In occasione del rilascio di “The Essential Ep” sull’etichetta olandese “Lumberjacks In Hell” di Marcel Vogel, abbiamo avuto il piacere di intervistare Giovanni Damico.

Rilasciato il 19 di febbraio, con The Essential EP l’artista italiano Giovanni Damico torna su Lumberjacks In Hell dopo All Humans After All del 2106; e lo fa con un EP di quattro tracce in grado di includerci dentro tutta la sua passione per la musica, confermandosi uno dei Dj/produttori italiani più prolifici e interessanti della scena elettronica internazionale.

Fondatore della White Rabbit Recordings, etichetta nata a Salerno in onore del locale dove ha iniziato a muovere i suoi primi passi come Dj, la carriera di Giovanni Damico come produttore inizia nel 2009 con Evolution Ep su Stop Clone Music e non si è più fermata.

Districandosi tra sonorità completamente diverse da loro, Giovanni Damico nel corso degli anni si è spostato in territori tipicamente House e Deep House fino ad approdare verso sonorità Italo Disco, Boogie, Funk e Afro; suonati esclusivamente su vinile.

Grazie alla sua passione per dischi che partono dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi infatti, Giovanni Damico rientra in quella schiera di geniali produttori capaci di non costringersi dentro un genere unidirezionale, ma di riuscire brillantemente a dar vita a una gamma di stili molto diversi tra loro.

Uscito su etichette come Movida, Black Key Records, We Play Wax e Geography e sotto l’alias G-Machine su etichette come Bordello A Parigi; è stato uno dei protagonisti della serata per la celebrazione dei trent’anni di carriera di Laurent Garnier, tenutasi ai Magazzini Generali di Milano lo scorso dicembre.

Ciao Giovanni, benvenuto su Parkett e grazie per il tempo che ci stai dedicando.

Ciao, grazie a voi!

Partiamo dall’inizio e facciamo un bel salto nel passato, ossia dalla tua passione per la musica anni ’70, con sonorità che spaziano dal Boogie alla Disco, dal Funk alla Garage per arrivare alla Soul Music. Come nasce questa tua passione? qual é stato il tuo percorso a livello di ascolti e qual’è stato il primo contatto con la musica elettronica?

Inizio col dire che sono figlio di un musicista e di conseguenza il contatto con la musica (sin da piccolo) era inevitabile, a casa non mancavano mai i Beatles, James Brown e tonnellate di musica classica.

Essendo inoltre nato nel’87, la mia pubertà è stata caratterizzata da film, serie, programmi tv e cassette che provenivano dalla fine degli anni 70/ inizio 80 e tutto ciò ha fatto in modo che il mio orecchio sviluppasse una simpatia per le sonorità di quegli anni, in particolare quelle elettroniche della musica dance.

Dalle tue prime produzioni su Stop Clone Music e Movida Records, con tracce Deep House come Evolution e Down Again fino ad arrivare alle tue release su ArtfulDivision piuttosto che a produzioni come Disco Nightmare, sulla label Bordello A Parigi con l’alias G-Machine, è evidente una differenziazione produttiva e stilistica piuttosto accentuata. Raccontaci se è proprio così e come convivi con questa sorta di doppia personalità artistica.

Sono sempre stato un amante della musica a 360° e mi è sempre piaciuto cimentarmi nella produzione di quasi tutti i generi che mi stimolavano; però c’è stato un tempo (specialmente gli anni dal 2006 al 2010) in cui determinati generi come la minimal o la tech house andavano per la maggiore. Era il sound che quasi tutti i club passavano e tutte le nuove label indipendenti volevano rilasciare ed io che avevo l’esigenza di far conoscere la mia musica mi sono adeguato al mercato prima digitale e poi del vinile, come molti produttori di quegli anni. Semplicemente col passare del tempo e col mio nome che cresceva un pochino, ho avuto maggiori possibilità di esprimere la mia vera anima “happy” e filo Disco.

Nel 2011 fondi la White Rabbit Recordings, etichetta sulla quale rilasci EP come Musica Complessa con l’alias Ron Juan e nella quale sono passati artisti come Daniela La Luz e Tovmas Zhamagortsyan (Tommy Finger Jr). Raccontaci come nasce e, se puoi, dacci qualche dritta sui programmi futuri della tua etichetta?

