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GHEIST, progetto discografico nato da un gruppo di musicisti berlinesi, si racconta su Parkett e presenta in anteprima il singolo “Decourse”, traccia in uscita il prossimo 20 agosto.

GHEIST è senz’altro un nome da tenere a mente per il prossimo anno. Nel panorama techno e nella dimensione berlinese rappresenta senz’altro un passo in avanti. L’incrociarsi di una tendenza che unisce musica acustica, techno e progressive.

Gli artisti berlinesi in questi ultimi anni hanno raccolto numerose soddisfazioni. Dall’uscita sull’etichetta Diynamic di Solomun ad i remix per artisti come Joris Voorn e Fideles. Un progetto nato da una grande amicizia, oltre che dalla passione in comune per la musica.

Proprio la conoscenza e lo studio della musica a 360 gradi hanno dato al progetto berlinese una caratterizzazione pluridimensionale. Curando ogni aspetto dello sviluppo musicale e dando vita a dj set ibridi che si incastrano perfettamente dentro la dimensione elettronica.

Molte tracce son nate con solo una tastiera ed un microfono, e si sono successivamente evolute. Ogni elemento assume all’interno della musica dei GHEIST una dimensione identitaria forte e vuole esprimere un’emozione. Ci son dentro gli ascolti fatti ma anche il proprio vissuto artistico.

Ascoltando il nuovo album “Zukunft” si percepisce una divisione in due parti ben distinte che raccontano perfettamente il periodo del lockdown. O ancora meglio tracciano il vissuto emozionale degli ultimi dodici mesi. Alternando tracce da pista ad un sound più intimista.

Due anime che si rincorrono, si scontrano e si sfiorano. 

Oggi vi presentiamo in anteprima il singolo “Decourse” in uscita il prossimo 20 agosto. Il singolo anticipa l’uscita prevista in autunno del disco “Zukunft” . La traccia, decisamente appartenente all’emisfero del disco più dedito al “dancing” è un pezzo techno progressive che vede la sua genesi in un giro di piano.

Lo sviluppo del brano riflette in ogni armonia e accordo una velata malinconia, che lascia spazio soltanto in un secondo momento alla progressione della traccia. Potete ascoltarlo qui in anteprima.

Il racconto di una nuova Berlino che avanza. Che si lascia alle spalle (non completamente) la tradizione e si integra perfettamente tra suggestioni e armonie nuove alla scena europea globale. Vi lasciamo qui le parole dei ragazzi con cui abbiamo fatto un’interessante chiacchierata.

Ciao! Benvenuti su Parkett. Vorrei iniziare raccontando la vostra storia. Come vi siete conosciuti e come è nato il progetto GHEIST?

Ciao e grazie per averci ospitato. Ci siamo conosciuti circa 16 anni fa, quando abbiamo studiato musica insieme. Siamo diventati subito amici e dall’inizio abbiamo fatto musica insieme in vari progetti. Due di noi erano già in tournée come band indie mentre uno di noi era in tournée come DJ. Ad un certo punto è diventato quasi inevitabile formare una band insieme. Fondere queste diverse identità musicali e vibrazioni. Questo è divenuto il concept basilare dietro il progetto GHEIST.

Quanto è difficile, essendo voi un gruppo, trovare un accordo e condividere una linea musicale da seguire?

Ovviamente talvolta succede di non essere d’accordo, lavorando insieme in modo creativo in un gruppo più grande di artisti. Ma poiché ci conosciamo da così tanto tempo e condividiamo un’amicizia così lunga, questi momenti accadono raramente. Di solito siamo sulla stessa lunghezza d’onda e condividiamo una visione artistica molto simile.

La vostra musica abbatte le barriere di genere, non solo all’interno dell’elettronica, ma cercando una dimensione acustica che le dia una naturalezza. Come funziona il rapporto tra queste dimensioni e quali sono state le esperienze musicali che vi hanno portato alla maturazione di un suono così ricco di suggestioni?

Proveniamo tutti da diversi background musicali e suoniamo strumenti diversi, quindi è diventato molto naturale per noi rompere i confini di genere specifico. Inoltre, di solito componiamo la nostra musica su un pianoforte e poi si evolve successivamente in musica elettronica. Cerchiamo di non seguire lo stesso percorso mentre creiamo musica tutto il tempo, ma alcune cose ci sembrano naturali.

Com’è maturato il vostro sound dal 2016 a oggi e quanto può avervi influenzato l’emergere della così detta “techno emozionale” a livello globale?

