twenty one + = twenty three

Istrionico, eclettico, conoscitore profondo della musica. Per parlare di Laurent Garnier non bastano gli aggettivi. Passano gli anni ma l’importanza della sua figura nella club culture rimane un fatto inossidabile.

Un appellativo, quello con cui è conosciuto in tutto il mondo, quello più adatto al caso: “le Roi” della musica elettronica. In occasione del 54esimo compleanno di Laurent Garnier vogliamo ripercorrere in parte la sua carriera. Ma soprattutto rimarcare quello che è il suo contributo imprescindibile per lo sviluppo della corrente elettronica europea  e il suo modo innovativo di intendere il djing e il modo di fare musica.

Richiesta un po’ pretestuosa poter descrivere un’idea di musica così lungimirante come quella di Laurent. Anche perché ormai sono quasi quarant’anni di carriera. Ma Garnier non ha mai smesso di deluderci, dai suoi set alle sue produzioni, alla sua capacità, in un mondo fatto di social e fashion e pochi contenuti musicali, di andare controcorrente.

Laurent nasce nel 1966 a Boulogne Sur Seine, un sobborgo di Parigi, in quella parte di Francia incubatore delle prime sub culture. La sua passione per la musica è lampante fin dall’adolescenza. Garnier si racconta nel libro Electroshok, edito nel 2003 e scritto con D.Brun-Lambert, dove dichiara:

“All’età di dieci anni la mia camera da letto sembrava una discoteca. C’erano flash, luci lampeggianti multicolori, una palla da discoteca, una cabina da DJ e una pista da ballo. Quando accendevo la mia attrezzatura centinaia di minuscole luci bianche fluttuavano sul soffitto e sulle pareti della mia camera da letto. Ho acceso la mia palla da discoteca ogni sera. Ho solo sognato una cosa: far ballare le persone “.

A 14 anni la prima esperienza musicale su Radio Teenager insegna al giovane Laurent a conoscere e apprendere tutte le influenze musicali che poi caratterizzano successivamente il suo sound. E questa svolta prende una piega considerevole dopo il suo trasferimento nel 1984 in Inghilterra, prima a Londra e poi nel 1986 a Manchester dove Garnier coglie il perfetto periodo in cui la dance inglese si avvicina sempre maggiormente all’acid house.

Il coronamento di questa esperienza ha una data indimenticabile.

Il 7 ottobre del 1987 Laurent Garnier fa il suo debutto alla consolle dell’Haçienda, uno dei primi luoghi di sperimentazione dell’house culture in pista. Il deejay francese ricorda di aver sentito  Mike Pickering  suonare “Love Can’t Turn Around” di Farley Jackmaster Funk ed è proprio in quel momento che è avvenuta una folgorazione.

L’incontro tra l’house culture e Garnier diventa fatale. Da quel momento la ricerca spasmodica dei nuovi dischi diventa fonte d’ispirazione non solo per i successivi lavori di Laurent ma per tutta la scena di Manchester. New Order, Stone Roses e Happy Mondays diventano ascoltatori abituali dei set di Garnier. Il suono di Detroit è sempre più diffuso in Europa, e lo pseudonimo di Dj Pedro con cui si esibisce all’Haçienda gli regala enormi soddisfazioni.

Nel 1988 vi è il rientro in Francia dove diventa resident di locali come il Palace ed il Loco. Ma dopo l’esperienza alla consolle e la conoscenza profonda dei movimenti musicali e culturali di quel periodo si comincia a fare avanti in Laurent l’esigenza di produrre. Nel 1991 esce su Creed Record il primo EP “Who cares French Connection” progetto in collaborazione tra Garnier e l’inglese Ian Bland.

In quegli anni dove è resident in party come il Wake up al Rex o lo Zoo al Boy, insieme al socio Eric Morand,  fonda l’etichetta F communications  tra il 1992 ed il 1994. Ed è qui che escono i suoi primi da lavori da producer e collaborazioni con artisti del calibro di Shazz e Ludovic “St.Germain”. Il brano più interessante di questo periodo è “Acid Eiffel”  una traccia deep techno di tredici minuti che Garnier pubblica nel Paris EP a nome Choice.

In questi anni dopo l’ufficializzazione di F communications che aveva oramai preso il posto della defunta FNAC mmd incominciano a uscire i primi album che contengono il tentativo da parte di Garnier&co di creare il sound della techno europea. Fino ad allora il campo techno era inesplorato dagli europei ma proprio album come “Shot in the dark” di Laurent avrebbero segnato un’inversione di tendenza.

