forty eight − forty three =

Un viaggio nell’incredibile artista che è Kenny Dixon Jr. aka Moodymann, un visionario di Detroit, un performer mozzafiato, un dj di livello enorme, un producer indubbiamente tra i migliori della storia della musica elettronica, un personaggio sulla cresta dell’onda da più di vent’anni e impossibile da identificare con precisione, a cavallo tra House, Techno, Minimal, Jazz, Soul, Funk, Drum ‘n’ Bass e molto, molto, moltissimo altro.

È nostra prassi inserire una descrizione dell’artista prima di ogni raccolta delle sue dieci tracce fondamentali. Questa volta a chi scrive è andata di lusso, dato che la descrizione sotto ad traccia di Moodymann (per la precisione “Mahogany Brown”) su YouTube, è la migliore possibile per rendere l’idea di chi è questo immenso artista:

“Kenny Dixon Jr. is this a$$hole from Detroit who likes roller skating and makes incredibly house tracks. His smooth, dark, “dubby” style differentiates him from most house from Detroit which sounds more mechanical (Theo Parrish) and the more aggressive Chicago style of house music characterized by Derrick Carter. There are only a couple of artists that have a similar style, older Nick Holder which is characterized by more Latin rhythms and percussion and Chez Damier who is longer producing tracks. Kenny Dixon’s dj sets are also pretty ridiculous. When he’s not wearing a ski mask or other garment to hide his identity, he has a tendency to stop records while they are playing and talk to the crowd. Kenny Dixon Jr/Moodymann’s tracks are incredibly hard to mix into any set because of how unique the sound is. They just don’t fit into an “genres” nicely. That being said, they are probably some of the best tracks ever made.”

“Kenny Dixon Jr. è questo stronzo da Detroit che ama il pattinaggio e crea incredibili tracce House. Il suo stile morbido, buio e “dub” lo differenzia dalla maggior parte dell’House di Detroit, che suona più meccanica (Theo Parrish), e dal più aggressivo stile di Chicago, caratterizzato da Derrick Carter. Ci sono solo un paio di artisti che hanno uno stile simile: Nick Holder, che si contraddistingue per un ritmo più latino e da percussioni, e Chez Damier, che produce da più tempo. I set di Kenny Dixon sono anche abbastanza assurdi. Quando non indossa una maschera da sci o altri indumenti per nascondere la propria identità, ha la tendenza a fermare i dischi mentre girano e a parlare con la folla. Le tracce di Kenny Dixon Jr./Moodymann sono incredibilmente difficili da mixare in qualsiasi set a causa del loro suono unico. Semplicemente, non rientrano all’interno di un genere. Detto questo, sono probabilmente alcune tra le migliori tracce mai prodotte.”

#1 Do You Know – Moodymann EP (1994)

Se si vuole parlare in maniera ordinata ed esaustiva della carriera di un qualsiasi artista degno di questo nome, non si può che partire dagli inizi. Dopo aver usato lo pseudonimo “Mr. House” per co-produrre alcuni album Hip-hop del detroitiano K-Stone, è nel 1994 che Kenny Dixon Jr. sfonda con le proprie produzioni nel panorama House. Nello stesso anno pubblica ben tre EP: “Moody Trax”, “I Like It” e “Moodymann”. I primi due inaugurano la sua prima etichetta, la KDJ, mentre il terzo esce su Grassroots Records (che nello stesso anno pubblica anche i Masters At Work).

È da questo EP, in collaborazione con la cantante, produttrice e sassofonista Norma Jean Bell, che estraiamo la prima traccia della nostra selezione. “Do You Know” è la rappresentazione del primo Dixon Jr., un artista maturo e capace di creare sonorità estremamente coinvolgenti, ma abbastanza distante dall’influente genio creativo che sarà qualche anno più tardi. I tre EP del ’94 sono l’espressione di una stupenda House ben calibrata e congegnata, ma non ancora game-changer.

