso modo è accaduto con Crosstown. Grazie al consiglio di Leme dei Dirty Channels, un caro amico che aveva ascoltato i miei demo, ho mandato le mie tracce all’indirizzo generico di Crosstown. Dopo un paio di mesi, Damian mi ha seguito su IG e il resto è storia. Penso che sia stato il destino a permettermi di essere ascoltata dall’A&R di Crosstown e a seguire da Damian, chissà quante demo non ricevono ogni giorno.. anche per Apple, era successo nello stesso modo: quando mi hanno chiamato per fissare il primo colloquio, ero incredula. Ma tutto succede per un motivo, no?

Per quanto riguarda l’evoluzione sonora, senz’altro sin dalla prima release con Rebellion, avvenuta con una traccia inclusa in un VA, c’è stata una notevole evoluzione e io stessa come producer ho impostato un mio stile, che ora penso sia riconoscibile nelle mie tracce. Ho anche iniziato a lavorare con altri artisti in maniera più strutturata, ad esempio con Shar che è la voce di 3 delle tracce dell’EP “Personal”. Infatti sono sempre più frequenti le richieste che mi arrivano di fare dei remix o delle co-produzioni con altri artisti.. è una cosa che mi rende molto felice! Penso proprio che ora il mio stile sia abbastanza riconoscibile nella mia musica, e spero di crescere e imparare sempre di più col passare del tempo.

Una cosa che ho letto e che mi è piaciuta tantissimo è come parli del tuo essere madre e di come rappresenti per te una spinta a migliorarti e non un limite. Hai mai ricevuto discriminazioni lavorative o comunque un trattamento diverso per il tuo essere madre o hai trovato sempre situazioni che hanno sempre compreso il tuo ruolo genitoriale?

Per me è molto importante condividere la mia storia, sia per dare la motivazione anche ad altre donne che si buttano nel mondo del djing, che per aiutare coloro che già sono affermate ma hanno paura di avere figli. Purtroppo si pensa che la nostra sia una carriera assolutamente incompatibile con la famiglia, e infatti c’è molto da fare per aiutare i genitori e offrire loro supporto (pratico e psicologico) nella musica. Ma, per me, l’essere una madre e una dj possono convivere. Nel mio caso specifico, diventare mamma mi ha permesso di staccare temporaneamente dalla vita lavorativa del mondo corporate e iniziare un hobby che si è poi trasformato in un lavoro; e devo dire che, benchè sia capitato di sentirmi trattata in maniera “diversa” perchè ero una donna, non mi è mai successo di sentirmi discriminata per il fatto di essere mamma.

Per me il fatto di essere mamma e DJ non è mai stato un problema, e mi sono sempre posta come mamma che ci tiene a lavorare ed è disponibile a lavorare; penso che questo abbia contribuito al fatto che non ho mai ricevuto commenti o trattamenti irrispettosi sul fatto che io sia mamma.

Anzi, paradossalmente mi è capitato di sentirmi più giudicata da persone non del settore, che pensano che il mondo della nightlife sia un vero pericolo per la famiglia. Ma io voglio provare l’opposto. Se ci si pensa, ci sono tanti tipi di professione che richiedono orari estenuanti e viaggi, ma dove è possibile combinare il tutto con la famiglia.

Io penso spesso a mia suocera, che è pneumologa e stimo molto; lei ha passato tutta la carriera facendo turni notturni spesso, lavorando molto e viaggiando per tante conferenze in giro per il mondo, ma riuscendo a combinare vita lavorativa con l’essere madre in maniera eccellente. Un altro mio grande esempio è Samanta Cristoforetti, che qualche mese fa è partita per lo spazio per diversi mesi e che si fa aiutare dal marito coi bambini. Lavoro e maternità sono possibili, basta solo creare l’awareness e dare l’esempio, laddove possibile. 

Milano è una città che sta gradualmente formando una propria scena clubbing, cercando di guardare ed ispirarsi alle grandi capitali europee. Come vedi lo stato di salute della scena milanese e quali sono gli spunti su cui ti concentreresti per migliorarla?