Non diremmo che sia maturato, piuttosto preferiremmo dire che si è evoluto. Ci avviciniamo ogni volta che creiamo una nuova canzone all’essenza di ciò che sentiamo. Creare la propria identità musicale è un processo che in realtà non finisce mai ed è qualcosa su cui siamo molto concentrati. Ovviamente ogni artista è in qualche modo influenzato dalla musica che ascolta, nel nostro caso non si tratta solo di musica elettronica, può essere qualsiasi genere.

La preparazione di un album implica non solo la produzione di più tracce, ma un’idea di continuità e narrazione. Quando avete capito che era arrivato il momento? Era un obiettivo prefissato o è nato spontaneamente?

Abbiamo sempre avuto l’obiettivo di comporre un intero album ma stavamo ancora aspettando il momento giusto per farlo. Quando l’anno scorso è iniziata la pandemia e tutti i nostri spettacoli sono stati cancellati, sapevamo che ci era stato dato un lasso di tempo per concentrarci semplicemente su un progetto così grande. Tutto il resto è stato un processo che ci è piaciuto molto e che ci ha prefissato un obiettivo concreto durante un periodo così incerto.

Quali sono stati gli strumenti con cui è stato prodotto questo disco e quali sono gli elementi fondamentali in termini di suono nelle produzioni?

Per quanto riguarda i sintetizzatori abbiamo lavorato molto con sintetizzatori modulari e sintetizzatori software, ma abbiamo utilizzato anche quelli classici come Juno, Moog Opus, Polysix o anche quelli più recenti come il Moog Matriarch. Come dispositivi di registrazione abbiamo messo in atto il Lexicon 480L, il Sans Amp RBI per la distorsione e il Neve 1073 DPD. Abbiamo anche usato molti loop breakbeat che abbiamo parafrasato per creare qualcosa di nuovo. Durante tutto l’album il campionamento vocale è diventato un argomento importante per noi poiché ne siamo stati molto ispirati.

La pandemia ha segnato un momento importante nella vita di ogni individuo. Come avete passato questo periodo, quanto ha influenzato il vostro ultimo lavoro e come vedete il ritorno post Covid della scena a Berlino.

Individualmente abbiamo avuto tutti i nostri alti e bassi durante gli ultimi 18 mesi, ma come detto prima abbiamo usato molto il tempo e la tranquillità per creare il nostro prossimo album “Zukunft”, che significa futuro in tedesco ed è qualcosa che non vediamo l’ora di vivere. L’album, al contrario di quanto possa far pensare il titolo, parla del nostro passato, delle cose e delle persone che abbiamo dovuto lasciare andare. E della forza che abbiamo acquisito durante questi momenti di vita che potremo definire molto intensi ed emotivi.

Mentre tutto intorno a noi ha rallentato, abbiamo finalmente trovato l’obiettivo da portare avanti con il nostro LP. Abbiamo prodotto molte canzoni che hanno indagato l’atmosfera di questo periodo nel totale. Ormai la pandemia a Berlino gioca ancora un ruolo nella nostra cultura del clubbing, ma le feste stanno lentamente tornando ed è chiaro ormai che la città ha contenuto il suo spirito libero e open mind per tutto l’ultimo anno.

Berlino, come ho detto prima, è la vostra città e il Watergate è stato il club indissolubilmente legato alla vostra storia. Che emozione provate suonando lì e quali sono gli altri luoghi di Berlino che considerate d’ispirazione o a cui siete legati emotivamente?

Il Watergate era lì dall’inizio del progetto GHEIST. Siamo molto grati che ci sia stata data l’opportunità di suonare la nostra musica su un palco così grande per un pubblico così affezionato. Il Watergate è diventato la casa della nostra musica e lo è ancora. Ogni volta che suoniamo lì abbiamo un momento molto speciale! In privato abbiamo avuto tutti dei bei momenti al Panorama bar e di tanto in tanto suoniamo anche al Sysyphos. Entrambi sono anche posti molto carini per sperimentare la musica elettronica e importanti per la scena dei party di Berlino.

La vostra etichetta, nata nell’aprile 2018, si chiama Radau Records. Radau significa proprio rumore. Qual è per voi il rapporto tra rumore e musica e come lo esprimete nelle vostre produzioni, soprattutto nell’ultimo album?

Per noi si tratta più dell’atteggiamento che accompagna il nome Radau che della sua traduzione letterale. “Fare scalpore” in qualche modo si adatta abbastanza bene. L’etichetta è nata per creare libertà per noi stessi, la libertà di rilasciare ciò che vogliamo. È qualcosa che stiamo facendo anche con il nostro album.

Dopo aver ascoltato l’album che uscirà ad ottobre, ho notato, oltre all’eterogeneità dei brani, un maggiore utilizzo dell’elemento vocale. Come selezionate questo elemento e come lavorate con esso per dare potenza e forza alle vostre produzioni?

