In un intervista a Rave Reviewz, Carl Cox si è scagliata ancora una volta contro la figura del dj moderno, paragonandolo appunto alla vita militare.

Il concetto in sè non è sbagliato, il buon Carl Cox dice infatti che, quando ha iniziato con questo mestiere era impossibile anche solo pensare di suonare due volte nella stessa sera, ora invece si trova in un vero regime militare, a volte gli serve un jet privato per spostarsi dove deve e in tutto questo prova a non deludere nessuno e, sinceramente parlando, Carl è uno di quelli che difficilmente lascia i fan delusi.

Come esprime il concetto, invece, ci lascia un po’ un saporaccio in bocca. Il sapore di “vorrei ma non posso”, il retrogusto “ai miei tempi era tutto più…”, il sentore che da un po’ di tempo a questa parte lasciano gran parte delle dichiarazione del buon Cox, come quelle rilasciate dopo il suo addio allo Space e ad Ibiza, che poi addio assoluto non è stato.

Il perchè è semplice, Carl Cox non è un artista normale, non è un DJ qualunque: quando parla lui tutti tacciono e tutti ascoltano. Carl Cox è uno dei punti più alti della piramide, uno che, volendo, potrebbe cambiare il gioco con una parola.

Si, lo sappiamo, sono idee da illusi, non è mai successo che una rivoluzione partisse dall’alto, vero, verissimo, ma da un idolo d’infanzia, da quella che era la bandiera dell’Ibiza libera e per tutti, da uno che a tutt’oggi, almeno a parole, difende la libertà assoluta nei party (come non ha mancato di fare anche in questa intervista), ci si aspetterebbe sempre il passo in più, il gesto, romantico, che cambi le carte in tavola.