thirty three − = twenty four

A distanza di oltre un anno, il primo ottobre 2021 sapremo come saranno le nuove manovre politiche in merito alla riapertura delle discoteche e dell’intrattenimento.

“La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche, i cinema sono come tanti acquedotti.” (Claudio Abbado)

Partendo proprio dalla riflessione del Maestro Claudio Abbado – per chi non lo conoscesse stiamo parlando di uno dei direttori d’orchestra più importanti del recente passato italiano, arrivato a dirigere anche la Berliner Philharmoniker – è necessario interrogarsi sul ruolo che svolge l’arte del conoscere (e della conoscenza) all’interno del Belpaese. Se fino a poco tempo fa il settore dell’arte era cruciale per l’economia, a causa del covid e di una cattiva gestione dell’emergenza sanitaria tutto questo è venuto meno.

Senza scadere in un populismo degno solo di alcuni politicanti, vogliamo provare ad analizzare lucidamente la questione. Sono diversi gli interrogativi che ci poniamo e poche le risposte che abbiamo in riserbo. Molte sono state le manifestazioni per chiedere spiegazioni e una riapertura controllata – ne avevamo già parlato QUI. Eppure, sembra che una risposta da parte del settore politico non sia mai (concretamente) pervenuta – almeno fin ora.

Sebbene con parecchio ritardo, finalmente sembrerebbe prossimo un concreto ritorno alla normalità; il primo ottobre è il giorno tanto atteso, infatti dovrebbe esserci un’attenuazione delle attuali restrizioni con conseguente riapertura di teatri e discoteche.

L’arte dissidente: una protesta tutta social(e)

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa sia successo nell’arco di questo ultimo periodo. Ciò che maggiormente ha scosso gli animi di politici e addetti ai lavori è stato sicuramente il concerto ad Olbia di Dj Treeplo – alter ego creato da Maurizio Pisciottu, ai più noto come Salmo . Come comprensibile, l’evento ha causato una spaccatura profondissima nello stesso panorama musicale: alcuni hanno condannato il comportamento del rapper, altri invece lo hanno sostenuto.

La verità è che, ad oggi, dovremmo ringraziare l’artista originario di Olbia. Per quanto condannabile sia, Salmo ha messo in evidenza quanto la situazione stesse sfuggendo di mano: il settore politico doveva prenderne atto e, grazie al suo comportamento “irresponsabile”, c’è stato una concreta risposta da parte degli enti preposti.

A rincarare la dose di disillusione sono state le parole del Dj Cosmo (al secolo, Marco Iacopo Bianchi). Attraverso i suoi canali social, l’artista ha espresso il profondo disappunto nei confronti della politica, denunciando “l’ipocrisia”, la scelta di “voltarsi dall’altra parte e di lasciare le briciole al nostro settore”. Le parole del Dj hanno girato il web in lungo e largo; il caso (o caos) generato dal giovane artista è stato così culturalmente impattante da richiedere una risposta da parte del presidente Bonaccini e del vice-presidente Schlein. Quello che è nato è stato un vero e proprio dialogo fra le due parti. Sono dunque i social network il mezzo per discutere dei problemi che affliggono il nostro paese?  E pensare che “qualcuno era comunista” e scendeva per le strade a discutere con il popolo.

Demagogia del dissenso: una riapertura qualunquista

La verità è che abbiamo ancora molto, forse troppo, da imparare dai nostri vicini d’Europa – leggi il nostro articolo di approfondimento. Se è vero che ci si è trovati a confrontarsi con una situazione assolutamente fuori dal comune, era davvero necessario che si arrivasse a questa pantomima social per avere una risposta dalle autorità? Diremmo proprio di no.

E dunque, quali sono gli errori commessi dai nostri oberati politicanti – nessuno escluso? Semplice rispondere: la profonda ignoranza. Il dizionario Treccani così definisce “l’ignorante”: “Chi non conosce una determinata materia, che è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni”; e, di fatto, tali si sono dimostrati i gestori del settore politico rispetto alla situazione dei club, dei concerti e dello spettacolo tout court. Le parole che abbiamo utilizzato sono forti, ma descrivono un’evidenza. Il settore dell’intrattenimento si è trovato abbandonato a sé stesso perché chi avrebbe dovuto rispondere alle sfide che la situazione poneva non conosceva minimamente ne’ le dinamiche ne’ la struttura interna di questo ingranaggio economico.

Ora ci troviamo con una possibile finestra per la riapertura delle discoteche: alea iacta est? Sarebbe troppo semplice dimenticare tutto e ricominciare da capo. Dopo circa due anni di attesa, prendiamo coscienza di una situazione che sta muovendo i suoi primi timidi passi a seguito di un atto di disobbedienza civica e critiche social(i) di vario genere. La situazione fa sorridere: è veramente tutto sbagliato.

Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, sindacato italiano dei locali da ballo ha così commentato l’interesse del ministro Giorgetti – ministro dello sviluppo economico – verso il settore dell’intrattenimento:

Non posso che esprimere soddisfazione nei confronti del ministro Giorgetti per l’attenzione posta a un settore martoriato (…) Non accetteremo nessuno rinvio, non si può continuare a tenere chiusi, immotivatamente, i locali da ballo”

Per ora tutto è rimandato al primo di ottobre, ma resta l’amaro in bocca per una situazione che ha dell’inverosimile.