Il disco viene fortemente criticato a Detroit perché rappresentò il primo manifesto di una sorta d’inserruzione: la techno sporca e acida si poteva fare anche in Francia.

Seguono i dischi del ’95: “Deuxieme” e ” Club Traax” spianano la strada alla vera nascita del Laurent producer. Arriva quindi nel 1996 il Remix Ep “Laboratoire Mix”, una pietra miliare in fatto di remix dove Garnier riesce a donare una nuova personalità a brani di Juan Atkins, Green Velvet e K Hand con ciliegina sulla torta ” Icct Hedral”  di Aphex Twin orchestrata da Philip Glass. Nel ’96 esce anche il suo primo best “Raw Works” che contiene tracce come “Rex Attitude” , “Butterfly”e “Aquarius”.

Il 1997 rappresenta per Laurent una nuova fase di ricerca musicale: con l’Ep “30”vengono indagate tutte le influenze musicali maggiormente importanti in quel momento storico. Senza dubbio è un disco del cambiamento, quello che forse ha fatto diventare Garnier l’artista poliedrico che oggi possiamo ammirare ma senza dubbio non possiamo definirlo uno dei suoi lavori meglio riusciti.

I due lavori del ’98 acquisiscono le nuove consapevolezze dell’artista. Laurent Garnier ritorna nei panni del disc Jockey  nella raccolta ” X-Mix-2″  e nell’antologia dei suoi pezzi più celebri “Early Works”  su Arcade dove convivono “Wake Up” pezzo techno , classico dei primi anni 90, la trance trascinante di “Virtual Breakdown” , l’house malinconica di “Moonbeam”. La raccolta verrà ripubblicata nel ’99 con qualche aggiunta.

Ma il 2000 è l’anno che consacra ufficialmente il lavoro di producer di Laurent Garnier.

Unreasonable Behaviour è l’album perfetto, l’LP dove la musica da pista apre le proprie porte ad un concetto più ampio di musica elettronica. Il disco risente delle influenze musicali di quel periodo e propone l’utilizzo di nuovi strumenti come il contrabasso su “City Sphere” o il giro di sassofono intramontabile di The man with The Red Face” .

Questo disco diventa una pietra miliare per la capacità di rinnovare con rispetto il suono di Detroit, trasportando le influenze jazz e chill out in una nuova dimensione. Le tendenze sono accolte nel rispetto della tradizione. Tracce come “Big Babou” o “Cycles d’Oppositions” sono incontri di suoni diversi. Il risultato è un capovaloro assoluto. Intramontabile.

Negli anni successivi la produzione di Garnier si fa sempre più rada e, oltre a numerose raccolte, come lo speciale Ep per la traccia numero 200 uscita su Fcom, l’album ufficiale uscirà soltanto nel 2005. ” The Cloud Making Machine”  è un album ricco, forse anche troppo, di spunti musicali interessanti che variano dall’ambient al tanto amato old jazz, fino ad arrivare al fusion rap. Solo “Controlling the house” rispecchia in toto lo stile di Laurent.

Ma nel 2006 arriva una vera e propria lezione musicale: l’EP “The King of Techno” è un vero e proprio saggio sull’arte del mixing insieme all’amico Carl Craig. La visione europea  con quella americana trovano in questo Ep un diretto confronto. Segue l’uscita nel 2009 “Tales Of A Kleptomaniac ” e nel 2015 incomincia quello che è chiamato il Progetto Garnier : cinque EP per cinque label di cinque diversi paesi. Con questo progetto è segnato il ritorno ad Fcom in grandissimo stile.

Descrivere l’idea di musica e di party di Laurent è difficile, perché è esattamente come quello che propone nei suoi dj set: estrema varietà, moda e cultura che si uniscono. Lui è il personaggio perfetto per ogni occasione ma che non si nasconde dalle verità del nostro tempo.

Non si risparmia dalle critiche verso l’atteggiamento troppo social si alcuni suoi commenti,ed ammette con massima onesta quanto tracce come “Feeling Good”, prodotta lo scorso anno con Chambray sia frutto del sound del momento.

Garnier sposa il mercato ma ha la capacità di guidarlo, di prendere il meglio da ogni sfaccettatura di trova in giro.

Laurent è sempre se stesso e noi lo amiamo per questo.