La storia di WRR è legata alla storia del White Rabbit Bar di Salerno, di proprietà di mio fratello e mio cugino. In quel bar sono cresciuto, ci ho lavorato e fatto il Dj ed aprire l’etichetta è stato l’omaggio al luogo che mi aveva dato i natali artistici e che dava voce al sound che proponevamo lì dentro. All’inizio doveva essere una piattaforma solo per le mie produzioni che tra l’altro non trovavano ancora molto spazio nel mercato discografico del 2011, inaspettatamente le prime due uscite (Volume1-2) andarono molto bene tanto che decisi di aprire le porte a musica di altri artisti che mi piacevano e che mandavano le proprie demo. Devo ammettere però che non sono mai stato un grande manager della mia label, tant’è vero che ci sono poche release (di media una all’anno) ed ho preso sempre tutto alla leggera per quanto riguarda promozione, party, showcase etc.

Al momento l’etichetta è ferma all’ottava release (Musica Complessa) e non so dirvi quali saranno i programmi futuri, perché negli ultimi anni sono cambiate molte cose nella vita mia e delle persone coinvolte in questo progetto, inoltre anche il bar ha cambiato gestione perdendo di conseguenza l’identità che ci aveva ispirati all’epoca. Probabilmente non ci sarà futuro per questa label, ma ciò non toglie che possa nascere qualcosa di nuovo.

In questi giorni è uscito il tuo EP The Essential sull’etichetta olandese Lumberjacks In Hell di Marcel Vogel. Parlaci dell’EP, della varietà di stili che troviamo all’interno delle quattro tracce e di come è nata la collaborazione con Vogel.

La collaborazione con Marcel inizio più o meno nel 2014 quando grazie ad uno degli artisti della sua label (Boogie Nite) che mi seguiva su Soundcloud, ebbe modo di ascoltare la mia traccia “The Break Down” e decise subito di inserirla nel V.A. di celebrazione dei 5 anni di attività. Da quel momento siamo diventati molto amici, abbiamo anche suonato assieme a Los Angeles durante il mio primo tour negli States e poi ci siamo rincontrati ad Amsterdam per pianificare il primo ep di debutto su LiH che sarebbe stato “All Humans After All”. The Essential invece è il mio secondo ep per questa label e come per il primo c’è una varietà di stili diversi in ognuna delle tracce, il che rende il disco completo e versatile che si può adattare bene alle varie fasi di un party.

Dal 2009 al 2018 sono passati quasi dieci anni da Evolution EP a The Essential. In considerazione del tuo percorso artistico, c’è qualcosa o qualcuno che ritieni sia il responsabile della tua evoluzione produttiva?

Sicuramente c’è una maturazione artistica ed una consapevolezza delle proprie capacità come musicista, poi c’è da dire che io sono un eterno insoddisfatto della mia musica e questo mi spinge a cercare di migliorare i miei lavori sempre di più. è sempre stato un rapporto di odi et amo tra me e quello che creo.

Qual’è stato il momento preciso in cui hai capito che fare il Dj sarebbe stata una parte indispensabile della tua vita?

La musica è stata il mio pane quotidiano fin da piccolo e quando avevo circa 10 anni, mio fratello maggiore inizio a cimentarsi nell’arte del djing organizzando sessioni di registrazione con amici a casa nostra. Quei dischi che giravano, graffiavano e tornavano indietro producendo suoni ritmici mi magnetizzarono e venni catturato da quel magico mondo fatto di luci stroboscopiche e facce picassiane. Da allora fare il dj divenne una fissa e a 13 anni iniziai a fare girare i dischi alle feste di amici, il resto è classica gavetta.

Il 17 dicembre 2017 in console ai Magazzini Generali di Milano hai suonato al fianco di uno dei migliori Dj del pianeta: Laurent Garnier. Raccontaci la tua esperienza.

E’ stato molto stimolante incontrare una leggenda come Laurent, sono stato onorato di aprire la sua serata di celebrazione dei trent’anni di carriera ai Magazzini. E’ un artista con una cultura musicale infinita e ha tanti aneddoti sul mondo del clubbing da raccontare. E’ stata una vera sfida suonare in quel locale stracolmo di suoi fans che si aspettavano un sound molto duro, fortunatamente avevo riempito la borsa di soli dischi di house ruvida e nonostante qualche problema tecnico dovuta alla consolle (specialmente ai giradischi), credo di essermela cavata bene.

In considerazione della tua passione per il vinile, quando è il momento di scegliere i dischi, ci sono almeno cinque vinili che non devono mancare in un tuo Dj-Set?

Non saprei elencarteli perchè cerco sempre di variegare la selezione, di suonare dischi che non suono da molto o dischi di recente acquisto e quindi per un paio di mesi può capitare di avere spesso in borsa quei 2-3 dischi che mi hanno “preso” particolarmente e poi di non risuonarli per altrettanti mesi. Mi affido semplicemente all’umore di quel preciso istante e al vibe del party che mi ospiterà.

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