+ eleven = twelve

Lo sappiamo, questi sono tempi difficili per i lavoratori autonomi in generale, ma sopratutto delle arti, dello spettacolo e della musica, i primi a fermarsi e gli ultimi a ripartire. Vediamo quali fondi sono stati stanziati per agevolarli.

Se in Spagna si progetta già la riapertura (leggi QUI il nostro articolo al riguardo), il mondo dei festival è in crisi tra la questione dei rimborsi, dei rinvii o addirittura delle cancellazioni (leggi QUI). Mentre altre realtà sono state costrette a chiudere o hanno anticipato la chiusura a causa del virus, come nel caso della Red Light Radio di Amsterdam.

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Di risposte ne abbiamo poche. Ma la domanda che ci poniamo è la seguente: cosa stanno facendo i governi e le società di gestione collettiva di diritti d’autore per aiutare un settore che era in crisi ancor prima dell’ emergenza pandemica?

Nell’ultima conferenza stampa il premier Conte ha affermato:

“La cultura: non dimentichiamo neppure questo settore. Abbiamo un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire e ci fanno tanto appassionare.”

Continuando il discorso dicendo che per gli iscritti al fondo pensione dei lavoratori dello spettacolo che abbiano versato almeno sette giorni di contributi nel 2019, arriverà l’indennità di 600 euro anche per i mesi di aprile e maggio.

Queste risuonano come parole promettenti, ma troppo spesso nel nostro paese alle promesse non sono seguiti i fatti. O meglio, probabilmente i soldi arriveranno, ma quando? Perché il problema è proprio lì e, come già abbiamo avuto modo di sentire, i benefici economici tipo cassa integrazione in deroga o altri aiuti per lavoratori autonomi viaggiano ad una velocità troppo inferiore rispetto alle aspettative.

Senza contare la questione dei lavoratori a contratto ad intermittenza, circa 200.000 persone che erano state escluse dal precedente decreto “Cura Italia” ed inseriti solo ora nel “Decreto Rilancio. Parliamo di fonici, addetti alle luci, al palco, ai catering. Non mancano storie di DJ ‘minori’ e professionisti del settore che si sono reinventati rider per tirare avanti.

In altri Stati come Germania, Svizzera e Francia questi aiuti economici, a loro dire, sono pressoché immediati, direttamente caricati sui conti correnti degli intestatari. Da noi una burocrazia, come un enorme pachiderma, procede a rilento a discapito dei cittadini.

Ma entriamo più nel dettaglio di alcune delle misure e dei fondi istituiti a favore del panorama musicale in Italia e all’estero.

In Germania, ad esempio, la società di gestione collettiva GEMA ha istituito fondi musicali di circa 40 milioni di euro per i suoi membri. Il fondo prevede due fasi:

– la Schutzschirm LIVE che si rivolge agli autori, compositori e parolieri, che sono le categorie più colpite dai decreti di restrizione.

– il Corona-Hilfsfonds, invece, sarà destinato ai singoli casi di disagio individuati nell’elenco dei soci con contributi fino a € 5.000.

Il Centre National de la Musique francese, invece, deposita fondi a supporto dei professionisti più fragili, con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro, mentre la Sacem (Société des Auteurs, Compositeurs et Éditeurs de Musique) ha organizzato un piano d’azione d’emergenza che prevede 6 milioni di euro, un programma di assistenza agli editori e dei progressi sulla gestione del copyright.

In Olanda Buma/Stemra (società di gestione collettiva di riferimento) pagherà le entrate del copyright prima del previsto per aiutare con la liquidità i musicisti iscritti per circa 50 milioni di euro.

La SGAE, il corrispettivo spagnolo della nostra SIAE, ha stanziato a sua volta 15 milioni di fondi sotto forma di aiuti economici e sociali a i suoi membri. Mentre, nel ricco Lussemburgo, il governo ha introdotto un’indennità di emergenza pari a 2.500 euro per tutti i lavoratori autonomi. PRS for Music, nel Regno Unito, ha stanziato da parte sua 1.000 sterline per membro.

E in Italia?

NUOVOIMAIE, l’istituto per artisti, interpreti ed esecutori primo a muoversi in questo campo, ha stabilito un fondo superiore ai 5 milioni di euro richiedibile fino al 23 aprile scorso dai propri associati, promettendo un’ altra tranche di aiuti (non così ingente ma comunque importante) a giugno e una terza entro la fine dell’anno.

La SIAE, società di punta per l’Italia, ha da subito creato un fondo di solidarietà di emergenza di € 500.000 per l’acquisto di 2.500 pacchi alimentari. Inoltre, è stato istituito un Fondo di sostegno straordinario in favore degli agenti mandatari della Società (lavoratori autonomi a provvigione) per 4,1 milioni di euro, dei quali 1,6 milioni derivanti dalla rinuncia, per il 2020, al premio di risultato di tutti i dirigenti e quadri della Società e del Direttore generale.

Sono stati poi messi sul tavolo un totale di 110 milioni di euro. Questi rappresentano una delle più grandi manovre in questo senso a livello mondiale, suddivisi in 60 milioni, destinati a tutti gli associati e validi per il 2020-2021, e altri 50 milioni, di cui è da verificare la disponibilità, sotto forma di prestiti pluriennali a tasso zero agli associati in difficoltà di liquidità.

Entrambe le proposte saranno sottoposte alla definitiva approvazione dell’Assemblea generale degli associati il 18 settembre 2020, tra 4 mesi.

Poi ci sono tante altre realtà che stanno cercando di dare una mano con l’istituzione di fondi musicali come ITSRIGHT, società di collecting indipendente nata nel 2010 per gestire i compensi per i diritti connessi dovuti per la pubblica diffusione di musica registrata in Italia e all’estero.

Anche i governi nazionali europei stanno contribuendo tramite manovre governative con bonus e stanziamenti pro cultura in generale.

Per maggiori informazioni e vedere anche le misure di tutti gli altri paesi europei come Austria, Svizzera, Portogallo, Croazia, Polonia ecc. sia a livello statale che di collecting si può andare sul sito di ECSA (european composer & songwriter alliance) cliccando QUI dove si riportano tutte le manovre al riguardo.

Mentre il sito dailyrindblog.com ha riunito tutte le manovre e i fondi di soccorso in ambio musicale in giro per il mondo. Dal Sud Africa ad Hong Kong, dalla Nuova Zelanda al Messico.

Intanto anche il colosso della musica streaming Spotify avvia il Covid-19 Music Relief project a sostegno dei musicisti in difficoltà che con un post ha annunciato così l’iniziativa:

“In momenti di grandi sfide, la musica ci può aiutare a rialzarci. Ma proprio ora migliaia di professionisti nel settore della musica hanno bisogno del nostro aiuto.”

Si tratta di un fondo di 10 milioni di dollari (circa 9,3 milioni di euro) per aiutare associazioni come Help Musicians e MusiCares, inoltre sarà possibile per gli artisti attivare raccolte fondi per loro stessi, altri artisti o realtà che supportano senza l’intermediazione di Spotify.

Speriamo che tutte queste proposte non rimangano solo parole e promesse, ma che verranno seguite da tempestivi fatti concreti (ergo, soldi liquidi nelle tasche di chi ne ha bisogno subito), altrimenti lasceranno il tempo che trovano ed aumenteranno la sfiducia verso un sistema che non può essere portato allo stremo.