Assolutamente, gli eventi legati al mondo dell’elettronica stanno spuntando come funghi ed è bellissimo vedere che Milano stia avanzando su questo fronte. Ho lasciato Milano a 18 anni, ai tempi la cultura dell’elettronica era davvero molto underground, e ora le cose sono senz’altro cambiate. Ci sono diverse realtà interessanti come Ufeel, Picnic feel the music, Modvlar, Take it easy, Le cannibale che meritano..e che stanno cercando di educare le persone ad apprezzare la musica elettronica ricercata. Milano è una città molto focalizzata sulla moda, e di conseguenza sull’apparenza.

Non nascondo che in passato mi è capitato di rimanere un po’ delusa da situazioni in cui mi sembrava di essere circondata da persone che erano all’evento più per la gente e l’apparenza che per la musica o il dj. Ma la città sta evolvendo tantissimo, e con essa anche il gusto delle persone verso una cultura musicale più forte. Sono contenta di essere tornata a Milano e di stare vivendo in prima persona questo cambiamento.

Sei nata come dj, avvicinandoti successivamente alla produzione. Come riesci a equilibrare le due cose, soprattutto nei periodi con tante date?

Serve molta organizzazione. Al momento continuo a lavorare full time in Google, e di recente mio marito si è trasferito a Londra per lavoro. Quando mi ha annunciato che si sarebbe trasferito per me è stato uno shock, perché lui mi aiutava tantissimo, specialmente giocando la sera con Sofia mentre io, a fine giornata lavorativa, mi dedicavo alla musica. Ora sono io da sola con mia figlia e quindi ho ancora meno tempo, ma ogni singolo momento di tempo libero (di solito la notte) lo dedico alla musica. Di fatto, sono abbastanza in imbarazzo quando le persone mi chiedono se ho visto “l’ultima serie netflix tal dei tali”, perché io tempo per guardare Netflix o stare sul divano non ne ho mai!

Il tempo libero che ho lo dedico alla ricerca di musica, produzione o qualsiasi tipo di attività legata alla musica (come rispondere a questa intervista). Personalmente amo viaggiare per le gig, perché sono dei momenti per me in cui, di solito, mi organizzo con mio marito o mia zia per farmi aiutare con Sofia, e io ho il tempo di staccare dalle mille responsabilità di tutti i giorni, e vedo che divento anche più produttiva e creativa sulla produzione. Infatti, di solito butto giù idee di produzione quando viaggio, e le completo poi da casa o in studio quando sono a Milano.

Ultima domanda. Come si vede Cristina Lazic tra dieci anni?

Ho iniziato a suonare in maternità, a 30 anni, ora ne ho 36 quindi tra 10 anni avrò senz’altro un’età relativamente avanzata.. Tuttavia mi vedo a occuparmi a tempo pieno di musica, possibilmente con un’etichetta mia e con una community di persone con un gusto musicale simile, con cui potenzialmente avviare un collettivo o qualcosa di simile. Inoltre mi piacerebbe anche occuparmi della cura del suono per locali, alberghi, ristoranti etc, perchè penso di essere portata per creare la situazione musicale giusta, a seconda della situazione.

Senz’altro mi vedo vivere in un posto al mare, con mio marito e mia figlia. Vedo anche tante potenzialità nel mondo del Web3, quindi questo potrebbe essere un modo di dare sfogo alla mia creatività in modi che attualmente possono sembrarci impensabili, ma che forse, tra 10 anni, saranno la normalità. D’altronde, da amante e professionista della tecnologia, non posso trascurare questo cambiamento.

ENGLISH VERSION

Hello Cristina. Welcome to Parkett. How are you and how did it go this summer season that saw you perform alongside Damian Lazarus at Hi in Ibiza?

Hi, thanks for the invitation. I’m doing very well, a good season full of events and gigs around the world has just ended, so I can’t complain. Hï, in particular, was an incredible experience because I got to experience firsthand what it means to play in the best club in the world, opening for some of the most respected DJs.

I’d like to start with your story. You started playing the piano at the age of six. Have you always breathed in your family atmosphere a certain type of musical education and what were the moments that you consider fundamental for your artistic training?

My grandmother was a piano teacher and I grew up spending a lot of time with my paternal grandparents while my parents worked. When I was six, my parents had just opened an advertising production house (we are all very creative in the family!) And so I found myself spending hours next to my grandmother who played. She tried to teach me to solfize several times, but I just didn’t want to: I just wanted to play and transpose the melodies, I had a lot of fun. I played everything by ear or by memorizing, since my grandmother sang all the notes … My grandmother was without a doubt the one who, more than anyone else in the family, passed on to me the love for music and the piano.