“Zukunft” è un album che non è stato creato solo per essere ambientato nel club. Sapevamo fin dall’inizio che volevamo creare qualcosa che si potesse ascoltare in qualsiasi momento. Quindi è stato abbastanza naturale lavorare più del solito con la voce e una struttura costruita attorno a questo elemento. Ci permette anche di creare un messaggio più potente attraverso i testi che rendono l’esperienza ancora più forte durante l’ascolto. Le voci aggiungono un tocco personale che non puoi costruire con nessun altro strumento.

Oggi qui su Parkett vi presentiamo in anteprima “Decourse”, che uscirà ad agosto e fa parte della tracklist dell’album di settembre. Personalmente, sono stata colpita da quell’atmosfera progressista piena di pathos.

“Decourse” mostra, in modo molto forte, la profondità emotiva di ciò che stiamo facendo. L’atmosfera di questa canzone è a metà tra una certa malinconia e una forte sensazione di speranza che ci sta molto a cuore. Ha anche uno slancio molto edificante, che va di pari passo con la programmazione della batteria.

Quanto vi sono mancate la dimensione live e i dj set in giro per il mondo? In questa lunga assenza, avete sviluppato una nuova idea di DJ set e performance?

Ci è mancato molto suonare dal vivo perché è il modo più diretto per avere un feedback sulla nostra musica. Incontrare persone in tutto il mondo e creare insieme quell’energia molto speciale in una stanza è qualcosa di straordinario per noi. Siamo più che grati che ci sia data la possibilità di sperimentare qualcosa di così speciale nella nostra vita.

Come accennato in precedenza, l’idea dei GHEIST è di fondere i nostri diversi background musicali, ecco perché siamo in tournée come un atto ibrido. Ciò significa che sperimenterai tutto ciò che è fantastico di un DJ set combinato con un’esibizione dal vivo vicino a un concerto. Questo ci dà anche la libertà di creare cover o modifiche di brani che potresti già conoscere, ma ad esempio con un tocco live in cima. In questo modo abbiamo sempre l’opportunità di sorprendere il nostro pubblico e creare una gamma molto ampia di livelli emotivi.

Ultima domanda. Quali sono i progetti futuri che hai in mente e cosa desideri per il clubbin post-pandemia?

Dopo l’uscita del nostro album vedremo quali. Abbiamo ancora molte idee rimaste incomplete che non vediamo l’ora di finire. Inoltre, speriamo di essere in tour il più possibile, poiché non vediamo l’ora di mostrarvi la nostra nuova musica dal vivo. Quando si tratta di clubbing post-pandemia, speriamo davvero che le cose tornino come prima. Speriamo di poterci godere la socialità senza paura ,con molta gioia e divertimento il prima possibile. Da quel momento in poi il consiglio è:  prendetevi cura di voi stessi e delle persone intorno a voi e non vediamo l’ora di vedervi tutti in pista.

Hello! Welcome to Parkett. I would like to start by telling your story. How did you meet and how did the GHEIST project come about?

Hello and thank you for having us. We met about 16 years ago, partly when we studied music together. We immediately became friends and from the beginning on we were making music together in various projects. Two of us were already touring as an Indie-band while the other one was touring as a DJ. At some point it was simply inevitable to start a band together. To. merge these different musical identities and vibes became the fundamental idea behind GHEIST.

How difficult is it, being three of you, to find an agreement and share a musical line to follow?

Obviously everyone disagrees sometimes if you’re working together creatively in a bigger group of artists. But as we’ve know each other now for such a long time and we share such a long friendship these moments rarely happen. We’re usually on the same page and share a very similar artistic vision.

Your music breaks down gender barriers, not only within electronics, but seeking an acoustic dimension that gives it a naturalness. How does the relationship between these dimensions work and what were the musical experiences that led you to the maturation of a sound so rich in suggestions?

We’re all from various musical backgrounds and play different instruments, so it became very natural to us to break specific genre boundaries. On top of that we usually compose our music on a piano and then transfer it into electronic music. We try not to follow the same path while creating music all the time but some things just feel natural to us.

How has your sound matured from 2016 to today and how much the emergence of emotional techno on a global level may have influenced you?

We wouldn’t say it matured as much as it evolved. We are getting closer every time we come up with a new song to the essence of what we feel. Creating your own musical identity is process that actually never ends and is something we are very focused on. Obviously every artist is somehow influenced by the music that he listens to, in our case this is not just electronic music, it can be anything.