#2 I Can’t Kick This Feeling When It Hits – I Can’t Kick This Feelin When It Hits / Music People EP (1996)

Sesta uscita della KDJ, traccia cardine del primo full-lenght di Moodymann, “Silentintroduction“, uscito un anno dopo questo EP. Questa è una delle produzioni che ha più segnato la storia artistica del nostro Kenny e che fa intravedere i primi sprazzi di forte innovazione e genialità.

“What am I gonna do? I can’t kick this feeling when it hits”: il campionamento della celeberrima “I Want Your Love” degli Chic è lì, protagonista nella sua magnificente essenzialità. A fare da utili comparse sono un loop di percussioni, una melodia che è la delicatezza messa in musica e una bassline rigorosa e lineare. La traccia non ha alti o bassi, non “parte”, come si ama dire di questi tempi. È ben distante dal classico club-banger, è quasi atipica.

Eppure ha qualcosa di magnetico, di nuovo, di inedito e irripetibile. Non a caso è considerata una delle perle più pure dell’artista statunitense.

#3 Dem Young Sconies – Dem Young Sconies/Bosconi EP (1997)

Se sulla sua etichetta Moodymann sfodera un House influenzata da sfumature Disco e Soul, sulla Planet E di un certo Carl Craig si dimostra degno figlio della Detroit di quegli anni. “Dem Young Sconies/Bosconi” è un EP in cui emerge tutto il lato tendente alla Techno del nostro artista.

L’EP in questione non ha solo la capacità di porre Moodymann in una posizione di ancor più rilievo nell’impressionante panorama della Motor City, ma lo eleva a quell’Olimpo di artisti capaci di influire e distinguersi in due generi diversi come la musica Techno e quella House. Un ristrettissimo gruppo di privilegiati quali Robert Hood (leggi il suo “dieci tracce qui), Juan Atkins, Derrick May e pochissimi altri.

#4 Mahogany Brown – Mahogany Brown (1998)

Se il primo album di Moodymann, citato in precedenza, è uscito su quel pilastro della musica elettronica che è l’etichetta di Carl Craig, i successivi cinque non sono sicuramente da meno. Gli LP fatti uscire dal 1998 al 2004, infatti, sono tutti targati Peacefrog Records, etichetta inglese su cui sono passati ripetutamente i vari Luke Slater, Paul Johnson, Robert Hood,  Glenn Underground, Theo Parrish, Ron Trent e moltissimi altri.

La genialità di Dixon Jr. è ormai assodata, il suo suono si fa sempre più peculiare (non a caso oggi è pressoché impossibile identificarlo con precisione all’interno di un genere) e, in questo caso, le influenze Jazz sono squisite e prepotenti. È l’inizio della “saga Mahogany”.

#5 Shades Of Jae (Part I) – Shades of Jae EP (1999)

Frammenti di melodia rubati alla “Spunky” di Bob James, samples della leggendaria voce di Marvin Gaye in “Come Get To This“. Nonostante questa traccia esista grazie a due grandi artisti del passato, Moodymann è riuscito a ricavarne qualcosa di essenziale, stupefacente ed estremamente catchy allo stesso tempo.

Questa è una delle produzioni che fa vedere limpidamente l’elemento visionario dell’artista di Detroit. Dai generi che gravitano attorno all’orbita della musica House ci si aspetta fin troppo spesso la parte “banging“, quella in cui esplode la linea di basso che accompagna la grandissima parte della canzone, magari preceduta da una classica costruzione in salire.

Qui non c’è nulla di tutto ciò; i bassi vanno e vengono senza alcuna regola o continuità, a volte compaiono per pochi secondi per poi sparire, quasi a giocare con l’ascoltatore. È probabilmente per questo motivo che si possono trovare alcune rivisitazioni di “Shades Of Jae”, tra cui un “banging edit” per l’appunto. A nostro avviso questo capolavoro è perfetto così com’è.