Over the years I have continued to take piano lessons, first with my grandmother and then with other teachers. With one of these, at 14 I started studying harmony and musical composition, and between the ages of 14 and 17 I wrote and composed three songs, with a more pop slant, which remained there without ever having been sent to any label. but I have recorded them on some CD that some friends still have, every now and then they re-emerge from various removals and we laugh about it! In retrospect, in fact, I smile; in the end I was just a little girl but the love for music was already well rooted! And certainly this too was an experience that helped me train my ear and learn the skills of harmony and musical composition that are now helping me a lot in production, but also in DJ sets.

You have lived in London, Barcelona, ​​Miami and Milan. What do you bring with you from each of these cities and how do you plan to translate the multiculturalism you have absorbed musically?

Despite being from Milan and loving my city very much, I have always considered myself a “citizen of the world”. I left for London and Barcelona, ​​with a gap year of study and work, at the age of 18. I have friends all over the world, I speak six languages, my husband is Serbian and, in addition to music, my other great passion is traveling. I have traveled to more than 50 countries, and I can’t wait to see the next 50. When I travel I usually love being with locals, avoiding tourist experiences, absorbing as much as possible the culture of the place I am visiting .. because I think this can be very enriching.

My favorite artist has always been Franco Battiato, also a great traveler and lover of different cultures, which was certainly reflected in his music. Even in music I must say that, right from the start, my profile was categorized more as “international” than Italian; perhaps due to the various cultural influences that I have collected during my life, my style is relatively eclectic and cannot be categorized into a single vein; in fact, I’m halfway between deep, minimal and melodic, but I have my own style.

Undoubtedly, having lived in London has influenced me a lot because the minimal trend is what I have known deeply living in London .. and also the experience in Barcelona has marked me a lot, I remember that when I lived there I went to Sonar for the first time, and at the time there was no Off Sonar either. This cosmopolitan aspect of mine is certainly reflected in my sets, which are always different, varied and sought after … in fact I spend hours and hours researching new music and I love to be tested with new opportunities, such as creating experimental sets or with different moods, but always with a certain identity. I think this is a characteristic that I have developed precisely by traveling since I was relatively young, and being confronted with people and situations totally different from my Milanese “comfort zone”.

In your productions the main element is essentiality. Always try not to add too much and keep a rather elegant, but redundant balance. How does your production process take place and what are the key elements?

First of all, thank you, because these words represent exactly what my intention is; create redundant and almost hypnotic productions, but with a touch of class and without ever exaggerate. I usually produce from synths, which I repeat as an atmosphere in the track to set a background key. Then I add the drum rack, percussion and all the elements of the groove. I then take care of the key melodies, such as bass, various pads and finishing the effects, risers and elements to create a crescendo before the drops.

In several tracks I use vocals, usually very minimal and spoken. I try, in fact, to be essential; I don’t use too many elements, because I am convinced that “less is more” and that this must also be reflected in the music. I draw a parallel with Apple, a company from which I learned an obsession for perfection and detail: it is better to do a few things, but very well .. and be proud of it.

Your bond with Crosstown Rebels is very strong, even the latest record is a clear demonstration of this. How was it born and what point does it represent in your sound evolution?

Again, a parallelism with Apple: exactly how I applied in Apple through the generic job portal and entered the company without connections or referrals, the same way it happened with Crosstown. Thanks to the advice of Leme of Dirty Channels, a dear friend who had listened to my demos, I sent my tracks to the generic address in Crosstown. After a couple of months, Damian followed me on IG and the rest is history. I think it was fate that allowed me to be heard by A&R in Crosstown and to follow by Damian, who knows how many demos they don’t get every day .. even for Apple, it happened the same way: when they called me to arrange the first interview, I was incredulous. But everything happens for a reason, right?

As for the sound evolution, certainly since the first release with Rebellion, which took place with a track included in a VA, there has been a notable evolution and I myself as a producer have set my own style, which I now think is recognizable. in my tracks. I also started working with other artists in a more structured way, for example with Shar who is the voice of 3 of the tracks on the “Personal” EP. In fact, the requests I get to do remixes or co-productions with other artists are more and more frequent .. it is something that makes me very happy! I really think my style is quite recognizable in my music now, and I hope to grow and learn more and more as time goes by.