The preparation of an album implies not only the production of several tracks, but an idea of ​​continuity and narration. When did you realize the time had come? Was it a set goal or was it born spontaneously?

We always had the goal to compose an entire album but we were still waiting for the right time to do so. When last year the pandemic started and all our shows got cancelled we knew we were given a timeframe to simply focus on such a big project. Everything else after that was a process we very much enjoyed and gave us a great purpose during such an uncertain time.

What was the equipment with which this record was produced and what are the fundamental elements in terms of sound in the productions?

When it comes to synthesizers we worked a lot with modular synths and software synths, but we also used the classic ones like Juno, Moog Opus, Polysix or even newer ones like the Moog Matriarch. As recording devices we very much put into action the Lexicon 480L, Sans Amp RBI for distortion and the Neve 1073 DPD.We also used a lot of breakbeat loops which we paraphrased to create something new. Throughout the album vocal sampling became a big topic for us as we have been very much inspired by it.

The pandemic marked an important moment in the life of each individual. How did you go through this period, how much it influenced your last work and how you see the scene returning to Berlin where you live.

Individually we all had our ups and downs during the last 18 months but as mentioned before we very much used the time and quiet to create our upcoming album ‘Zukunft’, which means future in German and is something we are very much looking forward to. The album though deals with our past, the things and people we had to let go and the strength we gained throughout these very intense and emotional phases.

As everything around us slowed down, we finally found the focus to go through with our LP and produced lots of songs which sifted out the vibe of it all. By now the pandemic in Berlin still plays a part in our clubbing culture but parties are slowly coming back and it’s clear by now that the city contained its free and open spirit throughout the last year.

Berlin, as I mentioned before, is your city and Watergate has been the club inextricably linked to your history. What emotion do you feel playing there and what are the other places in Berlin that you consider inspiring or to which you are emotionally linked?

Watergate was there from beginning of GHEIST. We are very grateful that we were given the opportunity to play our music on such great stage to such a lovely audience. Watergate became a home to our music and still is. Every time we play there we have a very special time! Privately we all had great moments at Panoramabar and from time to time we also play shows at Sysyphos. Both are also very nice places to experience electronic music and the Berlin party scene.

Your label, born in April 2018, is called Radau Records. Radau precisely means noise. What is the relationship between noise and music for you and how do you express it in your productions, especially in the last album?

For us it’s more about the attitude that goes with the name Radau than its literal translation. ‘Causing a stir’ somehow fits it quite well. The label was born to create freedom for ourselves, the freedom to release whatever we want. That is something we are doing with our album as well.

Having listened to the album that will be released in October, I noticed, in addition to the heterogeneity of the tracks, a greater use of the vocal element. How do you select this element and how do you work with it to give power and strength to your productions?

‘Zukunft’ is an album that is not only created to take place in the club. We knew from the beginning on that we wanted to come up with something you can listen to anytime. So it came quite natural to work more than usually with vocals and a structure built around this element. It also allows you to create a greater message through the lyrics which make the experience even stronger while listening. Vocals add a personal touch you can’t build with any other instrument.

Today here on Parkett we preview ‘Decourse’, which will be released in August and is part of the September album tracklist. Personally, I was struck by that progressive mood full of pathos. 

‘Decourse’ shows, in a very strong way the emotional depth of what we are doing. The vibe of this song is in between a certain melancholy and a strong feel of hope which we are very much about. It also has a very uplifting momentum to it, that goes hand in hand with the programming of the drums.

How much did you miss the live dimension and DJ sets around the world? In this long absence, have you developed a new idea of ​​DJ set and performance?

We missed playing live quite a lot as it is the most direct way to get a feedback on your music. To meet people all around the world and to create that very special energy together in one room is something extraordinary to us. We are more than grateful that we are given the chance to experience something that special in our lives. As mentioned before, the idea of GHEIST is to merge our different musical backgrounds, this is why we are touring as a hybrid act.

This means you’ll experience everything that’s great about a DJ set combined with a live performance close to a concert. This also gives us the freedom to create cover versions or edits of songs you already might know but for example with a live touch on top. This way we always have the opportunity to surprise our audience and create a very wide range of emotional levels.

Last question. What are the future projects you have in mind and what do you wish for post-pandemic clubbin’?

After the release of our album we’ll see what . We still have quite a lot ideas left that we can’t wait to finish. Also, we hope to be touring as much as possible, as we can’t wait to show you our new music live. When it comes to post-pandemic clubbing, we actually hope that things will go back to the way it was before. We hope we can enjoy each other free from fear with a lot of joy and fun as soon as possible. Since then, take care of yourselves and the people around you and we can’t wait to see you all on the dance floor.