Annunciato il Korg Monologue, nuovo sintetizzatore analogico della casa giapponese che ultimamente vive un periodo di ottime idee da proporre sul mercato.

Se vi ricordate il Korg Minilogue annunciato all’inizio di quest’anno e se avete avuto modo di apprezzarlo, probabilmente vi piacerà anche il nuovo Korg Monologue. Fratello minore del primo, è una versione non semplicemente ridotta del predecessore, ma diremmo piuttosto rielaborata, dal momento che presenta alcune caratteristiche differenti. Stiamo per vedere quali.

Come suggerisce il nome, si tratta di un sintetizzatore monofonico. Questa è la principale differenza rispetto al Minilogue(è venduto su Amazon a 629 euro). Tuttavia, questa può essere una mancanza solo apparente se si considera lo strumento per il taglio e la vocazione per il quale è stato probabilmente disegnato, ossia come una bestiola più indirizzata alle linee di basso e ai lead.

Questo utilizzo è agevolato dalla funzione Slide (on/off) per legare le note, tipico dei giri di basso che sentiamo spesso ad esempio nei sottogeneri tendenti all’Acid. Come anima, è formato da due oscillatori analogici, un filtro, un generatore di inviluppo, un generatore di oscillazione a bassa frequenza (LFO), e – chiaramente – un amplificatore.

Come spesso si osserva per strumenti dalla già accennata inclinazione alle bassline, la tastiera è a 25 tasti, che anzichè partire dal Do, partono dal Mi e arrivano al Mi due ottave superiori – proprio appunto come nel basso: sarà un caso? La taglia dei tasti è la stessa del Minilogue e dell’MS-20 mini, quindi quasi “regolamentari”. La circuiteria è fondamentalmente basata su quella del Minilogue, ma con alcune varianti, già visibili direttamente dal pannello.

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Salta subito all’occhio come il secondo oscillatore sia intonabile rispetto al primo ma non sussiste più la possibilità di intervenire sul pitch del primo (se non suonando la tastiera, ovviamente) con un pomello dedicato. Tuttavia, è possibile selezionare ed utilizzare delle scale inconsuete, grazie al “microtuning” che permette di suonare note generalmente inaccessibili alla musica occidentale, come quarti di tono o intervalli ancora meno convenzionali ottenuti variando l’intonazione della nota di qualche centesimo di tono, uscendo così dal temperamento equabile che diamo ormai per sottinteso.

Questa cosa è stata utilizzata da musicisti particolarmente inclini alla sperimentazione, come ad esempio Aphex Twin, e non sono molti quelli che si spingono così in là nella ricerca sonora. Per questo motivo, non sono nemmeno molti i sintetizzatori e gli strumenti dotati di questo tipo di funzionalità.

E’ rimasto il controllo di “shape“, la possibilità di sincronizzare (hard sync) i due oscillatori, modularli tra di loro tramite modulazione ad anello (ring modulation), ma manca quella incrociata (cross modulation). Inoltre, nella sezione mixer si può regolare il volume dei due VCO ma manca la componente noise, che però può essere selezionata tra le differenti forme d’onda del secondo oscillatore. Si noti anche che quest’ultimo non genera forma d’onda quadra, ma presenta oltre al già citato noise, onda triangolare e a dente di sega.

A differenza del Minilogue, il filtro è un passa-basso risonante a 2-poli, sul quale non possiamo regolare l’intensità dell’inviluppo. In ogni caso, ascoltando alcune preview è possibile saggiare quanto conferisca una bella pasta sonora, specialmente ad alti livelli di risonanza in cui il suono diviene più tagliente e il filtro può arrivare all’auto-oscillazione.

Particolarmente interessante è il generatore di LFO, piuttosto diverso rispetto al Minilogue e per alcuni versi più ricco. Può arrivare a frequenze anche molto alte, sfociando largamente nella banda audio e quindi aumentando di molto le possibilità di sound design grazie a ricche modulazioni di frequenza. Alternativamente, si può utilizzare in modalità one-shot e praticamente la sua oscillazione va ad aggiungersi all’intervento dell’inviluppo, ottenendo particolari animazioni ogni volta che viene “triggerata” una nota. La LFO può modulare il filtro, il pitch degli oscillatori o la “shape”, cioè il contenuto armonico della timbrica su cui si sta lavorando.

Il generatore di inviluppo è di tipo Attack-Decay / Attack-Release, assegnabile alla frequenza di taglio del filtro (cutoff), all’altezza (pitch) di entrambi o del solo secondo oscillatore.

Non ha il “controverso” Delay del Minilogue, e usiamo questo aggettivo per il solo fatto che alcuni hanno lamentato tempi corti per i battimenti e una certa rumorosità, caratteristiche che però possono essere controllate ai fini del sound design senza che necessariamente siano vissuti come difetti. Ad ogni modo, il vuoto lasciato dal Delay è colmato da un Drive che permette di caricare il suono di una variabile componente di distorsione armonica e far ruggire così il piccolo Korg Monologue.

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Ma la parte più meritevole secondo noi è il sequencer. Ciò che di più commovente ha la Korg – in generale per tutte le sue macchine – è infatti proprio lo stile del sequencer, sempre molto intuitivo, immediato e che favorisce la predisposizione a improvvisare, modificare e plasmare al volo le proprie melodie in assoluta comodità. Anche nel Korg Monologue infatti è possibile registrare e editare al volo la sequenza, senza stopparla e facendola quindi evolvere progressivamente durante la performance, trasposizione compresa. La motion sequence permette di memorizzare movimenti fino a quattro manopole e sul pannello sono direttamente accessibili tutti e sedici gli step tramite altrettanti tasti.

Come il Minilogue, anche il Korg Monologue presenta il comodissimo display con oscilloscopio e lo stesso assetto di pulsanti dedicati per “sequencer” ed “edit”.

A livello di connettività, abbiamo naturalmente porte MIDI in e out, Sync in e out per allacciare al tempo altre macchine come il sequencer SQ-1, le piccole Volca in ogni loro variante, o anche strumenti di altre marche come il Beatstep Pro della Arturia. Naturalmente disponiamo anche di un’uscita cuffie, un master out e un audio in, tutti in formato jack da 1/4 di pollice.

Un momento. Qualcuno ha detto Aphex Twin? Una curiosa caratteristica è proprio lo zampino di Richard D. James in questo progetto, dal momento che le scale di diverso temperamento di cui si è già accennato sono state disegnate da lui, come anche 80 preset e sequenze che di default si trovano nel Korg Monologue. La memoria totale di sequenze e suoni salvabili è di 100 locazioni.

Il prezzo di vendita sarà inferiore ai 350 euro.

Paolo Castelluccio

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