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“Disco Ruin” , documentario sulla club culture italiana sarà in concorso nella sezione Panoramica Doc, dedicata al cinema del reale, per il Premio Torèt Alberto Signetto al Glocal Film Festival di Torino.

“Disco Ruin” è il racconto di una parabola discendente di una cultura di cui troppi ignorano l’esistenza. La pellicola è stata presentata lo scorso ottobre al Festival del Cinema di Roma. Lisa Bosi e Francesca Zerbetto hanno saputo illustrare tra immagini e testimonianze un viaggio attraverso i luoghi del clubbin’.

Quei luoghi che hanno segnato una generazione. Tra gli anni Ottanta e i Novanta, l’Italia ha visto nei club delle vere e proprie cattedrali di una rinascita culturale. Un processo che, rispetto ad altre nazioni come la Germania o il Regno Unito, ha avuto una genesi non facile ed un epilogo piuttosto tragico.

Il documentario, riparte proprio da questi luoghi, ricostruendone la storia anche grazie a importanti figure di riferimento per il panorama elettronico italiano, come Albertino e Claudio Coccoluto ,scomparso proprio nei giorni scorsi. Il racconto parte dal concetto di discoteche proprio come edifici.

Infatti, le architetture del tempo libero, hanno segnato in quegli anni la nascita di un tipo architettonico ben definito. Non solo incubatori di nuove tendenze musicali, ma veri e propri luoghi della libertà. Con regole sociali, di conseguenza tradotte in forme spaziali, differenti e variopinte.

“Disco Ruin”, rovine di una vita passata.

La maggior parte di questi luoghi simbolo di una generazione oggi son chiusi da anni. Dal Piper di Roma e di Torino, all’Ultimo Impero di Airasca, dal Cocoricò di Riccione al Plastic di Milano. Non semplici club, ma veri e propri teatri dell’aggregazione e dello sperimentare di una generazione.

Basti pensare che la Baia degli Angeli, locale sulle colline di Gabbicce Mare, a strapiombo sul mare è diventato un prototipo anche per locali internazionali. La celebrazione di un’architettura cosmica, proiettata verso l’infinito, è il luogo ideale per celebrare i cambiamenti di una società che ha sdoganato l’omosessualità e la cultura dell’apparire.

Oggi, la maggior parte di queste costruzioni, è ridotta a dei ruderi che non solo hanno smesso di funzionare, ma non trovano posto in un’eventuale ricollocazione urbana. Sia per le difficoltà burocratiche, che per tutti gli impedimenti connessi ad un loro vario ed eventuale cambio di destinazione.

Un tema che appassiona urbanisti e architetti italiani per la sua complessità. La difficoltà di reinserire in uno scenario contemporaneo delle strutture di un’importanza e di una vera e propria potenza, seppur anacronistica, ricca di suggestioni e storicità.

La rassegna durerà per cinque giornate, dal 11 al 15 marzo. Vista la situazione Covid, sarà possibile seguirla in streaming sulla piattaforma streen.org. La ventesima edizione del Festival, ideata dall’Associazione Piemonte Movie e diretta da Gabriele Diverio, porterà in concorso 33 pellicole di respiro internazionale.

I titoli della 20ª edizione saranno visibili per le 48 ore successive al rilascio sulla piattaforma Streen! e ognuno sarà accompagnato da presentazioni sui social con registi, interpreti e produttori. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare il sito dell’Associazione Piemonte Movie.