#6 The Thief That Stole My Sad Days (Ya Blessin Me) – Forevernevermore (2000)

Il detroitiano con la passione per i pattini continua a iniettare sonorità nere e vocali mozzafiato in melodie geniali e samples scelti con cura inenarrabile. “Ya Blessin Me” è una traccia che dimostra meglio di qualsiasi sua produzione la navigata dote di miscelatore di Moodymann, capace come pochi altri nella storia della musica elettronica di unire le “idee di altri”, confezionando qualcosa che non potrebbe comunque portare la sua firma in caratteri più cubitali.

Con quest’album, “Forevernevermore“, siamo nel 2000 e Kenny è nella sua maturità da diversi anni. Ogni attimo di questa release è l’assoluta dimostrazione di ciò.

La tipica predica dai toni Gospel delle chiese battiste americane, che hanno con ogni probabilità influenzato la vita di Dixon Jr. a Detroit, è seguita da uno spezzone profondamente Soul, sui cui l’artista costruisce sapientemente l’anima della traccia. Da lì in poi sono sei o sette minuti di puro stupore e trascendenza.

#7 I Need You So Much / Runaway – Black Mahogani (2004)

Tecnicamente queste due tracce sono state concepite per essere distinte all’interno del full-lenght “Black Mahogani”; i due minuti e 41 secondi di “I Need You So Much“, un delicato pezzo Jazz, occupano il terzo slot dell’album, mentre i successivi dodici minuti circa sono dedicati a “Runaway“, naturale continuazione.

Continuazione così naturale che non riusciamo a considerare come entità a sé stante, così abbiamo deciso, pensando comprensibilmente di fare cosa gradita, di trattare questo quarto d’ora di musica come un solo concetto. Il Jazz, se non lo aveste ancora capito, è una delle influenze più robuste del percorso artistico di Moodymann. Qui si presente in chiave particolarmente morbida e soffusa, in modo da fondersi gradualmente e piacevolmente con una Deep House mai così azzeccata.

Sassofono della solita, ma mai stancante, Norma Jean Bell. Voce di Roberta Sweed.

Balsamico.

#8 Technologystolemyvinyle – Technologystolemyvinyle EP (2007)

Oggi, 2018, la ricerca di nomi particolari e innovativi per i propri alias, EP, LP e tracce fa parte della moda corrente. SHXCXCHCXSH, 999999999, DJ Windows XP, Ross From Friends e molti altri sono solo alcuni degli esempi. In questo Moodymann è sempre stato all’avanguardia e spontaneo, e anche da questo particolare apparentemente insignificante si può avere un’idea della sua personalità.

Dixon Jr. metteva arte e creatività anche nella scelta dei nomi fin dal 1994, rendendo il suo intero operato ancor più affascinante agli occhi (e alle orecchie, chiaramente) di un appassionato.

#9 Freeki Mutha F cker – Det.riot ’67 (2008)

Nonostante questa sia una raccolta delle dieci produzioni fondamentali di Moodymann, sembra sbagliato non accennare alla sua incredibile abilità di performer e di intrattenitore del pubblico. Kenny è famoso anche e soprattutto per il carisma che lo contraddistingue, sia per quanto riguarda i suoi dj set, sia quando si tratta di esibizione come questa.

Qui, infatti, la bellezza della sua performance mette quasi in secondo piano la genialità e la sensualità di “Freeki Mutha F cker“,  prima traccia dell’album del 2008 “Det.riot ’67“. In Giappone, con l’aiuto di diversi artisti, Moodymann offre qualcosa di magnetico, qualcosa che dimostra la sua completezza come artista e la sua innata abilità artistica.

#10 Lyk U Use 2 – Moodymann (2014)

Il Moodymann del 2014 è probabilmente il più visionario e inedito della sua intera carriera. Questo album è tutto ciò che si può chiedere a un artista come quello di cui stiamo parlando. È ricercato, groovy, sorprendente, sexy, trascinante, fresco. Impressionante riscontrare tutte queste caratteristiche in un singolo brano dell’album: “Lyk U Use 2“.

Il beat Drum ‘n’ Bass è sostanzialmente inedito, e Dixon Jr. riesce a caricarlo di tutta la sua personalità. L’unico accompagnamento possibile ad un simile capolavoro è una giornata di sole.