One thing that I have read and that I really liked is how you talk about your being a mother and how you represent for you a push to improve yourself and not a limit. Have you ever received work discrimination or in any case a different treatment for your being a mother or have you always found situations that have always included your parental role?

For me it is very important to share my story, both to motivate other women who throw themselves into the world of djing, and to help those who are already established but are afraid of having children. Unfortunately, we think that ours is a career that is absolutely incompatible with the family, and in fact there is a lot to do to help parents and offer them support (practical and psychological) in music. But, for me, being a mother and a DJ can coexist. In my specific case, becoming a mother allowed me to temporarily disconnect from the working life of the corporate world and start a hobby which then turned into a job; and I must say that, although I have happened to feel treated in a “different” way because I was a woman, I have never felt discriminated against for being a mother.

For me, being a mom and a DJ has never been a problem, and I’ve always set myself as a mom who cares about working and is available to work; I think this has contributed to the fact that I have never received disrespectful comments or treatments that I am a mom.

Indeed, paradoxically I happened to feel more judged by people not in the sector, who think that the world of nightlife is a real danger for the family. But I want to prove the opposite. If you think about it, there are many types of professions that require exhausting hours and travel, but where it is possible to combine it all with the family.

I often think of my mother-in-law, who is a pulmonologist and I respect a lot; she has spent her entire career working night shifts often, working a lot and traveling to many conferences around the world, but managing to combine working life with being a mother in an excellent way. Another great example of mine is Samanta Cristoforetti, who a few months ago left for space for several months and who gets help from her husband with her children. Work and motherhood are possible, you just need to create awareness and lead by example, where possible.

Milan is a city that is gradually forming its own clubbing scene, trying to look and be inspired by the great European capitals. How do you see the state of health of the Milanese scene and what are the ideas on which would you focus on improving it?

Absolutely, events related to the world of electronics are popping up like mushrooms and it is wonderful to see that Milan is advancing on this front. I left Milan at the age of 18, at the time the electronic culture was really very underground, and now things have certainly changed. There are several interesting realities such as Ufeel, Picnic feel the music, Modvlar, Take it easy, The cannibals that deserve .. and that are trying to educate people to appreciate sophisticated electronic music. Milan is a city very focused on fashion, and consequently on appearance.

I do not deny that in the past I happened to be a little disappointed by situations in which I felt like I was surrounded by people who were at the event more for the people and appearance than for the music or the DJ. But the city is evolving a lot, and with it also people’s taste for a stronger musical culture. I am happy to be back in Milan and to be experiencing this change firsthand.

You were born as a DJ, later approaching production. How do you manage to balance the two, especially in periods with many dates?

It takes a lot of organization. I am currently working full time at Google, and my husband recently moved to London for work. When he announced that he was going to move, it was a shock for me, because he helped me a lot, especially playing in the evenings with Sofia while I, at the end of the working day, devoted myself to music. Now I am alone with my daughter and therefore I have even less time, but every single moment of free time (usually the night) I dedicate to music. In fact, I’m quite embarrassed when people ask me if I’ve seen “the latest Netflix series so-and-so”, because I never have time to watch Netflix or sit on the couch!

The free time I have is dedicated to researching music, production or any kind of music related activity (how to answer this interview). Personally I love traveling for gigs, because they are moments for me in which, usually, I organize myself with my husband or my aunt to get help with Sofia, and I have time to disconnect from the thousands of everyday responsibilities, and I see that I also become more productive and creative on production. In fact, I usually jot down production ideas when I travel, and then complete them from home or in the studio when I’m in Milan.

Last question. How does Cristina Lazic see herself in ten years?

I started playing on maternity leave, at 30, now I’m 36 so in 10 years I will certainly be a relatively advanced age .. However I see myself working full time in music, possibly with my own label and with a community of people with similar taste in music, with whom to potentially start a collective or something similar. In addition, I would also like to take care of the sound for clubs, hotels, restaurants etc, because I think I am inclined to create the right musical situation, depending on the situation.

I certainly see myself living in a place by the sea, with my husband and my daughter. I also see a lot of potential in the world of Web3, so this could be a way to give vent to my creativity in ways that may seem unthinkable at the moment, but that maybe, in 10 years, will be normal. On the other hand, as a lover and professional of technology, I cannot overlook this change.