twenty one − = nineteen

Raccontiamo la musica elettronica al famoso giornalista Andrea Scanzi, il quale continua a denigrare il mondo dei club definendolo un luogo pieno di “merda”e di “imbecilli”.

“Sebbene i primi strumenti musicali elettronici si siano diffusi già a partire lungo la prima metà del Novecento, si è iniziato a parlare di musica elettronica solo a partire dagli anni quaranta del secolo, quando si diffusero diversi studi di registrazione in Europa specializzati nella composizione di musica d’avanguardia. Durante gli anni 1960, il successo commerciale di strumenti elettronici come i sintetizzatori Moog contribuì a dare alla musica elettronica i primi momenti di notorietà. Nei decenni seguenti si è visto un progressivo perfezionamento delle tecnologie elettroniche e il proliferarsi di innumerevoli varianti di musica elettronica e stili che spaziano da quelli più commerciali a quelli di più difficile fruizione. La musica elettronica gode oggi di una notorietà diffusissima e ha contaminato pressoché ogni genere di musica popolare.”

Questo è ciò che possiamo facilmente trovare sulla pagina Wikipedia riguardo la musica elettronica. Non una ricerca molto difficile da effettuare, dunque, se abbiamo voglia di informarci e conoscere più rispetto ad un mondo a noi pressoché sconosciuto. La musica elettronica non è “solo merda”, o forse si, in quanto ha strutturato e contaminato quasi tutti i generi a noi conosciuti. “Dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.”

Qui potete trovare alcuni post in cui Andrea Scanzi ha parlato in malo modo del mondo del club.

Gli strumenti ed effetti elettronici hanno cambiato le sorti della musica e hanno permesso ad artisti come Jimi Hendrix (un nome preso a caso), negli anni ’70, di rendere unico il suono della propria chitarra grazie ad una roboante e graffiante distorsione.

 

Miles Davis, il più grande trombettista di tutti i tempi, dopo aver preso parte alla rivoluzione bebop, fu ideatore di numerosi stili jazz all’avanguardia. Inizialmente distante e scettico verso l’approccio elettronico, dato il suo classico metodo di composizione, Davis iniziò improvvisamente a muoversi ed essere incredibilmente attratto dal minimalismo europeo. Da quel momento cambiò tutto e l’interesse di alcuni musicisti cominciò a spostarsi su altri versanti: ridurre drasticamente la quantità di accordi e di scale, rendere meno meccanica la performance e più rarefatte le atmosfere. Suonare modale fu una delle strade alternative.

“Kind Of Blue” (consigliamo la lettura di questo libro) fu probabilmente il disco più rivoluzionario del trombettista dell’Illinois. L’esigenza di Davis divenne quella di abbandonare le strutture armoniche troppo dense e rendere più sospesa ed eterea la sua musica. John Coltrane e Bill Evans seguirono le sue orme continuando successivamente a seguire una strada dichiaratamente modale e libera dagli schemi. La musica elettronica, dunque, riuscì ad influenzare i più grandi musicisti al mondo.

 

I sintetizzatori Moog hanno permesso ai Pink Floyd di passare alla storia grazie ai loro pad visionari e melodie fuori dal comune. Non solo, La psichedelia ed il minimalismo degli anni ’70 e ’80 ci hanno regalato nel tempo emozioni uniche ed opere d’arte sonore di artisti come Brian Eno, Jean Michel Jarre e Vangelis. La sperimentazione, il lasciarsi andare, la voglia di esplorare. Tutto quello che è sempre mancato nella società fu portato da una ventata improvvisa di jazz, rock and roll ed elettronica.

Credo che potremmo continuare all’infinito citando l’evoluzione nel tempo dell’elettronica grazie a compositori come Giorgio Moroder e Kraftwerk. Potremmo iniziare a parlare della House Music di Frankie Knuckles e del synth pop dei Depeche Mode. Acid Jazz, Detroit Techno, Ambient House, Drum and Bass. Potremmo davvero sederci e raccontarci numerose ed interessanti storie di musicisti come Trentemoller e David Augustella fusione Rock\Elettronica dei Darkside, del primo disc jockey che miscelò un disco dei Led Zeppelin con uno di Manu Dibango e di come tutto ciò cambiò per sempre la vita notturna in tutto il mondo.

La febbre del sabato sera; i Bee Gees. Le discoteche fanno parte da oltre 70 anni della nostra quotidianità. Chi ci ha vissuto momenti indimenticabili, chi ha conosciuto l’amico migliore di sempre, chi ha trovato la compagna della propria vita a passi di danza. Potremmo veramente continuare a parlare all’infinito di un grande movimento culturale, ma non lo facciamo, in quanto è giusto che ognuno di noi si interessi a ciò che meglio creda. L’importante, però, è non dare giudizi affrettati ed inconsapevoli.

Detto ciò, siamo i primi a condannare la scarsa selezione musicale nei clubs italiani, la mala gestione dei locali e come è stata affrontata la situazione post covid.

Tutti noi avremmo voluto leggere ed ascoltare nomi nuovi, e non i soliti noti.

Le persone avrebbero potuto rispettare le distanze, ballando nei giusti spazi con le giuste precauzioni. Su questo siamo tutti d’accordo, c’è molto da cambiare e siamo i primi a dirlo, ma da qui a dire che tutto è merda ce ne vuole. La musica elettronica non è quella che si ascolta alla sagra di paese o nel locale figo della Milano bene dove il pr fa il dj e mixa maracaibo. Quel mondo, a noi veri appassionati, non ci appartiene.

Non nascondiamoci dietro i pregiudizi, non alimentiamo il razzismo e l’odio verso tutto ciò che è “diverso” o a noi sconosciuto, perché di quello ne abbiamo veramente abbastanza. È ora di cambiare imparando a convivere e rispettarci. La musica elettronica non ci sembra così male, Andrea Scanzi. Quando vorrai, noi saremo qui. Ti seguiamo come giornalista e, se mai vorrai, saremo pronti ad accoglierti e raccontarti tutto ciò che avrai voglia di ascoltare.