forty six − = forty four

Nonostante l’origine della spinta femminista risalga a più di un secolo fa, è solo negli ultimi anni che si sta (lentamente) giungendo ad una consapevolezza più diffusa e approfondita riguardo all’importanza dell’uguaglianza tra i sessi. Sempre più soggetti, però, stanno denunciando una presunta disparità di trattamento e una discriminazione a danno delle donne all’interno del panorama della musica elettronica. Vediamo quanto c’è di vero.

Quella del sessismo e della discriminazione nei confronti delle donne è una piaga che si insinua a intensità variabile in ogni aspetto della quotidianità, in ogni angolo del pianeta, spesso invisibile ai più. Se è vero che in alcuni contesti questo fenomeno è palese e indiscutibilmente grave, in situazioni contraddistinte da un più alto grado di apertura mentale si presume che il problema sia meno serio. Ma, a quanto pare, ciò non è così scontato.

Il mondo della musica elettronica fa parte di quelle realtà considerate particolarmente aperte e libere da pregiudizi e bigottismi vari, fatta eccezione per pochi, vergognosi casi duramente condannati dalla quasi totalità degli “addetti ai lavori”, come le dichiarazioni omofobe di Ten Walls o il presunto razzismo della Top 100 di The DJ List denunciato da Juan Atkins.

Ricordiamo, per fare un solo esempio, che Paradise Garage di New York e Warehouse di Chicago non sono stati soltanto i locali in cui è nata la musica house, ma erano inizialmente destinati ad un pubblico prevalentemente gay e hanno eliminato ogni barriera razziale in tempi ben diversi da quelli odierni.

Com’è possibile, quindi, che una realtà che poggia su basi così liberali e egualitarie venga accusata nel 2017 di operare discriminazioni nei confronti del sesso femminile? “Very Male Line-ups” fornisce una prima chiave di lettura: in questo blog, infatti, vengono inserite tutte quelle line-up curiosamente appannaggio maschile. Il sito, nonostante sia inattivo da diverso tempo, ha evidenziato una situazione preoccupante e tuttora valida senza addossare necessariamente la colpa su qualcuno in particolare.

very male lineups

Il fenomeno evidenziato è che moltissimi festival, eventi e club offrono spesso scalette di soli artisti maschi. Nei migliori casi la percentuale femminile è così bassa da risultare comunque insufficiente. La cosa non creerebbe particolare clamore, se non fosse sotto gli occhi di tutti la quantità di donne di talento almeno pari a quello dei colleghi uomini che popolano la scena.

La netta impressione è che non ci sia malafede diretta. Ci appare quanto meno improbabile, infatti, che i promoter di festival conosciuti e apprezzati a livello internazionale scelgano volontariamente di escludere le donne dalle loro line-up per questioni di maschilismo o vera e propria discriminazione. L’ipotesi più probabile è che tutto ciò sia frutto di secoli di tradizione patriarcale e di una concezione generale della donna ancora retrograda e piena di pregiudizi.

A sostegno di questa tesi arrivano le parole di poche settimane fa di Jackmaster. L’artista britannico ha affermato via Twitter di aver sentito delle cose “inaccettabili” sulle donne dell’industria musicale e di essere stato colpito per la prima volta dalla gravità di certi pregiudizi, ricevendo i plausi di diversi colleghi, tra cui The Black Madonna.

Questo apre un’interessantissima riflessione: chi non si è mai imbattuto in giudizi nei confronti di dj donne che non riguardassero minimamente la loro professionalità, magari frequentando eventi o semplicemente navigando in rete? Chi non ha mai sentito squallide battute riferite all’avvenenza di artiste come Nina Kraviz o, peggio, vergognose supposizioni infondate sul modo in cui delle dj sarebbero arrivate al successo?

Questa è la base del problema; fino a quando si continuerà a tenere anche solo in minima considerazione il fattore estetico per parlare di un’artista, le donne si troveranno davanti enormi barriere che ostacoleranno le loro carriere. È in questo modo, indirettamente, che le donne vengono tenute fuori dal panorama della musica elettronica. Con i pregiudizi. Con le allusioni. Con ingiustificabili accuse.

Anche la situazione all’interno dei locali non aiuta di certo. Come può una ragazza appassionarsi all’ambiente del club, quando proprio nei club raramente può sentirsi al sicuro? Come può interessarsi quando moltissimi uomini ancora considerano inferiore il parere femminile e credono che le donne non debbano seguire carriere artistiche?

La soluzione si può riassumere in due semplici, quasi banali parole: rispetto e uguaglianza. La prossima volta che in un club vi verrà la tentazione di avvinghiare una ragazza per ottenere qualcosa, pensateci dieci volte. La prossima volta che ascolterete il set di un’artista, provate a ignorare completamente il suo aspetto e se sentirete qualcuno fare qualche ridicola allusione, fateglielo notare invece di stare zitti o, peggio, ridere con lui.

Proviamo tutti insieme a creare un ambiente di reale uguaglianza, in cui una donna possa interessarsi alla musica elettronica nello stesso, identico modo in cui può farlo un uomo. E questo significa trattarle alla medesima maniera e non come esseri indifesi e da proteggere. Qualcosa sicuramente cambierà.

Noi, nel nostro piccolo, vi proponiamo le tracce di alcune tra le migliori dj e produttrici in circolazione in occasione di questa Giornata internazionale della donna:

Lena Willikens – Asphalt Kobolt

Helena Hauff – The First Time He Thought, He Died

Nina Kraviz – Don’t Mind Wrong Keys

The Black Madonna – He Is The Voice I Hear

Paula Temple – Oscillate

Skirt – Ikaros

Ellen Allien – Hoo

Peggy Gou – Jen High

DJ Red – Raw Cacao

Margaret Dygas – Even 11

Alberto Zannato